domenica 15 maggio 2016

Akki Games! Capitolo 45 - Saints Row IV: Commander in Chief Edition (PS3)


Rapidamente dopo Saints Row 3, eccoci qui tornati per recensire l'ultimo capitolo uscito di Saints Row 4. Dopo il fallimento del publisher THQ, Volition si è trovata acquistata da Koch Media, ed è solo grazie a questo che siamo riusciti a vedere l'ultimo respiro esalato dalla THQ in punto di morte. Vediamo, quindi, quanta sostanza porta questo Saints Row IV.

La storia
Vi ricordate le battaglie tra gangs dei precedenti titoli (anche se in SRIII erano davvero marginali)? Bene, eliminate tutto, perché ormai i Saints sono diventati così influenti che noi, come capo, diventeremo presidenti degli Stati Uniti d'America per puro caso, mentre disattiviamo con nonchalance un missile nucleare. 5 anni passano da quell'evento vicino alla fine di Saints Row III, e ci ritroviamo in un'America capitanata da noi protagonisti, ma proprio sul più bello arriva una razza aliena che vuole governare, per poi distruggere, la terra. Molti personaggi del precedente Saints Row spariscono completamente per lasciare un maggior focus su un modesto cast di soli 9 personaggi. Il vero focus, però, stavolta, siamo noi protagonisti, nessun altro avrà la stessa profondità del protagonista che sceglieremo di creare e far andare avanti nella storia. Tutti gli altri personaggi sono lì per il puro gusto di mandare avanti la storia, ma non prendiamoci in giro, Kinzie e il protagonista sono più che abbastanza per fare letteralmente tutto nella storia.

Gameplay
Vi ricordate tutta la varietà di Saints Row III? Bene, prendetela pari pari e mettetela nel IV con sistemi di level up e, udite udite, superpoteri! Esatto! Essendo in una realtà virtuale per vari spoiler che non sarò qui ad elencare, ci ritroveremo a raccogliere cluster di dati e soldi in un pazzo collectathon che rievoca in un certo senso i vecchi giochi come Ratchet & Clank o addirittura Banjo - Kazooie. Il leveling system si divide quindi in Clusters e soldi, atti a livellare rispettivamente i superpoteri (che vanno da supercorsa e supersalto a onde d'urto, aure di fuoco e chi più ne ha più ne metta) e le abilità base del personaggio. Ciò che manca a questo gioco è però un'identità propria, una consistenza alla base, che ci fa spesso dimenticare di giocare a un Open World come Saints Row e ci fa confondere il gioco per un inFamous o Prototype. Il che è un vero peccato, dato che le premesse ci sono, le idee pure, ma non vengono assolutamente sfruttate al meglio come nel precedente titolo. L'aggiunta dei super poteri, poi, rende obsoleto l'80% dell'arsenale e dei veicoli nel gioco, rendendo quelle poche missioni di guida una vera noia. Gran parte della vera varietà del gioco verrà sfruttata nel primo decimo del gioco, lasciando il resto delle missioni ad un ammasso di lavori abbastanza ripetitivi.

Comparto tecnico
Dal punto di vista grafico, il motore di Saints Row IV è vecchio e si vede: i singhiozzi sono tantissimi, e si nota un quasi fastidioso effetto pixelatura che rende l'intera visione più sporca e in generale, meno apprezzabile dei precedenti titoli. Gran parte del motore fisico lascia spazio a quello grafico, quindi niente più svolazzi esagerati dei vestiti, così come molta meno varietà nelle cutscenes e comparto audio. Le cutscenes sono pochissime, e le canzoni alla radio sono visibilmente molte meno rispetto ai precedenti titoli. 

Commento finale
Non prendiamoci in giro, Saints Row IV è un more of the same per chi non ne ha avuto abbastanza di Saints Row 3, e ciò è un bene, ma la mancanza di varietà nel gameplay, nella profondità dei personaggi, e nella resa di un mondo di gioco completamente obsoleto e povero di contenuti fa cadere molto la qualità del titolo, che di per sé è sufficiente. Ciò che salva Saints Row IV in corner sono i momenti ispirati, quelli per cui dici "si, ho comprato questo gioco proprio per questo", che seppur siano molto meno rispetto ai precedenti Saints Row, rimangono sempre ispirati e qualitativamente oltre l'assurdo. Questo gioco va comprato per il puro gusto di finirlo insieme al predecessore, e perché no, anche per giocare in un futuro prossimo al secondo capitolo, pensato da molti come il migliore della quadrilogia, da altri come il peggiore. Vedremo in futuro. 

