venerdì 27 gennaio 2017

Akki Games! Capitolo 55 - Kingdom Hearts 0.2 Birth By Sleep - a fragmentary passage - (PS4)


Kingdom Hearts ha fatto tantissimi passi avanti, nella sua storia. Un po' per ingordigia dei produttori, un po' per coprire tutti gli eventuali buchi di una trama convoluta e complessa, Square Enix ci sta mettendo una vita a rilasciare il terzo capitolo. Non siamo qui però a discutere sulle brutte abitudini di una compagnia che tanto amiamo e odiamo, ma ci ritroviamo oggi per parlare del nuovo gioco rilasciato davvero da poco tempo dalla Square, che aggiunge uno degli ultimi (si spera) anelli mancanti di Kingdom Hearts.

La trama
Kingdom Hearts 0.2 Birth By sleep - A fragmentary passage - (che sembra più vicino a un codice fiscale che a un titolo di un gioco) è uno dei capitoli - collegamento dell'intera saga. A differenza di tutti gli altri usciti fino ad oggi, però, 0.2 recupera le meccaniche di Kingdom Hearts 1 e 2, e le usa di contorno ad una storia molto corta che spiega cosa Aqua abbia fatto per tutti i 10 anni passati tra Birth By Sleep e Kingdom Hearts 1, e che ruolo lei abbia nel grande schema delle cose. E niente, non si può pressocché dire più nulla, anche perché il gioco è lungo a malapena 3 ore se si gioca solo per la storia.

Gameplay
Il Gameplay di 0.2 non è molto diverso da Kingdom Hearts 1 o 2, ma presenta delle gradevoli differenze: prima fra tutte è l'aggiunta di una nuova, comoda barra dei comandi che si attiva una volta che riusciamo a fare un tot di combo in un certo periodo di tempo: grazie a ciò potremo beneficiare di forme che potenziano le statistiche o che prendono tutti i vantaggi dei membri del party per concatenare più combo possibili. In generale, Aqua si controlla in modo simile a Birth By Sleep, il problema però è che non risulta essere tanto fluida nei movimenti e nella responsività rispetto a quanto si pensi. Insomma, non abbiamo di fronte la libertà di movimenti che c'era in Kingdom Hearts 2, ma i passi fatti avanti portano 0.2 ad essere un valido gioco come base per cominciare se si vuole variare leggermente il gameplay. 
Niente diari né grillari stavolta, Aqua non ha assolutamente nulla nel regno dell'oscurità: parte dal livello 50 con le essenziali Energiga, Firaga, Blizzaga e Thundaga, e una manciata di elementi cosmetici sbloccabili tramite il raggiungimento di determinati risultati nel corso del gioco. 
Insieme a questo, troviamo un gradito sistema di salvataggi à la Shadow the Hedgehog che ci aiutano a teletrasportarci in tutte le aree del gioco una volta arrivati verso metà, o 3/4.
L'esplorazione è piuttosto esigua, le aree sembrano enormi, ma non lo sono effettivamente a causa di vari muri invisibili che bloccano molto il ritmo del gioco. 
Una gradita aggiunta di 0.2, che è stata svelata dai primi trailer di KH3, è lo sciame di Heartless. Sono dei boss che, composti da un nucleo di oscurità, volano in giro e lanciano Heartless come se fossero proiettili. Insomma, una cosa simpatica e un'ottima trovata per creare boss davvero creativi. 
In questo gioco sono, inoltre, completamente assenti cose come abilità, equipaggiamenti o statistiche.
"Essenziale" è la parola chiave in questo prologo dell'ultimo capitolo.

Comparto tecnico
Ebbene si, arriviamo a questo punto. Dopo tutte le parole, le discussioni e i fatti, ora siamo in grado di dirlo: L'Unreal Engine 4 non è fatto per Kingdom Hearts, eppure in certi casi funziona. Sarà perché alcuni personaggi sono stati lavorati bene, sarà perché gli effetti particellari sono colorati e coprono molte delle sbavature che ai tempi erano accettate ma oggi no, ma il lavoro dell'Unreal Engine risulta alla fine buono ma impreciso su molti fronti, pieno di colori ma non abbastanza da far scendere il repentino cambio di stile dovuto al cambio di generazione. Su Playstation 4 con il terzo modello di Chassis, gli FPS non sono sempre costanti: l'engine di gioco tende a scendere intorno ai 25 frames quando gli pare, e il cambio si nota in modo molto marcato, anche se non abbastanza da rovinare l'esperienza di gioco. I doppiatori sono tornati tutti e sembra come se avessero registrato le loro line ai tempi di Birth By Sleep. Sono ancora tutti molto nei personaggi e fedeli a ciò che hanno offerto molto tempo prima. Le musiche, seppur nello stile di Kingdom Hearts, mi sono sembrate abbastanza anonime, e giusto il remix di Simple and Clean è stato abbastanza simpatico da restare nella testa. 

