venerdì 24 giugno 2016

RECENSIONE FILM: La canzone del mare


Quando si parla di animazione su grande schermo, non tutti i film sono targati Disney o Dreamworks forzatamente: ogni tanto qualcosa esce dal nulla per tentare di guadagnarsi un posticino sull'olimpo della cinematografia d'animazione. Quest'oggi daremo un'occhiata approfondita a "La canzone del Mare", film del 2014 diretto da Tomm Moore. Oggi la recensione sarà anche accompagnata dal giudizio e i pareri di Giulzilla, ragazza molto appassionata alle produzioni di Moore, che ha consigliato a me e ad altri il film da recensire oggi.

Premessa
Oggi partiamo con una premessa, ma in chiave meno ironica e più puntualizzante, su come il film sia arrivato qui in Italia: La Canzone del Mare è stata prodotta due anni fa, questo è accertato, ma è arrivata in Italia molto in sordina e senza pubblicità, per tale motivo poca gente si è effettivamente presentata. Alla prima del cinema Massimo, a Lecce, eravamo solamente in 4 a vedere questo film, e il che è un vero e proprio peccato.

La trama
Questo film è un po’come una fiaba dentro una fiaba, infatti, comincia proprio con una madre che racconta al proprio figlio Ben miti e leggende riguardo le creature fantastiche irlandesi, in particolar modo della selkie (una donna magica dal canto meraviglioso capace di trasformarsi in una foca bianca, una sorta di sirena nordica). La madre di Ben è però incinta di sua sorella, e sparisce improvvisamente durante il sonno del bambino per “salvare la bambina”, Saoirse. Sei anni dopo, Saoirse ancora non parla e Ben, che prima della scomparsa della madre era tanto felice di avere una sorellina, ora la odia perché ai suoi occhi sembra averle portato via la madre. I due bambini, poi, scoprono che le storie raccontate dalla loro madre non erano del tutto irreali, ma erano anzi facenti parte di un mondo non visibile ad occhio umano, di cui l'unica presunta salvatrice può essere solamente la selkie (quindi Saoirse). In una corsa contro il tempo, Ben e Saoirse devono cercare di recuperare questi spiriti morenti attraverso la melodia di una conchiglia, che Ben ricevette da piccolo dalla madre, e il canto della selkie. Essendo appunto una fiaba, la trama del film va letta come tale: non tutto ha una spiegazione, anzi, ci sono molte cose assurde tipiche delle fiabe, o comunque dei cartoni in generale (tipo le tasche dei protagonisti capaci di tirar fuori gli oggetti più disparati quali occhiali e conchiglie enormi). Ciò che viene evidenziato come problematica è proprio la mancanza di un vero e proprio climax, dato che il film resta coerente a sé stesso, ma si dirama in modo così tenue e semplice che sembra non aver mai avuto problemi in primo luogo. I personaggi sono tutti fini a sé stessi, la storia resta sempre sullo stesso ritmo, non ci sono colpi di scena e la semplicità regna sovrana sull'intero cast, che anzi, a volte, è davvero troppo semplice (esempio pratico, Ben e suo padre sono veramente idiotici in diverse parti del film per il puro motivo che la trama lo richiede) e surreale per tutti i motivi sbagliati. Un plauso, però, va fatto alla morale, che rimane molto forte e diventa comprensibile per un adulto già dalle prime battute del film.




Comparto tecnico
Dal punto di vista tecnico, La Canzone del Mare colpisce subito per lo stile grafico, non unico nel suo genere, ma dotato di grandi particolari, ottimi e necessari a far immergere quanto più possibile lo spettatore, sia adulto che bambino. Tutto sembra fatto a mano, tutto sembra reale seppur surreale, tutto ha vita propria e ha colori vivi e forti. Insomma, il velo artistico di questo film è fortissimo, e talvolta non nego di averlo confuso con qualcosa di produzione Burtoniana. Ogni ambiente è unico nel suo genere e sa catturare con la propria bellezza, sia naturale, che artificiale nel caso delle città. Ad accompagnare il convincente comparto grafico, quello sonoro, che mantiene le canzoni originali sottotitolandole, e contorna il tutto con tracce e strumenti folkloristici e mai di troppo per ciò che accade su schermo. I personaggi si muovono con naturalezza sulle note della soundtrack, che aiuta a colorare i già vividi ambienti del film.
Giulzilla: Oltre alla morale, ciò che un adulto potrà attivamente apprezzare è senza dubbio l’incredibile bellezza dell’animazione tradizionale, semplice e apparentemente infantile, ma ricca di dettagli, colori, luci, con animazioni fluide come acqua. Ogni scena sembra un quadro, ogni elemento sembra fatto di carta, a volte sembra quasi tangibile davanti ai nostri occhi, sensazione data anche da degli sfondi che sembrano quasi fatti come se fosse un patchwork. Ma una menzione particolare va soprattutto alla colonna sonora composta dal francese Bruno Coulais in collaborazione col gruppo irlandese Kíla, che in certi momenti perfino supera in bellezza la scena visiva oppure la valorizza ancora di più, percependosi subito allo spettatore di qualità eccelsa. Musica e animazioni sono un tutt’uno inscindibile, dando la sensazione di essere state costruite all’unisono. La canzone su cui si basa l’intero film svolge perfettamente il suo ruolo di elemento trainante, con una musica semplice ma suggestiva, composta da suoni che ricordano quelli che si ascoltano stando immersi nell’acqua, e un testo in inglese misto ad un irlandese antico che danno ancor di più quella sensazione di misticismo e magia che caratterizza tutta la pellicola. Riguardo ciò, un grande ringraziamento va al direttore di doppiaggio italiano che ha preso la saggia decisione di lasciare le canzoni in originale ma sottotitolandole in italiano, oltre al fatto di aver in generale svolto un ottimo lavoro per quanto riguarda doppiaggio ed adattamento.