Voto Metacritic: 7.6 - Metacritic è la media generale della critica nell'internet su determinati giochi o film, ho scelto di includerne il voto per dare un'idea su come gli altri hanno reagito al titolo che ho scelto, e per vedere se è concordante col mio voto.
Voto Akki: 6.5

 

RECENSIONE FILM: Into the Woods



La Disney è una delle compagnie multimilionarie più grandi del mondo: è conosciuta in lungo e in largo per tante famosissime opere originali e non, e poi ci sono le cose strane. Cose che non sai neanche perché esistono, ma sono lì perché devono esserlo, ed essendoci, devono essere semplicemente viste ed accettate per ciò che sono. Oggi guardiamo con attenzione il film-musical-filmdacicloaltatensione “Into The Woods”.

Premessa
Si, questa recensione ha una premessa. Avevo tutte le migliori intenzioni per questo film, e l’ho comprato in edicola in un impeto d’amore per la mia ragazza, pensando “mah, stasera filmettino, lo guardiamo belli belli nel pail, stiamo tutti vicini vicini e tranquilli”. E poi

La storia
Into the Woods rappresenta più favole mischiate in una: partiamo con ordine, parlando della prima storia, quella dei due fornai, marito e moglie, su cui per qualche scherzo del destino si è abbattuta la sventura di una orribile maledizione da parte di una strega, che ha reso la donna sterile e l’uomo distante dal padre a causa di un furto fatto da quest’ultimo tempo addietro. A seguito vi sono la storia di Cappuccetto Rosso, di Cenerentola, di Raperonzolo e di Jack (quello del fagiolo magico). Per spezzare la maledizione dei due fornai, questi hanno bisogno di recuperare una cosa da ogni “rappresentante” della propria storia, e a dire la verità l’inizio è molto convincente. I personaggi sono ben delineati, rappresentano bene la loro controparte fantastica e si legano in modo preciso alla canzone e alla strofa che cantano e ripetono. I problemi cominciano a verificarsi da circa metà film, in cui non si sa perché, non si sa come, non si sa cosa si fosse fumato il regista, tutti cominciano a fare cose a caso e non vi sono assolute spiegazioni. Non vi sono vere interazioni tra i personaggi, non c’è comunicazione, tutto è attraverso lo specchio di un musical talmente forzato da essere davvero inutile sulle note finali. Insomma, se la parte “musical” fosse stata solo l’incipit della storia e si fosse fermato lì, sarebbe stata la storia perfetta, ma questo “After Story” che diluisce inutilmente 45 minuti di storia è sgradito e mal fatto, usato solamente per lanciare palle curve senza senso che lasciano solo interrogativi non risposti, che non staremo qui ad elencare se no facciamo seriamente notte.

Comparto tecnico
Partiamo dal fatto che per essere un film del 2014, si regge abbastanza bene. E dico abbastanza perché Alice in Wonderland nel 2010 fa una figura migliore, e la sceneggiatura/coreografia da teatro cerca di smorzare la mancanza di fondi, ma quasi inutilmente. I costumi sono ben fatti, sono originali e ben legati ad ogni personaggio. Le canzoni… Le canzoni. Sono lì perché devono esserci, e per carità, all’inizio sono orecchiabili, ma verso la fine non nascondo di aver guardato sbigottito lo schermo chiedendo solo “perché” tante cose stessero accadendo senza un cenno di minima coerenza con qualsiasi cosa.

Commento finale
Insomma, Into the Woods è potenziale sprecato, tantissimo potenziale sprecato. Parte con le migliori intenzioni, con tanti bei personaggi interpretati da tanti begli attori e attrici (ah, dimenticavo, ogni attore è definito con solo il nome, ma gli autori si sono ben ricordati di distinguere Johnny Depp dagli altri come “As the Wolf” o “E’ IL LUPO”, perché sapete, NON SI ERA CAPITO CHE GLI HANNO SQUARCIATO LA PANCIA ED E’ USCITA CAPPUCCETTO ROSSO DA DENTRO-ehm), ma ciò che manca da metà film in poi è la coerenza. Coerenza con ciò che c’è intorno, con l’ambiente, con sé stessi, con tutto! Il film decide semplicemente un giorno di fare così e fa così fino alla fine, personaggi muoiono a caso, persone fanno cose a caso e tutti vissero felici e contenti.


Se non si era capito, non guardate sto film. Guardatevi Chicago o Burlesque, fanno un lavoro molto migliore a divertire sfruttando la formula del Musical. 


venerdì 6 maggio 2016

Akki Games! Capitolo 44 - Bayonetta (Wii U)


Platinum Games si è sempre distinta dalle altre case produttrici per aver concepito vari titoli dalla qualità molto alta, spesso e volentieri dalla natura hack n' slash. Dopo un titolo di nicchia come Madworld su Wii, Bayonetta è riuscito a fare la differenza. 