Commento finale
Dai, non giriamoci intorno: 0.2 è una demo di 3 ore per dare il contentino ai fan che rompono i maroni. E' troppo vuoto, non c'è abbastanza mordente da valutarlo come un gioco effettivo, anche perché il gameplay si riassume davvero in "premi X e vinci", molto di più di Kingdom Hearts 2, per qualche oscura ragione. I contenuti sono pochi, la rigiocabilità è quasi sotto le scarpe e la storia è abbastanza inutile. In poche parole, 0.2 è riuscito a presentare ancora meno contenuti di Metal Gear Solid Ground Zeroes. E ce ne vuole. 


sabato 21 gennaio 2017

RECENSIONE ANIME: Boku no Hero Academia


Al giorno d'oggi i supereroi sono diventati piuttosto saturi: tra DC Comix, Marvel e tante altre ditte meno conosciute c'è davvero l'imbarazzo della scelta. Ogni supereroe ha una propria caratteristica, ognuno è capace a modo proprio di difendere la città dal male, e ogni supereroe che si rispetti ha una propria arcinemesi. Insomma, tutte cose molto simpatiche e conosciute, ma un po' come cominciò One Punch Man ad esporre al pubblico orientale un twist sull'intera vicenda "Supereroe difende la città", oggi vediamo come lo Studio Bones ha deciso di approcciarsi all'idea di continuare il filone degli anime basati... sui "supereroi".

La trama
Diciamocelo: One Punch Man è piaciuto un po' a tutti, chi più chi meno. La storia di quest'anime, però, si differenzia di molto da quest'ultimo grazie a un'ottima e semplice storia di fondo che si sviluppa nel corso dei primi due episodi. Il mondo è da decenni cambiato: i bambini nascono misteriosamente con un particolare tipo di potere, che si terranno a vita. Quello che all'inizio era fuori dall'ordinario cominciò pian piano a diventare la maggioranza della popolazione, tanto che al giorno in cui l'anime è ambientato, ben 80% degli esseri umani hanno un particolare tipo di superpotere. Tutti, tranne il restante 20%, di cui fa parte il nostro protagonista, Midoryia Izuku, un ragazzino super-appassionato al supereroe (scusate il gioco di parole) più famoso di tutti, il simbolo della pace All Might. Purtroppo per Izuku, però, la vita non è stata molto gentile. Lui non ha un superpotere, seppure entrambi i suoi genitori li abbiano e li utilizzino ogni giorno. Un giorno Izuku ha la fortuna di essere salvato da All Might a seguito dell'aggressione da parte di un brutto ceffo melmoso. Di qui, Izuku si aggrappa ad All Might mentre lui salta via per scambiare quattro chiacchiere, ma quello che scopre poco dopo è uno spilungone biondo e scheletrico. Insomma, anche i supereroi più forti hanno dei punti deboli, infatti All Might non può, a causa di una vecchia ferita, continuare ad usufruire della propria forma potenziata per più di tre ore. Qui si scopre che il potere di All Might è One For All, un particolare tipo di "unicità" (così vengono chiamate) in cui si passa il potere da un "contenitore" all'altro, aggiungendo di volta in volta particolarità che rendono tale unicità la più forte di tutte. E qui arriviamo al punto: Izuku vuole iscriversi all'accademia per supereroi, nonostante la mancanza di un'unicità, e All Might gli promette di trasferire il suo potere a lui se si dimostra un buon recipiente. Di qui in poi, le avventure di Izuku si fanno più frenetiche: il cast di personaggi è abnorme, e tutti i personaggi sono apprezzabili in un modo o nell'altro. Non vi è un'enorme profondità a parte Izuku e All Might, ma la varietà dei personaggi prospetta la serie ad essere qualcosa che non finisce in soli 13 episodi. 

Comparto tecnico
Dal punto di vista tecnico, lo Studio Bones ha fatto le scelte giuste: l'animazione è fantastica, e spesso si usufruisce di linee in più per sporcare il disegno durante le scene più concitate. La sensazione dell'impatto dopo ogni colpo è davvero presente e ben fatta, così come le espressioni e corporatura dei personaggi. Non si urla al miracolo, ma il character design è ben fatto, seppur relativamente classico. Il sonoro accompagna il comparto video grazie a una fantastica soundtrack composta da quel gran pezzo di Hiroyuki Sawano, che non si smentisce e crea tracce perfette e fantastiche da ascoltare anche dopo la visione dell'anime, Opening ed Ending compresa. Infine, una grandissima nota di merito va ai doppiatori, in particolare a Nobuhiko Nokamoto, che ha interpretato in modo egregio il "migliore amico/nemico" di Izuku, Kacchan, mostrando quanto sia cresciuto dai tempi di Accelerator in To Aru Majutsu no Index. 