Commento finale
Non conoscendo Tomm Moore prima d'ora, posso dire di aver apprezzato il film per ciò che è, ma ovviamente non posso dire sia esente da difetti: molte cose, come ad esempio la situazione della trama, sembra non avere senso, una volta recepite alcune cose vitali per la risoluzione della storia. Per questo motivo, ai più puntigliosi questo film scenderà un po' meno, rispetto a chi vuole vederlo e apprezzarlo per ciò che è, o ai bambini che in modo ingenuo si avvicinano ad una fiaba non convenzionale e poco pretenziosa. In sostanza, La Canzone del Mare è un ottimo film, coi suoi alti e bassi, che trova la propria forza nella musica e nella grafica generale, ma riesce un po' meno nella trama. E' un film apprezzabile se lo si guarda senza paraocchi e volontà di trovare il pelo nell'uovo.
Giulzilla: Per me questo film d’animazione è pura poesia, e come tale va preso. Non va ricercato un senso delle cose, una storia elaborata o intrigante, ma va visto per l’incredibile bellezza e le emozioni che trasmette, per come rende meravigliosa l’esistenza umana, nella vita e come nella morte, nella felicità come nel dolore. Come quando si legge una poesia, questo film va visto lasciandosi dolcemente trasportare dalla sua atmosfera magica e facendosi guidare dalla narrazione a ciò che desidera trasmettere. Nonostante ciò, ritengo “La Canzone del Mare” leggermente inferiore del precedente e primo lavoro di Tomm Moore, “The Secret of Kells”(del 2009, anch’esso nominato all’Oscar), che presenta caratteristiche simili ma meno infantili, a volte addirittura crude, e generalmente si presenta molto più intrigante e mistico.


venerdì 10 giugno 2016

RECENSIONE FILM: Warcraft - L'inizio


Non è una nuova notizia che la Blizzard sia una delle compagnie videoludiche più longeve e atte a cambiare sempre qualcosa nel panorama dei videogiochi. Dopo la serie di Warcraft, seguita poi dal vincente World of Warcraft, per poi ancora andare verso l'universo Free to Play con Heroes of the Storm e Hearthstone, e infine con Overwatch, ha sempre trovato il modo per attirare una grande fetta di audience grazie ai propri titoli semplici nelle meccaniche ma molto divertenti a lungo andare. Quest'oggi vedremo il re-telling, l'adattamento cinematografico per eccellenza per spiegare l'antica ed epica storia di Warcraft.

La storia
"Warcraft" è proprio la prima pietra di un lungo ponte che collegherà in futuro coloro che non sanno assolutamente nulla di videogiochi a coloro che ricordano l'epico mondo del lontano "Warcraft: Orcs and Humans", primo della trilogia omonima, con sguardo nostalgico. La storia incomincia un po' come faceva Assassin's Creed Brotherhood, da circa metà/fine, in cui vediamo un umano e un orco combattere tra di loro, senza però avere un valido motivo per farlo. Veniamo a scoprire che gli orchi appartengono a un mondo che a causa di una misteriosa forza (il Vil) magica è stato raso al suolo. Tale razza, quindi, cerca dei nuovi posti da rendere casa propria, e per qualsiasi fortuito caso, viene proprio scelto Azeroth, il mondo degli umani, elfi e nani. A seguito dell'arrivo degli orchi, il comandante Anduin viene incaricato di andare a richiamare il guardiano Medivh, per trovare un modo per respingere la vera e propria Orda (capita? EH?) e riportarla nel loro pianeta d'appartenenza. 
Di per sé, la storia rimane molto sull'epico, senza mai superare quella sottile linea che la rende attualmente interessante. Non confondete questo giudizio con "la storia fa schifo", ma più che altro prendetelo come una espressione di un film che per rappresentarsi usa un insieme di scene già epiche prese separate che insieme rendono un film pieno di picchi e climax, risultando a lungo andare un po' meno interessante di quello che sarebbe potuto essere se fosse stato meglio calibrato nel pacing. I personaggi sono abbastanza forti, e rappresentano delle parti da "buoni/cattivi per un motivo" che tanto ci piace e tanto apprezziamo. Il cast dei personaggi è mediamente grande, pertanto risulta un tantino confusionaria la comprensione dei nomi e dei ruoli dei personaggi stessi.