La storia
Bayonetta è una strega risvegliatasi senza alcuna memoria dopo un sonno lungo 500 anni. La trama si strotola man mano che andiamo avanti nel gameplay, ma pressocché si mantiene su una sola falsariga: distruggi tutto ciò che hai davanti che possa appartenere al paradiso, visto che ti vogliono morta. Purtroppo in questo caso la trama è così marginale, che anche il solo parlare degli eventi che si sviluppano nel primo capitolo risulta in uno spoiler. C'è poco contenuto nella storia, ed il cast dei personaggi è molto circoscritto, con solo le due streghe (Bayonetta e Jeanne), il tipo di colore che vende roba nei gates of hell, il becchino visto all'inizio, il giornalista d'assalto Luka, e i vari angeli che vengono convenientemente asfaltati nel corso del gameplay.

Gameplay
Il vero succo sta nel gameplay, però!
Primo tra tutti, il gameplay di Bayonetta si basa su un sistema di schivate che, una volta compiute, portano il tempo a rallentarsi per lasciare spazio in cui si possono infliggere maggiori danni. I comandi sono abbastanza intuitivi, le due levette analogiche si usano per muoversi/girare la visuale, B per saltare, A per fare gli attacchi forti, X per quelli deboli, Y per sparare, ZR per schivare (premendolo due volte potremo trasformarci da metà gioco in poi), ZL per cambiare set di armi (avremo una svariata moltitudine di armi a disposizione, che vanno da spade a pistole a set di guanti che compiono danni elementali).
A parte il sistema di trasformazione in vari animali da sbloccare e quello di schivate, c'è anche un robusto sistema di combo e di power upping tramite oggetti da trovare un po' come negli Zelda: i cuori di strega aumentano la vita, bisogna trovarne 4 per aumentare la vita di un po' oppure comprarne uno nel negozio. Stessa cosa per le pietre di luna, frammentate in 2 parti, oppure ottenibili dallo shop del gioco. Bayonetta non è un gioco facile, pertanto non è per tutti: basandosi sul sistema di schivate, richiede extra attenzione da parte del giocatore per quanto concerne i movimenti dei nemici. In aggiunta, vi sono anche vari costumi sbloccabili, e nel caso della versione Wii U, ce ne sono già 4 (Peach, Daisy, Samus e Fox) con diversi power up aggiunti. 

Comparto tecnico
Il motore grafico del gioco non è datato, ma per qualche motivo tende a perdere molti frames nei momenti un po' più concitati, e questo mina un po' il gameplay nelle sezioni in cui sono necessari movimenti rapidi. Le animazioni sono ben fatte, e le cutscenes sono tutte sviluppate in engine di gioco in due modalità: una a mo' di fumetto tridimensionale, l'altra più classica con personaggi in movimento nell'ambiente, seppur ben più rara da vedere nel gioco. Le musiche sono molto ispirate, hanno un vibe simile a quello dei Devil May Cry, ma con un mood molto più stiloso "da passerella", per legarsi al carattere della strega. Anche il doppiaggio è convincente, ed è disponibile in due versioni, Originale e Inglese (io consiglio l'inglese, da a Bayonetta un tocco di "artista della moda" che male non fa). 

Commento finale
Bayonetta è un gioco fuori dagli schemi: sa quello che vuole, attira un pubblico ovviamente maschile per le forme della protagonista ed ha un gameplay solido e potenzialmente illimitato nelle mani di un bravo giocatore. Il carattere della protagonista non fa che aggiungere carne all'arrosto, insieme alle interazioni con gli altri personaggi (ricordiamo ben pochi) nell'ambiente. Con soli 17 capitoli, Bayonetta promette, esaudisce e fa molto di più. E' un must buy se trovate il gioco insieme a Bayonetta 2. L'arsenale di armi e la quantità di sbloccabili lo rendono anche molto rigiocabile, quindi non vedo perché non fare un tentativo e comprarlo.




giovedì 5 maggio 2016

Akki Games! Capitolo 43 - Saints Row the Third: The Full Package (PS3)


Nel panorama videoludico, uno dei generi più mainstream è quello degli open world: veri e propri mondi virtuali in cui tu, e solo tu, puoi fare ciò che vuoi senza limiti. Esponenti di questo genere sono i Grand Theft Auto, il recente Skyrim, e da un po' di tempo Saints Row, che dopo un poco convincente secondo capitolo, torna all'attacco con Saints Row The Third. contando oggi, Saints Row è arrivato al quarto, pubblicato nel 2013. Vediamo con occhi nostalgici, quindi, Saints Row 3, o "The Third", uscito ben 5 anni fa.