Commento finale
Qualche rigo fa ho messo tra virgolette la scritta "supereroi", perché nonostante l'anime tratti di essi, non riesco a non pensare al fatto che i personaggi abbiano tante capacità simili e analoghe a quelle degli esper, anche se magari sono di natura diversa. Considerazione tale a parte, credo che Boku no Hero Academia (o My Hero Academia) sia un ottimo anime da guardare quando si vuole seriamente vedere qualcosa di semplice in cui la giustizia c'è e può trionfare coi giusti sforzi. E ovviamente in cui ci sono mazzate. 




lunedì 16 gennaio 2017

RECENSIONE ANIME: The Seven Deadly Sins (Netflix)



E' da parecchio che non recensivo anime, eh? Da quando ho Netflix, la mia attenzione si è spostata su prodotti più occidentali, dato che offrono un ritmo leggermente più veloce e si mostrano molto più dinamiche, per certi versi. Di tanto in tanto, però, è bello tornare "alle origini" e ricordare i bei tempi andati guardando anime che mi ricordano i miei albori da spettatore. Quest'oggi diamo un'occhiata ravvicinata a The Seven Deadly Sins, serie andata in onda a cavallo tra 2014 e 2015 venuta in Occidente grazie a Netflix.

La trama
Britannia. Non la Britannia di Code Geass, ma una terra fantastica fittizia in cui coesistono tantissime razze diverse, che ormai si difendono singolarmente a causa di una guerra avvenuta molti anni prima, in cui 7 cavalieri sacri del re, chiamati i sette peccati capitali, hanno disertato, il tutto avvolto da un'enorme aura di mistero. Veniamo subito a conoscere i nostri protagonisti, il primo è Meliodas,un ragazzino molto semplice ma abilissimo nel combattimento, nonostante l'uso di una sola elsa della spada. Hawk, un maiale che mangia gli avanzi della taverna di Meliodas, il Boar Hat, e infine Elizabeth, principessa fuggitiva dal suo stesso regno in cerca dei 7 peccati capitali per recuperare il regno lentamente sull'orlo della rovina. Parte la ricerca disperata dei 7 peccati capitali, scoprendo lentamente il passato di ognuno (chi più chi meno) e sviluppando la situazione di continuo contrasto con i Cavalieri Sacri. Le vicissitudini sono tante e il viaggio è lungo, ma pian piano ogni peccato viene ritrovato e aggiunto al cast, rendendo visibilmente più folto il quantitativo di personaggi. Non mi dilungo molto sulla trama, dato che è davvero semplice e parlarne oltre sarebbe davvero uno spoiler. I personaggi principali sono correlati al loro simbolo di peccato capitale per un peccato che hanno compiuto nel passato. Nella storia. ogni personaggio sarà sviluppato in micro-archi che ci faranno comprendere di più il loro carattere e il loro comportamento in determinate situazioni. Tutto il resto è pressocché formato da scazzottate a destra e a manca, in cui lo scopo è uno solo: ammazzare il nemico. 
Ecco, il problema viene qui, però. Fiore all'occhiello dell'anime, le scene di combattimento sono fatte bene (più visione tecnica successivamente), ma per qualche oscuro motivo, sembra come se i personaggi si indebolissero o rinforzassero senza avviso né spiegazione reale in certi punti della storia, per il puro gusto di farla andare avanti. E' qualcosa che spezza molto il ritmo del combattimento e lo rende surreale nell'andamento, quasi come se fosse stato manipolato verso metà per far quadrare la storia. A parte questi casi, però, generalmente l'anime resta su uno standard piuttosto discreto di sviluppo. 

Comparto tecnico
The Seven Deadly Sins non porta assolutamente nulla di nuovo in tavola: A-1 Pictures ha strutturato uno stile grafico semplice e da Shonen, perfetto per delineare subito ogni personaggio e renderlo riconoscibile anche da lontano. I colori sono accesi e l'animazione è piuttosto fluida, soprattutto in alcune scene di combattimento ben precise, in cui si mostra dove tutto il budget sia andato a finire usando tante linee per indicare la forza di ogni attacco. Eh si, gli attacchi ricordano spesso Kill la Kill, sono oltremisura e pieni di esplosioni e onde d'urto, oltre che rupi spaccate a metà e chi più ne ha più ne metta. Solo che, a differenza di Kill la Kill o altri anime come Ao no Exorcist, a tratti manca di mordente e non convince come dovrebbe. Non trapelano spesso le emozioni dei personaggi, quindi l'animazione resta il puro semplice scheletro di ciò che effettivamente sarebbe potuta essere la produzione finale. Dal punto di vista del sonoro, Hiroyuki Sawano ha fatto un ottimo lavoro (come sempre) strizzando l'occhio ai suoi fan e scrivendo pezzi che si avvicinano ad Ao No Exorcist in quanto strumenti usati e Kill la Kill in quanto ritmo della musica.