Comparto tecnico
Non giriamoci intorno: graficamente la Blizzard ha fatto un lavoro splendido, sfruttando l'ambientazione che tanti hanno imparato ad amare e che tanti oggi, con occhi nostalgici, rivedono sul grande schermo. I personaggi sono ben caratterizzati e poco confondibili: ognuno ha una propria connotazione particolare e ognuno risponde ad un nome che viene ricordato da tanti per diverse ragioni. Ad aggiungersi al calderone è anche una decente colonna sonora, che bene o male ripropone la stessa traccia con arrangiamenti diversi. Ultimo, ma non per importanza, è il doppiaggio italiano, piuttosto convincente, credibile e molto piacevole. 

Commento finale
Non avendo giocato ai Warcraft, e avendo giocato davvero poco a WoW, posso dire di aver apprezzato questo film per aver parlato di una storia a me sconosciuta e di avermela fatta capire in modo diretto e semplice, senza troppi fronzoli ma con un'epicità paragonabile a film come 300 o "il gladiatore". E' un bel film che va guardato ed apprezzato per ciò che è, un riadattamento epico di una storia videoludica molto amata, e di cui aspetto sicuramente il sequel.




martedì 7 giugno 2016

RECENSIONE FILM: Saving Mr Banks


La Disney è conosciuta per essere una delle più grandi ed importanti società del mondo, un'industria multinazionale basata sul far sognare i bambini attraverso prodotti genuini, di ottima fattura e indimenticabili. Anche se oggi non molti dei loro film o delle loro produzioni in generale si possono definire veri e propri classici o capolavori, vi sono comunque degli stabili, che ancora oggi continuano a sorprendere il pubblico di grandi e piccini, stupendo sempre con una semplicità ed una cura per il dettaglio ed i sentimenti dello spettatore maniacale. Oggi prenderemo in esame "Saving Mr Banks", il film del film di Mary Poppins, ciò che è successo prima, durante e dopo la produzione del film, e ciò che è cambiato nella mentalità della bizzarra, ma alquanto unica, scrittrice Pamela Lyndon Travers.

La storia
Questo film si basa sulla vera storia e sui veri sentimenti che la Travers ha provato prima della produzione del film. Ben 20 anni si distanziano dalla prima volta che Walt Disney la contatta per farle cedere i diritti di Mary Poppins e il punto che guardiamo del film, in cui vediamo la scrittrice esasperata dalle continue richieste del magnate, in viaggio per Hollywood. Nonostante noi sappiamo benissimo il risultato del film, e quindi il finale, ciò che sorprende, oltre che una maniacale dovizia nei particolari dei personaggi, è come essi sono costruiti all'interno della storia. Il cast è molto esiguo, ma ciò che sorprende ogni secondo di più è la "contemporanea" storia di questa bambina da piccola, con tantissime somiglianze al libro di Mary Poppins che poi la Travers ha scritto. Non solo, questo film aiuta a comprendere da dove vengono tantissimi dei richiami del film di Mary Poppins, così come aiuta a comprendere molti lati del carattere dei personaggi. Walt Disney, interpretato da Tom Hanks, ha un ruolo perfetto nella storia, che risulta essere molto naturale e mai fuori tono, risultando eccellente nell'amalgamare della storia. Nonostante le minime discrepanze dalla realtà e dalle vere vicende, questo film segue la storia molto fedelmente, sfruttando un sistema di sviluppo che si basa più sui personaggi, che sul risultato finale.

Comparto tecnico
Il film è graficamente un autentico gioiello: la Londra e la Hollywood degli anni 60 vengono mischiate meglio del latte nel thè, e come se non bastasse, tanti costumi e peluches Disney vengono riesumati dal passato per apparire più smaglianti che mai come figure portanti di un film tutto, appunto, Disney. Le musiche sono davvero molto apprezzabili e mai fuori luogo, accompagnano ogni momento, dolce o malinconico che sia, con una speciale nota di nostalgia che solo chi ha visto Mary Poppins può capire davvero. Infine, degno di nota è il doppiaggio italiano, fortissimo, pieno di carattere e godibile come pochi altri.

Commento finale
Saving Mr Banks è uno dei più bei film di carattere storico che io abbia mai visto. Contiene un ottimo connubio tra storia e sviluppo dei personaggi, che si protrae per tutta la storia e aiuta ad immedesimarsi nella Travers, in un'esperienza nostalgica, malinconica, dolce e speciale come poche. Preparate i fazzoletti, questo film è bello.