La storia
A seguito di una serie di eventi, i Third Street Saints sono diventati una società criminale multimiliardaria, in cui i membri vengono trattati come vere e proprie star. Vediamo quindi la storia svolgersi proprio durante una rapina in banca, in cui noi, Shaundi, Johnny Gat e Birk ci ritroveremo a sradicare un'enorme cassaforte con un elicottero, e dovremo difenderla a suon di piombo. 
Dopo la fallita rapina in banca, i Saints vengono incastrati da un uomo di potere di nome Philip, e nel tentativo di ammazzarlo, Johnny non riuscirà a salvarsi. Saints Row, quindi, comincia così, in modo molto esagerato e surreale, e a dire la verità si manterrà così per tutta l'esperienza di gioco: i personaggi sono tanti, variegati, e ognuno rientra nel concept stereotipico a cui è stato assegnato.
La caratteristica di Saints Row sta nella propria evoluzione graduale: all'inizio ci troveremo a dover riconquistare le strade, e da metà gioco in poi, potremo tranquillamente definirci come al pari del sindaco in quanto a potere.
Nonostante l'enorme quantità di stereotipi, Saints Row non cade nel banale, poiché ogni personaggio sfrutta la propria personalità per rompere il quarto muro e far capire al giocatore che "si, siamo fatti così, e se ti piace ben venga, in caso contrario puoi dare dentro questo gioco". I personaggi, le vicende, il sistema di scelte per tutta la storia, tutto è scritto divinamente, e la scelta di lasciare a noi giocatori la possibilità di fare ciò che si vuole, stavolta anche con la storia e con il finale, da una libertà impressionante al giocatore voglioso di nuovi contenuti.

Il gameplay
Insomma, la base c'è ed è molto robusta, ma il gioco si gioca bene? 
Chi ha giocato a giochi come GTA non si troverà subito a casa, per varie motivazioni: primo tra tutti il sistema di comandi, molto diverso ma anche molto comodo alla lunga. Col passare del tempo ci abitueremo a premere Cerchio per aprire la ruota delle armi, X per saltare, R3 per gli attacchi in mischia, L1/R1 rispettivamente per mirare e sparare, triangolo per interagire con l'ambiente, L2 per correre ed R2 per lanciare granate. Ciò che cambia moltissimo rispetto a GTA è il sistema di guida. E' surreale, è improbabile, è impossibile, ma, sempre alla lunga, risulta essere molto più preciso e governabile di quello di GTA. Così come anche la varietà del gameplay. Questo gioco è un open world potenzialmente infinito offline, la quantità di attività da fare è impressionante, si può andare da missioni in cui bisognerà scortare persone a vere e proprie carneficine in cui noi avremo le armi con munizioni infinite, o in cui noi comanderemo un carro armato indistruttibile per guadagnare quanti più soldi possibili tramite i danni provocati alla città. Altra differenza rispetto a GTA è il fatto che stavolta non dovremo pensare solo alla polizia, ma anche alle gang. Ce ne sono circa 3 in tutta Stilwater, con l'aggiunta di una quarta molto più avanti nel gioco, e ogni volta che per errore colpiremo o uccideremo qualcuno di loro, vorranno sangue e non si scrolleranno di dosso. Il vero pericolo in questo gioco sono infatti le gangs, molto più forti della polizia in quanto a numero, potenza di fuoco e quantità di macchine a disposizione. Ad aggiungere ancora più profondità al gameplay, la mappa di gioco è divisa in aree, ed una volta conquistate potremo avere più guadagno orario (un po' come Assassin's Creed) e sconti nei negozi. Come se tutto ciò non bastasse, abbiamo anche un leveling system, sia per il nostro personaggio, sia per le armi, e tutto viene gestito dai soldi. Potremo anche richiamare amici o gangs per farci aiutare nel momento del bisogno, e la lista non finisce qui: Saints Row è un gioco molto solido, forte e prepotente, che non si accontenta di essere un open world, ma anche uno shooter, un gioco di corse e tanto altro, mantenendo sempre la propria identità e strizzando l'occhio a tanti fan di altri giochi ben più vecchi (c'è addirittura il braccio-cannone di Megaman come arma).

Comparto tecnico
Dal punto di vista grafico, Saints Row presenta un buon motore grafico, che purtroppo, pur mantenendosi quasi sempre intorno ai 30 FPS, tende ad avere gravi singhiozzi in momenti non ben indicati, forse quando ci sono troppi modelli, o forse quando la Playstation 3 non riesce a gestire bene l'ambiente di gioco. Fatto sta che I glitch ci sono, e sono quasi tutti da additare al sistema fisico, che è molto convincente, ma tende a lasciare qualche sbavatura dovuta alla limitazione hardware della console. Havoc è attivo anche sui modelli dei personaggi, specialmente su vestiti e capelli, quindi vi è un minimo di "realismo" fisico per quanto concerne i movimenti. Dal punto di vista sonoro, non ho mai visto un gioco con così tante tracce variegate. Ci sono meno stazioni radio rispetto a GTA, ma la quantità e come sono variegate le musiche fanno contare ogni singola traccia, senza cadere mai nel banale. Si va da gangsta rap a musica classica, fino a metal e dubstep, insomma, ce n'è per tutti. Per quanto concerne il doppiaggio, è in inglese con sottotitoli italiani, e potremo scegliere la voce (oltre che l'aspetto in ogni singolo particolare) del nostro personaggio. Ogni voce suona bene nel contesto ed è ben calibrata per non sembrare troppo surreale o ridicola.
Un'altra cosa molto simpatica sta anche nel fatto che vi sono una serie di scene con musiche molto ispirate o anche veri e propri cori di persone che cantano insieme alla canzone, insomma, roba fantastica e piccole accortezze che vanno sempre a contare bene in un gioco del genere. 