Commento finale
A scapito di tutto ciò che ho detto finora, The Seven Deadly Sins è un prodotto completamente godibile, semplice e ottimo per chi comincia ad avvicinarsi agli anime. Contiene tantissimi personaggi ben scritti, una storia semplice ma memorabile e uno stile di disegno un po' anonimo ma sempre unico. A tratti mi ha ricordato Marchen Awakens Romance, per la semplicità, il genere e l'impostazione di alcune scene. E' un anime carino che va guardato quando si vuole vedere qualche pura scazzottata ignorante. Chi lo ha guardato oggi, sicuramente un domani lo ricorderà con nostalgia. 




sabato 14 gennaio 2017

Akki Games! Capitolo 54 - Assassin's Creed IV: Black Flag (PS4)


La saga di Assassin's Creed è ormai uno stabile piuttosto conosciuto nel panorama dei cosiddetti "titoli di tripla A". Tra tutti i vari seguiti e spin off, Ubisoft ha rilasciato nel 2013 Black Flag, il seguito-prequel di Assassin's Creed III. 

La trama
La storia di Assassin's Creed IV prende luogo una cinquantina di anni prima degli eventi del terzo capitolo: questa volta, nel presente, impersoniamo noi stessi, un semplice "visore" in prima persona atto a seguire le vicissitudini e le varie acchiapparelle che ci sono tra Templari ed Assassini. Nessuna traccia di Desmond, questa volta ci troviamo nella tana del lupo, la Abstergo Entertainment, una compagnia di Montrèal che produce giochi in realtà virtuale basati su memorie reali di persone realmente esistite. Seppur suoni tanto come l'Animus su scala videoludica (e lo è), la Abstergo Entertainment strizza l'occhiolino alla Ubisoft stessa, e ci introduce in una faida tutta nuova, in cui noi siamo in prima linea, e lavoriamo per la Abstergo. Torniamo ora al succo del discorso: grazie alle memorie del mancato Desmond recuperate dalla Abstergo, noi possiamo introdurci nelle memorie del nonno di Connor, un tale Edward Kenway, strambo e audace uomo con sete di potere che aspira alla vita agiata con la sua dolce moglie dopo aver girato tutti i mari dei Caraibi. La sua storia comincia proprio con un naufragio: imbattendosi in un assassino ferito, ne ruba i vestiti e il nome, e si ritrova invischiato in situazioni che non sono affar suo. Inizialmente diventa un Templare, ma riesce a scappare da loro per rifugiarsi a Nassau, terra dei pirati, in cui lui, e altri come Barbanera, vogliono fare in modo che vi sia libertà. Eh si, questo Assassin's Creed non è un vero e proprio Assassin's Creed. Edward è un pirata, e tutte le caratteristiche che abbiamo visto nel terzo capitolo si ritrovano qui: si può andare in giro sugli alberi, cacciare, usare le navi e navigare in una mappa abnorme per continuare la storia e scoprire segreti di vario genere. Il tutto mentre si scoprono le faide tra Assassini e Templari, e si cerca di quadrare dove si debba collocare la figura del cosiddetto saggio, l'unico che conosce la posizione del leggendario Osservatorio, luogo che a Kenway fa gola. 

Gameplay
Il gameplay di Assassin's Creed IV prende molto dal terzo capitolo, prevalentemente il combat system, e lo rifinisce per renderlo più veloce, più semplice e più improntato allo stealth. Sarà più facile ora mischiarsi nelle zone di caccia e non farsi scoprire, dato che il gioco richiede spesso di non essere avvistati, o di fare cose che richiedono un particolare tipo di stealth. Tutta roba buona, insomma, accompagnata da un rinnovato battle system e sistema di controlli alla nave, che rispetto al terzo gioco ricopre un ruolo fondamentale. Grazie alle battaglie navali sarà possibile abbordare le navi nemiche, per recuperare membri della ciurma, metallo, legno, tessuto, rum, real (la moneta di gioco) e zucchero, i primi atti ad espandere la nave, i secondi a guadagnare soldi. Eh si, l'espansione è un elemento molto più mastodontico rispetto a prima: accompagnati da un sistema di crafting semplice basato sulla caccia nelle varie isole e la pesca di pesci come squali e balene, sarà possibile espandere la capacità dell'arsenale di Edward, nonché i suoi punti vita tramite l'ausilio di comode armature. E proprio parlando di armature, ce ne sono tantissime, molte delle quali possono essere comprate in empori per cambi puramente visivi (come le tenute di Altair, Ezio e Connor se son stati giocati i titoli precedenti), mentre altre possono essere sbloccate per upgrade, come l'armatura templare e quella maya, che ricoprono un ruolo secondario, sbloccabile man mano che si va nel gioco. Il 95% della mappa è esplorabile fin dalle prime sequenze di gioco: Assassin's Creed IV non è di per sé molto longevo, ma la grandezza del mondo unito allo spirito di esplorazione della mappa ci portano a perdere sostanzialmente molto più tempo del previsto, tra missioni, bottini e abbordaggi c'è molto da fare. E parlando di missioni, a unirsi alle già conosciute missioni assassinio vi sono anche quelle navali, in cui bisognerà scortare una nave o distruggere un'intera flotta da soli. A proposito di flotte, Kenway può anche prendere le navi abbordate e far fare delle missioni di spedizione o combattimento per liberare certe rotte, per guadagnare ancora più materie prime. In generale, le cose da fare sono tante, e la storia gioca un ruolo relativamente più secondario, anche se è più cinematica e collegata agli altri Assassin's Creed più che mai. Fuori dalla simulazione, è possibile andare in giro per la Abstergo hackerando computer dei dipendenti e recuperando file su file di repertorio, molti collegati a Desmond, altri legati a semplici immagini di marketing fittizie fatte dalla Abstergo in occasione dell'uscita del loro prossimo gioco. Non c'è molto da fare, i piani da esplorare sono 4 in tutto.
Fanno grande ritorno i frammenti di Animus, atti a sbloccare nuove missioni secondarie completabili nel corso della storia. Tra la conquista di forti sparsi per la mappa, e collezionabili vari, c'è da perdersi. Assassin's Creed IV è un titolo molto forte dal punto di vista del gameplay, un po' meno per il sistema di arrampicate e di attenzione dei nemici, che spesso tendono ad essere assurdi e un po' esagerati. Il mondo di gioco, seppur grosso, ha vistosi problemi a tratti, quindi non ci troviamo dinnanzi a un prodotto pulito al 100%. 

Comparto tecnico
Su Playstation 4, Assassin's Creed brilla per la bellezza dei panorami ed ambientazioni: i frames sono sempre costanti, anche se il gameplay tende ad essere relativamente anziano ormai, ma la cura nelle texture e nei modelli di gioco riescono a distrarre dal sistema che comincia ad essere un po' stantio. Il sonoro è una chicca: tantissime le soundtrack piratesche, tantissimi i canti dei pirati, enorme la bravura dei doppiatori italiani e davvero tanta la dedizione a rendere ogni ambiente ed ogni isola unica ed impossibile da ripetere (anche se a volta si riutilizzano alcuni asset). 

Commento finale
Assassin's Creed IV non è un Assassin's Creed. Questo è il motivo principale per cui il vecchiume del gameplay viene messo da parte per lasciare spazio ad una storia convincente e coesa a quella di Desmond, con un protagonista molto ispirato (che strizza spesso l'occhio ad Ezio) e una storia a tratti strana, ma piena di colpi di scena e parti cinematiche davvero belle. E' un gioco d'atmosfera che brilla se ci si appassiona all'esplorazione dell'enorme mondo circostante, è per questo che reputo personalmente il quarto come l'esperienza definitiva di Assassin's Creed finora. 


venerdì 13 gennaio 2017

Nintendo Switch Direct: il minimo indispensabile



Ne è passato di tempo, ma finalmente il Nintendo Switch è stato ufficialmente presentato in una conferenza Nintendo. Le cose da dire sono tantissime, il sistema promette bene e ha molte potenzialità, questo è senz'altro. 



Tanto per cominciare, la prima novità di cui si è parlato è il famoso controller Joy-Con: un doppio sistema di comandi che può essere usato sia singolarmente come controller per i giochi Single Player (attaccandolo ad una roba plasticosa chiamata Joy-Con Grip, che altri non è un Controller Pro travestito, per intendersi), sia come doppio controller per i giochi multiplayer. Di qui in poi, i giochi sono stati letteralmente presentati a manetta. 


                                  
Cortesia del canale youtube Nintendo

Il primo gioco presentato è 1 2 Switch, un Party Game in cui non è necessario guardare per forza lo schermo, ma si può comodamente guardare gli occhi del giocatore con cui si ha a che fare. E' un gioco relativamente promettente, che con le mosse giuste può attirare anche un pubblico più casual sulla piattaforma. Svariati sport e minigiochi sembrano disponibili, il che è un bene, dato che offre sicuramente molta varietà al titolo. 