Commento finale
Immaginate se Panty & Stocking, GTA e Ratchet & Clank avessero avuto un rapporto a 3 per avere un figlio: quel figlio sarebbe Saints Row. Umorismo fuori dagli schemi, tamarraggine pura fiondata in ogni angolo dello schermo, qualità audio/video fantastica e storia robustissima (anche per chi non ha mai giocato i precedenti) rendono Saints Row 3 il perfetto anti-GTA, o l'alternativa da giocare quando si è finito quest'ultimo almeno una dozzina di volte. Lo consiglio vivamente, è un gioco molto curato e molto ben pensato.

 

martedì 3 maggio 2016

Akki Games! Capitolo 42 - Mirror's Edge (PS3)


2008. La DICE, casa produttrice oggi conosciuta grazie ai Battlefield, rilascia un titolo tanto strano quanto ispirato: Mirror's Edge. A differenza di tanti altri titoli FPS, questo offre una varietà di gameplay tutta nuova, basata più sul parkour che sulle banali e ormai sature sparatorie. 

La storia
Mirror's Edge è un gioco che si concentra su una trama - canovaccio, in cui vediamo un'utopica città super tecnologica e piena di difese socialmente spaccata a metà a causa di interessi politici e sociali divergenti. Parte della gente non d'accordo con il cambiamento della città è stata criminalizzata, arrestata o allontanata, mentre altri si sono allontanati da entrambe le parti per compiere il ben più rischioso lavoro di tramite tra una sponda e l'altra. Questi sono i Runners, e noi facciamo parte di questo gruppo. Impersoniamo i panni di Faith, ragazza che, come ogni runner che si rispetti, riesce a visualizzare i punti per saltare o per fare parkour come rossi. Nel corso della storia, la sorella di Faith, Kate, viene incastrata in un omicidio di un uomo di politica. E' compito di Faith quello di scagionarla e liberarla dalle minacce incombenti tramite la sua rete di contatti e monitorandola costantemente.

Gameplay
Il gameplay di Mirror's Edge è il fulcro del gioco, e la mappatura dei tasti è alquanto complessa. L1 ed L2 servono rispettivamente a saltare e accovacciarsi, R2 serve a dare pugni, triangolo per disarmare la gente (alcune volte come una sorta di QTE bisogna farlo quando l'arma di colora di rosso), X per interagire con l'ambiente, quadrato per la prospettiva del runner, che non fa altri che rallentare il tempo. 
Il problema del sistema di gioco sta nell'imprecisione di quest'ultimo. Non solo i tasti sono seriamente troppo complicati per un gioco del genere, ma spesso e volentieri Faith deciderà di sua sponte di piantarsi contro i muri, o non fare corse contro il muro, o di non girarsi, o di non saltare, o di non fare tante azioni che noi cerchiamo invano di impartirle. In aggiunta, la modalità normale è spietata, non lascia spazio all'errore e Faith è più fragile di un foglio di carta velina. E come se non bastasse, il sistema di shooting è abbastanza impreciso e inserito a forza, dato che non esiste neanche un sistema appropriato per mirare o sparare con più precisione. Insomma, seppur solido, il sistema di comandi ci mette troppo ad essere compreso, e risulta nel primo gameplay pieno di pura frustrazione a seguito di un numero troppo elevato di game over, e di morti/azioni completamente dettate dal caso e da ciò che vuole il gioco.

Comparto tecnico
Dal punto di vista tecnico, Mirror's Edge è un autentico gioiello scintillante: i grandi grattacieli bianchi e specchiati fanno ancora oggi un'ottima figura su console di last gen, e si riesce tranquillamente a mantenere un confronto testa a testa con consoles del calibro di PS4, seppur la fluidità non sia sempre ottimale. Ad intervallare i pochi capitoli (solo 9) vi sono convincenti cutscenes animate in 2D, che seppur positive, non vengono accompagnate da un doppiaggio al limite del sufficiente. La voce di Faith è fuori luogo, mentre quelle del resto del cast, bene o male, riescono ad entrare nell'ambiente quasi perfettamente. Per quanto concerne il sonoro, le tracce sono poche e puramente ambientali, e i suoni risultano più che adeguati alla situazione in cui si presentano. 

Commento finale
Mirror's Edge è un gioco bello. La bellezza del gioco, però, viene minata da un gameplay sbavato e in certi punti poco pensato. Spero vivamente che il seguito corregga tanti problemi e sistemi la lunghezza generale del gioco.


lunedì 2 maggio 2016

Akki Games! Capitolo 41 - Disaster: Day of Crisis (Wii)



Ci sono giochi che brillano nel panorama di una console. Ci sono poi giochi che, per vari motivi, non riescono a spiccare come quelli di prime parti, e spesso e volentieri risultano essere molto solidi e apprezzabili nel contesto.

La storia
Disaster: Day of Crisis prende spunto dai più grandi film Hollywoodiani per presentare un gioco action in cui il protagonista, Raymond Bruce, fa parte di un servizio di salvataggio civili in situazioni d'emergenza. Il gioco comincerà con la perdita di un caro amico di Ray, chiamato Steve, che gli dirà la frase "non puoi sempre salvare tutti" prima di cadere in un pozzo di lava incandescente. Successivamente a quel tragico evento, Ray si ritroverà a dover restituire un oggetto che Steve gli diede in punto di morte alla sorella: una vecchia bussola. Trovato finalmente il coraggio, Ray si accinge a incontrare Lisa, la sorella di Steve, ma proprio nel momento in cui sta per incontrarla, si verificano vari sfortunati eventi, che allontanano Ray da Lisa. Lisa, e lo scienziato di cui lei è assistente, vengono rapiti da un gruppo di soldati terroristi chiamato SURGE, che minaccia lo stato americano e il presidente Lewis in particolare di accettare le loro condizioni, in caso contrario detoneranno le testate nucleari che hanno come deterrente. Tutto questo contornato da un sacco di varie calamità che andranno protraendosi per il corso di una singola giornata.

Gameplay
Il gameplay di Disaster è alquanto singolare. Si suddivide in varie tipologie di gameplay, che vanno dall'esplorazione in cerca di superstiti delle varie calamità, al salvataggio di suddetti superstiti, a momenti di puro "minigioco" in cui dovremo fare svariate azioni, quali correre o curare i superstiti feriti, a vere e proprie sezioni di guida, fino alla seconda macroparte, grande quanto quella d'esplorazione, che consiste in un vero e proprio sparatutto su binari. Molti dei movimenti vengono applicati alla feature del movimento del telecomando Wii, che in combo col Nunchuck, si presenta essere una trovata alquanto comoda e precisa per fare le svariate attività del gioco. Si andrà da movimenti con lo stick del Nunchuck a movimenti con entrambi i telecomandi, a sezioni molto più ponderate in cui dovremo premere i tasti in sequenza per evitare la morte. Insomma, parte del gioco consiste anche in Quicktime events molto larghi e che lasciano tranquillamente margine all'errore, facendo risultare il gioco molto più fluido di ciò che sembra. In aggiunta vi sono anche due interessanti sistemi di leveling, uno delle armi, in cui si potranno aggiornare tramite prove al poligono di tiro o più semplicemente comprandole, e uno del personaggio stesso, che potremo personalizzare salvando quante più persone possibili. Il realismo per quanto concerne il corpo di Ray è uno dei pregi di questo gioco: seppur riesca a prendere colpi peggio di un carro armato, risulta comunque essere molto fragile in condizioni non favorevoli, e tutto dipenderà dalla nostra prontezza di riflessi e scaltrezza per farla franca anche nelle situazioni più concitate.

Comparto tecnico
Seppur il motore grafico sia evidentemente e volutamente sporco, nelle texture e povero di tanti particolari, funziona nel complesso, e offre la sensazione di città in rovina o campagna rigogliosa in preda alle calamità naturali che può essere visto solo in film (o giochi) di tale tematica e calibro. I modelli di gioco non sono molto dettagliati, ma in un certo senso ricordano l'engine del gioco GodHand, o dei giochi Namco della fine era PS2, risultando comunque piuttosto apprezzabili nel complesso. Non ci sono moltissime tracce musicali particolari nel gioco, ma tutte riescono a funzionare bene nel contesto e a non risultare fuori luogo. Il tutto è contornato da un piacevole e convincente doppiaggio inglese, che conferisce al gioco tutt'un'altra dimensione, molto da telefilm di calamità naturali.

Commento finale
Insomma, se vi piace il ciclo alta tensione di Canale 5 e avete un Wii, compratevi Disaster, è un gioco piacevole, scorrevole, ben fatto, per nulla pretenzioso. Una gemma nascosta e (sfortunatamente) oscura nel parco titoli Wii. Offre alcune ore di divertimento e ciò è quello che importa. Lo consiglio caldamente a tutti i possessori del Wii. 


Akki Games! Capitolo 40 - Onechanbara ZII Chaos


I beat-em up sono un genere di giochi a cui non mi sono mai avvicinato più di tanto. Un po' grazie a Senran Kagura, un po' grazie a Hyrule Warriors, e un po' grazie a questo gioco, tanto conosciuto nell'internet per le protagoniste succinte e dai... toni importanti.