Insieme a tutte le novità relative al Joy-Con, sono state inserite due notizie, una buona ed una cattiva: quella buona è che non c'è più region locking, vale a dire che è possibile giocare a un gioco giapponese su una console italiana e viceversa, c'è libertà di giocare gli import insomma; quella cattiva è che l'online è a pagamento. Eh già, uniformiamoci a Sony e Microsoft offrendo un servizio a pagamento che nella scorsa generazione era gratuito... Pazienza. 


                                   


Un altro gioco, sinceramente molto promettente, è Arms, un gioco di combattimento in cui è possibile usare i joy Con per muoversi in un'arena prescritta e lanciare, letteralmente, dei pugni a molla sul proprio avversario grazie ai giroscopi, dando degli effetti, saltando, correndo e chi più ne ha più ne metta. Tralasciando i vibe da Punch Out che il gioco mi ha dato, questa penso sia la risposta giusta a quel lontano mini-game di Boxing che ci fu offerto "dalla casa" ai tempi del Wii nel pack di Wii Sport. Con il giusto sviluppo e la giusta cura può diventare un ottimo titolo, e chissà, magari può anche avere un panorama competitivo!



Insieme a un altro trailer (che metterò qui sotto) è stato anche annunciato Fire Emblem Warriors, titolo ancora in sviluppo su Nintendo Switch. Sicuramente è una notizia piacevole per ii fan. 
Il secondo titolo presentato è stato uno Shin Megami Tensei per il 25° anniversario della serie, con un semplice e modesto video che non lascia trapelare nulla.
E' giusto anche menzionare lo sviluppo di un progetto su Switch da parte di Square Enix, Project Octopath, un RPG a scorrimento orizzontale. Sembra curioso, ma in tandem arriva anche l'annuncio dell'uscita su Switch di 4 titoli Dragon Quest, due dei quali sono Heroes 1 e 2. 

                                      

Altro titolo promettente presentato è Xenoblade 2, non ho molto ta dire, se non che lo stile grafico sia cambiato totalmente e la musica di Hiroyuki Sawano sia sempre bella da ascoltare. 


 

Splatoon 2 si riconferma su Switch, con l'arrivo di nuove armi, nuovi vestiti, nuovo tutto. Insomma, per chi fosse triste per la fine dello Splatfest c'è da gioire, perché il seguito ripromette tutto ciò che di buono c'era nel precedente titolo, giustamente espanso e rifinito. 



Qui ci sono le cose strane: ricordate quel lontano film di Super Mario, o Mario's Missing? ecco, adesso Mario è Seriamente entrato in città, in un platform aperto all'esplorazione: Mario Odyssey non solo ci promette un mondo di gioco che ci ricorda tanto Mario 64 e Sunshine, ma aggiunge un power up interessante e strano: il cappello può essere lanciato e si può anche saltare su di esso per fare salti più lunghi e alti. Insomma, tutto molto interessante, si spera in un buono sviluppo, e che si possa anche lontanamente paragonare a ciò che i vecchi Mario Open World sono stati per noi. 



Era ovvio. Lo aspettavamo tutti. E' arrivato. Sarà qui il 3 Marzo, proprio sullo scaffale insieme a Nintendo Switch. E' Zelda Breath of the Wild. Le cose da dire sono innumerevoli: finalmente vediamo Zelda, finalmente sentiamo la sua voce, finalmente sappiamo cosa dobbiamo fare e quando potremo mettere le mani su quel gioco, finalmente sappiamo che questo gioco sarà una bomba più grossa di quanto pensassimo. L'hype è alle stelle, il gioco promette e le carte in regola le ha tutte. Il fatto che presenti poi una trama più cinematica non può che giovare alla serie, che da un po' tendeva ad arrancare. La musica brillante riesce a tenere il fiato sospeso per tutta la durata del trailer, e i brividi scorrono ogni qualvolta vediamo una scena particolare del trailer. Insomma, questo gioco è tanta roba, è fantastico da vedere e (si spera) fantastico da giocare. Lo voglio.

Da menzionare anche Sonic Mania, Mario Kart 8 Deluxe, Skyrim (l'ennesima remaster), Puyo Puyo Tetris e Super Bomberman R, tutti titoli piuttosto interessanti. Insomma, aspettiamo il 3 Marzo.