La storia
Onechanbara ZII Chaos non ha assolutamente come obbiettivo primario la storia. Partendo da questo presupposto, sappiamo benissimo tutti che il principale motivo per cui il gioco ha venduto è per le 4 protagoniste e per il gameplay. 
In grandi linee, la storia tratta di due clan di vampiri, di cui queste 4 ragazze sono le discendenti dirette, in continua combutta tra di loro, e durante una fomentata battaglia, si ritrovano in una vera e propria apocalisse zombie. Di qui in poi lo scopo delle 4 ragazze sarà quello di ammazzare tutti gli zombie per scoprire che sta succedendo nel mondo. 

Gameplay
Il gameplay è molto semplicistico, e si apre a tutti i tipi di giocatori, ma data la natura del titolo è ovvio come sia più indirizzato ai button masher (coloro che premono sempre gli stessi tasti per fare sempre la stessa combo, e a buon ragione direi pure). Il tasto quadrato è adibito a colpo base, triangolo a colpo più forte, X per i salti, R2 per le schivate/corsa, R1 per il lock-on, L2 per cambiare arma tra principale e secondaria, L1 per togliere il sangue dalle armi, R3 ed L3 premuti insieme fanno trasformare i personaggi, i tasti freccia su e giù servono a cambiare personaggio, e dulcis in fundo il touchpad serve a evocare tutti i compagni a mò di assist per utilizzarli fino a tutti e 4 contemporaneamente. Esiste anche un marginalissimo sistema di power-up e oggettistica, che rimane lì dov'è, la prevalenza del gioco viene infatti sempre e comunque data dal gameplay di base, che si riassume nell'andare di zona in zona a distruggere tutto. Ogni personaggio ha più o meno il proprio stile: Kagura e Aya usano le spade, mentre Saki e Saya usano i pugni e spade/motoseghe. La varietà non è tantissima, ma riesce a cambiare perlomeno la velocità del gameplay.

Comparto tecnico
Senra- Volevo dire, Onechanbara non ha uno stile grafico molto particolare, anzi, a dire la verità l'unica cosa che si salva è la cura e il dettaglio nei modelli poligonali delle fanciulle. Il resto cade molto nel blando, sia i nemici, di cui ne vedremo circa 800 nello stesso posto con le stesse medesime animazioni, sia le ambientazioni, che a parte qualche bel lavoretto di world reflection rimangono molto nel generico. Per quanto concerne il suono, le canzoni sono orecchiabili, giuste nel gioco, ma inadatte da ascoltare fuori dall'attività di gameplay. Le doppiatrici sono ok, ma sfociano nel borderline ridicolo quando biascicano le parole in giapponese, è altamente consigliato giocare il gioco in lingua originale. Esistono anche vari costumi per le protagoniste, così come la possibilità di cambiare il colore del sangue da rosso in verde o... bianco.

Commento finale
Non prendiamoci in giro, Onechanbara è un gioco fanservice con un gameplay mediocre e da sbadigli che non offre assolutamente nulla di divertente nel complesso. E' un vero peccato, considerando che poteva sollevarsi dalla massa dei giochi generici diventando semi-decente. 
Storia poco interessante, personaggi stereotipati, gameplay mediocre, l'unica cosa che si salva è il main theme e i modelli delle quattro protagoniste.


ndr il trailer fa vedere quasi tutto il gioco. Non scherzo.

domenica 1 maggio 2016

Akki Games! Capitolo 39 - Metroid: Other M (Wii)


La serie dei Metroid è una di quelle poche serie Nintendo che non ho mai avuto modo di toccare con mano. Dopo il convincente E3 di quel lontano 2009, le mie intenzioni erano più che positive di, per la prima volta nella storia, iniziare a giocare questo inusuale brand, stavolta capitanato dal Team Ninja, oggi famoso per tutte le ragioni sbagliate, che elencheremo più avanti.

La storia
La storia di Metroid: Other M comincia proprio dove finisce l'originale Super Metroid, in cui vediamo una Samus distrutta emotivamente dalla perdita del piccolo di Metroid, che durante uno dei suoi viaggi, avverte una richiesta di aiuto da una base spaziale chiamata "Arca". Successivamente, Samus entrerà in contatto con un team di soldati capitanato da Adam Malkovich, un uomo a cui Samus sembra particolarmente legata da un punto di vista affettivo. In sostanza, ci sono delle cose strane che accadono nella base Arca, e Samus si unirà a questo plotone di soldati per scoprire che sta succedendo. 
Ciò che possiamo notare fin da subito è la più, forse, grossa nota stonata di Metroid: Other M. Da non fraintendere, però, con un punto negativo, dato che offre una profondità totalmente diversa al gioco. In tutto il corso della nostra esperienza, noteremo Samus pensare fra sé e sé, esprimendo i suoi pensieri e dimostrando una paura e una ingenuità che mai si è vista in qualsiasi altro Metroid, gioco fino a prima dell'uscita di Other M conosciuto per essere impersonale e puramente esplorativo. Data questa nuova profondità, il gioco si presenta molto più legato ad un filone narrativo che ha bisogno di procedere, lasciando veramente poco spazio ad una vera e propria esplorazione dell'ambiente.