A mio parere, il Nintendo Switch è una console che sulla carta ha carisma e potenzialità: i giochi presentati, seppur si conoscessero già (a parte Mario Odyssey) hanno molto da offrire, e gli sviluppatori di terze parti come EA o Suda 51, sembrano essere volenterosi a partecipare a questo pseudo-azzardo. Sono convinto che la console sarà molto comoda e bella da usare e portare in giro, ma l'interrogativo sorge: gli sviluppatori di terze parti riusciranno a usare la console al massimo? o si decadrà nella sfortuna del Wii U? 

giovedì 12 gennaio 2017

RECENSIONE SERIE NETFLIX: Trollhunters


Il panorama delle serie animate occidentali si sta lentamente evolvendo, diventando teatro di storie più complesse, o nel caso di Sonic Boom (che vi consiglio di guardare) semplice distrazione della Domenica mattina per spegnere il cervello e guardarsi qualcosa di veloce in pochi minuti per farsi qualche risata. Ci sono poi delle serie più importanti e piene di elementi, come Trollhunters, che distruggono tutte le aspettative dello stereotipo tipico di chi si approccia a serie animate televisive, me compreso.
"Oh, è della Dreamworks... mah, sarà qualcosa di poco, nulla di particolare" direte o penserete molti di voi. 
Sono qui per provare il contrario.

La trama
Trollhunters è una serie che si concentra sullo stereotipo di una serie animata e lo espande diventando qualcosa di unico e speciale. Un ragazzo di nome Jim viene scelto da un amuleto che gli conferisce un'armatura e spada, atti a combattere i troll cattivi, chiamati Gumm Gumms. Essendo il primo Cacciatore di Troll (di qui il nome Trollhunter) umano, Jim viene accompagnato fin da subito dal suo migliore amico, Tobias, e due troll, Blinky e Aaaargh, che gli faranno da mentori e allenatori per non morire in battaglia. 
Il mondo dei troll è diviso in tante parti: ci sono zone come Trollmarket, in cui i Troll sono "amichevoli" e "pacifici". Altre zone come le Dark Lands fanno da dimora a terribili minacce come Bular e Gunmar, due dei troll più feroci, che possono distruggere ogni cosa che gli si presenta davanti. 
La storia poi, ovviamente, va espandendosi, ma queste sono le massime informazioni che possono essere espresse al riguardo della trama: è davvero molto bella, ben gestita nel ritmo e nella caratterizzazione dei personaggi. Nessun personaggio viene lasciato indietro (a parte i comic relief secondari), ma anzi, viene espanso quanto più possibile negli esigui 26 episodi da 21 minuti ciascuno della prima parte. 

Comparto tecnico
Trollhunters gioca su una soundtrack e grafica davvero stellari, luminose e complementari allo stile della serie, divertente e simpatica anche nelle situazioni peggiori. La scrittura giocosa aiuta molto lo spettatore a mantenere l'attenzione grazie alle brillanti interazioni tra i personaggi. Il lavoro grafico ricorda molto Dragon Trainer, ma si espande nella direazione di Skylanders, sfruttando uno stile semplice ma davvero efficace. In generale, il prodotto è molto godibile in ogni sua forma, compreso il doppiaggio, presente in tantissime lingue (quello inglese è davvero brillante). 

Commento finale
Trollhunters è un prodotto unico, qualcosa da guardare e basta, qualcosa da apprezzare per ciò che è e per tutto ciò che ha di bello da offrire: è una serie animata di tutto rispetto che consiglio vivamente a chiunque abbia Netflix. Da guardare. 



lunedì 2 gennaio 2017

Akki Games! Capitolo 53 - Sonic Unleashed (PS3)


A cavallo tra il 2008 e il 2009, in un puro impeto di creatività, il Sonic Team ha cercato di correggere gli errori di Sonic 06 producendo un nuovo gioco con nuove meccaniche, ripromettendo ciò che tutti speravano fosse il vero Sonic Next Gen. Sonic Unleashed, quindi, puntò in alto: venne prodotto su Playstation 2, Wii, Ps3, Xbox 360 e addirittura Blackberry. Vediamo insieme di che gioco si tratta.