Gameplay
Il gameplay è forse la cosa più strana del prodotto, ma andiamo con ordine. Tanto per cominciare (Spoiler alert, anche se viene detto all'inizio del gioco)Samus ha tutti i potenziamenti fin dall'inizio, ma decide volutamente di non usarli per non provocare danni all'ambiente circostante. (fine spoiler) Per questo motivo, dovremo aspettare per avere tutti i poteri possibili e consentiteci dal gioco. Per quanto concerne i comandi, qui arriva il bello: Il controller si tiene come con New Super Mario Bros o Brawl, quindi in orizzontale. I tasti freccia sono adibiti al movimento, il tasto A alla Morfosfera, il tasto 1 a sparare, il 2 a saltare, mentre si può passare in prima persona PUNTANDO IL CONTROLLER CONTRO LO SCHERMO. Un attimo, fate sprofondare questa frase. Il gioco ha una visuale in prima persona, e per accedervi bisogna cambiare la posizione del telecomando da Orizzontale a due mani a verticale ad una mano, puntandolo contro lo schermo. Questa scelta, insieme ad un sistema non preciso di mosse finisher e schivate, fa diventare Metroid Other M uno dei giochi più complessi da giocare con solo il telecomando, portando il giocatore a pensare un valido motivo per cui il gioco non sia stato concepito per la combo Nunchuck + Wiimote. In generale, il gioco si mantiene sull'esplorazione dell'arca attraverso i 3 settori, nell'ordine tematizzati in Giungla, tundra e deserto/vulcano. Tutto il gioco si riassume in un sistema di schivate ed attacchi abbastanza ben congegnato, contornato però da una quasi ripida curva di apprendimento, per cui si ha bisogno di minimo 3 ore di gioco per comprendere a fondo il funzionamento e la meccanica di ogni cosa, dato che il tutorial all'inizio fa un borderline pessimo lavoro ad introdurci al sistema di comandi. Una grossa inconsistenza che è utile far notare è come ci sia costante bisogno di guardarsi intorno. Mentre questa cosa poteva essere accettata in Metroid Prime (che ricordiamo essere una trilogia di capitoli in prima persona), in Other M rallenta il gameplay in modo pazzesco, forzandoci in molti punti della storia a fermarci e a guardare quello che il gioco vuole che guardiamo, che talvolta è talmente tanto piccolo come particolare che ci passeremo per errore sopra o, nei casi limite, avremo addirittura bisogno di una guida online per capire dove mettere il cursore. I bonus tornano, e sono molto più che ben accetti, dato che offrono un vantaggio non indifferente. A fine storia è poi possibile sbloccare un secret ending sulla falsariga di SuperMetroid.

Comparto tecnico
Dal punto di vista tecnico, c'è da dire che Other M è uno dei giochi su Wii più puliti dal punto di vista grafico. E' fluido, è ben fatto, le textures sono pulite e non ci sono troppi segni di sbavatura, e le cutscenes, per risparmio di spazio, sono state prodotte in parte come pre-renderizzate, e in parte con lo stesso engine di gioco, offrendo un'impressione à la Kingdom Hearts che mai guasta. Per quanto concerne la qualità dei modelli, un plauso particolare va fatto a quello di Samus, che sia in Tuta Zero che in Power Suit ha un livello di dettaglio quasi maniacale, soprattutto sulle riflessioni della luce. Una nota di demerito va, invece, data alla qualità del resto dei modelli, che seppur curati, rimangono tremendamente anonimi e poco interessanti. Per quanto concerne il comparto sonoro, è stato ben studiato, riutilizzando vecchie tracce degli originali Metroid, ovviamente rimasterizzate, e nuove, prevalentemente ambientali.

Commento finale
Metroid: Other M è un lavoro riuscito a metà. Il Team Ninja aveva tutte le carte in regola per fare un seguito - reboot come si deve, ma a causa di questo titolo e di alcuni altri seguiti della loro stessa casa, si sono presi la nomea di "rovina-reboot", pertanto spesso e volentieri, molti recensori o giocatori hanno paura a comprare o a vedere cosa ne uscirà di un loro prodotto finito, che come in questo caso è perfetto sulla carta, ma sufficiente nel complesso. Certamente il fatto che Samus abbia una personalità le offre una profondità tutta nuova, così come il gameplay in TPS (third person shooter) misto all'ambientazione tridimensionale non può aver fatto altro che benefici, ma il resto, ergo il sistema di comandi poco intuitivo e un cast generale di personaggi troppo debole, ha fatto sprofondare la nave ancora prima di farla partire. In tutti i casi, una volta presa la mano, il gameplay diventa piuttosto fluido, e in generale il gioco è più che sufficiente, mostrando un numero quasi infimo di glitch, pertanto va giocato comunque.