La trama
Sonic Unleashed fuoriesce dai canoni della sua serie per svariati motivi, uno dei quali è proprio la trama. Cominciamo subito con una scena piena d'azione, in cui Sonic è quasi riuscito a mettere Eggman con le spalle al muro. Lo scienziato, però, ha un asso nella manica non indifferente: proprio mentre Sonic sta trasformandosi in Super Sonic grazie al potere dei chaos Emerald, inverte la polarità del potere scaturito da essi, e trasforma Sonic in un Werehog, un porcospino mannaro, per intenderci. Dopo essere stato scaraventato fuori dalla base di Eggman, Sonic si ritrova in una terra sconosciuta, e trova quasi per caso una creaturina strana, che successivamente nomina Chip. Proprio durante le presentazioni, il mondo si distrugge in tanti pezzi: Eggman, cambiando la polarità dei cristalli, ha risvegliato Dark Gaia, lo spirito del mondo. E' il compito di Sonic (e Chip, che lo segue a ruota) quello di fermare i piani di Eggman per distruggere il mondo, sistemare i cristalli del caos portandoli nei templi sparsi nel mondo, e così facendo, fermare Dark Gaia. I personaggi nella storia non sono solo i soliti stabili della serie, anzi, personaggi come Knuckles, Rouge, Shadow, Espio e chi più ne ha più ne metta sono completamente assenti da questo titolo. Gran parte dello spazio è data a Sonic (nelle sue due forme) e Chip, e poi successivamente a Tails, Amy e il Professor Pickles, uno strambo professore di Spagonia volenteroso di aiutare Sonic e compagnia bella nell'avventura. 

Gameplay
Come la maggior parte dei giochi di Sonic, la storia non è molto profonda, ma è contornata da un gameplay più o meno discreto, che si differenzia in diverse sezioni. Le sezioni in questione sono di giorno (in cui Sonic correrà nelle diverse città in cui viaggeremo) e di notte (in cui Sonic diventa un porcospino mannaro e sarà costretto a combattere, piuttosto che correre). Seppur sulla carta queste idee siano più che buone, purtroppo la riuscita di esse non è delle migliori. Per prima cosa, telecamera e comandi tendono a volte a non rispondere. Nel gioco sono presenti molti bug, che portano spesso a perdere più vite di quanto effettivamente sia difficile il gioco. In aggiunta, la difficoltà data dal gioco sta proprio nel level design, che tende ad essere piuttosto semplice e appetibile anche per un pubblico più casual nell'80% dei casi, ma nell'ultimo livello vuole farti perdere. Insomma, il ciclo giorno notte giova al gameplay solo sulla carta, e non porta effettivamente nulla di buono, se non la sezione giornaliera di gameplay, da cui poi è stato preso lo schema di comandi anche in giochi ben più riusciti, come Colors su Wii o Generations. Alla fine di entrambe le sezioni, ogni nemico ci avrà dato dell'esperienza, accumulabile e spendibile alla fine di ogni livello. Ogni upgrade può aumentare delle statistiche, o sbloccare nuove combo nel caso di Sonic the Werehog. A contornare le missioni (suddivise in Atti, giornalieri e notturni) vi sono anche missioni secondarie di poco conto (sbloccabili parlando con ogni abitante delle città), nonché diverse sezioni con il Tornado di Tails, per viaggiare in diverse sezioni. Non urlate dalla gioia, però: chi si aspetta qualcosa che possa ricordare Star Fox, purtroppo si trova male. Le sezioni del Tornado sono riassumibili in lunghe sessioni di quick time events da superare, in cui ogni pulsante correttamente premuto corrisponde alla distruzione di un missile, un nemico o un boss. E a proposito di Quick Time Events, ogni qualvolta ci troveremo a danneggiare un nemico come Werehog, apparirà la possibilità di usare un prompt QTE per ucciderlo più velocemente. Sconsiglio vivamente di farlo, dato che i QTE tendono ad essere molto veloci, e se si sbagliano, il nemico recupera vita e noi (ovviamente) la perdiamo. 

Comparto tecnico
Sonic Unleashed è molto carino da vedere: i modelli sono puliti, dettagliati e ben caratterizzati. Anche i personaggi umani stavolta hanno uno stile piuttosto carino, reminescente di qualche cartone animato della Dreamworks. Il problema non sta tanto nello stile grafico, quanto nel motore stesso, che soprattutto nelle sezioni notturne si spezza a metà e rende il gioco quasi ingiocabile nelle situazioni più concitate. A scapito di ciò, però, il comparto audio è davvero ben fatto: Jason Griffith offre la sua voce a un Sonic molto credibile e che ricorda i tempi di 06, strizzando l'occhiolino a chi, magari, ci si è pure affezionato. Le OST, nel mentre, sono tutte davvero molto belle e caratteristiche, e si tengono nello standard della serie, del tipo "il gioco è bruttino, la musica no".

Commento finale
Ignorando l'ultima frase che ho esposto, Sonic Unleashed è un gioco con tantissimo potenziale, il problema è che il level design, unito a una mappatura di controlli e responsività relativamente poco intuitiva e veloce tendono ad affossare il prodotto finito, soprattutto sulle note finali. Consiglio di giocarlo, anche solo per dire che lo avete giocato. La versione PS3 è molto superiore a quella per 
Wii, quindi consiglio vivamente di recuperare quella.