giovedì 20 febbraio 2014

Akki Games! Gravity Rush


Gravity Rush è un titolo di lineup prodotto per Playstation Vita nel 2012 da Japan Studio. Caratteristica peculiare di questo gioco è  proprio la sua meccanica, caratterizzata dallo sfruttamento della gravità a proprio vantaggio. Ma può solo questo essere uno dei punti di forza del gioco? Scopriamolo insieme.

Trama
Conosciamo una ragazza senza nome, che  ha dimenticato il motivo per cui si trovi in quella strana città nominata Hekesville. Si troverà vicino a uno strano gatto, che le darà la possibilità di comandare la gravità. E’, però, da questo momento, che la trama inizia a disperdersi per poi riguadagnare una sorta di conclusione intorno al capitolo 16 del gioco. Fino a questo capitolo, infatti, la protagonista (poi nominata Kat) si troverà contro un nemico figurato, rappresentato da una ragazza simile a lei, ma contro di lei, chiamata Raven. A parte questo, e a parte il fatto che venga dato un nome anche alla “razza” che rappresenta Kat (le Shifter, ragazze capaci di comandare la gravità a proprio piacimento, di qui il nome del titolo “Gravity Rush”), non c’è davvero niente di più, a parte la conclusione, a mio parere davvero troppo affrettata.
Gameplay
Dal punto di vista di comandi, ci ritroviamo a comandare una ragazza capace di sconvolgere tutte le leggi della fisica semplicemente tramite la pressione del tasto dorsale “R”. Mappati, poi, sul pulsante Quadrato l’attacco standard, e sul pulsante X il salto, i comandi si concludono nel tentativo di concatenare più mosse possibili, abbinando i calci della ragazza ai suoi poteri.  Ad aggiungersi, però, c’è anche il tentativo degli sviluppatori di utilizzare il giroscopio della console per gestire, in abbinamento alla levetta analogica destra, la visuale in prima persona o nel momento in cui il personaggio si trova a mezz’aria. I problemi, però, sorgono proprio qui: Mentre il giroscopio può sembrare un’ottima trovata, è si originale, ma anche molto confusionaria, dato che provoca, il 90% delle volte, un grave disturbo a livello di telecamera, che turbinando, non da una chiara visione dell’azione. Un’altra nota di demerito va anche alla scarsa possibilità di comandare il personaggio a piedi. Kat, infatti, se non è a mezz’aria, è molto imprecisa da comandare a causa di salti poco realistici compiuti dalla ragazza, e a causa dell’alta imprecisione degli attacchi, che si limitano a un semplice calcio a mezz’aria (o a una serie di poteri trovati solo in momenti successivi).
Per dare al giocatore la massima possibilità di personalizzazione, Japan Studio ha pensato di creare un sistema di “esperienza”, attribuita alle gemme raccolte nel gioco: utilizzandole, infatti, è possibile potenziare i già particolari poteri di Kat.



Comparto tecnico
Dal punto di vista grafico, ci sono alti e bassi: l’alta qualità degli shader e l’espressività dei personaggi non nasconde la scarsa qualità di alcune textures, che più di una volta “sgranano” in modo abbastanza fastidioso, dimostrando una scarsa cura a livello di ambienti e texture 2D. Ciò non è giustificato, dato che altri giochi usciti a ridosso dell’uscita della console sono riusciti a comporre un’ottima atmosfera (es. Littlebigplanet). Ad aggiungersi vi è anche un effetto di popup, provocato dalla scarsa velocità di calcolo della console e dalle limitazioni del gioco stesso.
Dal punto di vista sonoro, ritroviamo ottime tracce in strumentale, che però tendono a ripetersi, data la durata ridotta delle tracce. Ad aggiungersi c’è anche un fastidio di fondo. La voce di Kat è stata scelta per fare due cose: parlare una lingua sconosciuta (che in qualche modo suona come un francese misto a un giapponese, risultando abbastanza stupido come risultato) e urlare come un’ossessa per qualsiasi, e dico, QUALSIASI cosa.

Commento finale
Tiriamo le somme:  Gravity Rush lascia la possibilità di un seguito, e ciò per me è un lato positivo, dato che Japan Studio dimostra di voler migliorare il brand promuovendolo in tutti i modi grazie all’aiuto di Sony.  Controlli imprecisi, telecamera confusionaria, storia dispersiva e scelte di sonoro molto contestabili contornano uno dei “masterpiece” di PS Vita, che, pensandoci due volte, si presenta con ottime premesse, ma va rapidamente decadendo a causa dei suddetti problemi.

Voto Finale: 6

mercoledì 19 febbraio 2014

RECENSIONE ANIME (archivio): EF- A tale of memories

Attenzione
Questa recensione è datata estate 2013, ed è stata revisionata per
essere resa più bilanciata.

Ndr: Cosa significa "archivio" nel titolo? E' il mio modo per contrassegnare le recensioni che non ho fatto in tempo a pubblicare subito per un problema o un altro. Detto questo, probabilmente avrete occasione di leggere almeno 3 o 4 recensioni tra giochi e anime inedite e rivisitate per essere rese più bilanciate nei confronti di tutti, e soprattutto, non annebbiate da pensieri a caldo.

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Ci sono anime che lasciano il segno. Molte volte, dopo aver visto anime molto tristi, o che hanno comunque un qualche tipo di connessione con lo spettatore, a fine visione si sente un vuoto, e si iniziano a cercare produzioni simili, per colmare il vuoto creatosi nel cuore. Può quest'anime compiere questo lavoro?

“Ef – A tale of memories” è un anime prodotto nel 2008 da Geneon e Frontier Works Inc.

La trama
“Ef” si presenta come un anime puramente sentimentale, che prende a piene mani spunto dalla precedente produzione della medesima visual novel su PC e console. Ciò di cui parla la produzione animata, però, si incentra prevalentemente su tre storie apparentemente distaccate l’una dall’altra: la prima, che parla di un ragazzo di nome Asou Renji, che conosce una misteriosa ragazza con una benda, chiamata Chihiro; la seconda, che parla di un triangolo amoroso complesso tra tre personaggi; la terza, che tratta di un ragazzo con la videocamera in cerca di una produzione cinematografica perfetta fatta da lui. Queste tre storie, in tempi successivi, si rapportano utilizzando come argomenti quello dell’importanza dei ricordi e dell’amore delle persone stesse all’interno delle storie di cui fanno parte. Ciò che però mina quasi completamente la visione dell’anime è una scarsa quantità di informazioni, se non in episodi successivi, e purtroppo, non tutti i personaggi ricevono la stessa cura nello sviluppo del carattere all'interno della serie. A scapito di quanto si possa pensare, Ef non è un anime completamente originale. Si possono ritrovare molti degli stereotipi di personaggi di un qualsiasi anime dello stesso periodo. Certo, non per questo l'anime perde il suo valore iniziale, ma si ha comunque una sensazione di "già visto" che ci porteremo avanti per tutta la serie, a meno che questo non sia uno dei primi anime che vediamo: in tal caso l'effetto potrebbe essere contrario, e potrebbe portare questa serie a essere una delle preferite dello spettatore. Ciò che non dipende dai punti di vista è però la qualità dello sviluppo della trama, che dimostrando intrecci discreti, si mantiene in qualche modo coerente a se stessa, cadendo in alcuni punti in momenti davvero blandi e monotoni, che invogliano lo spettatore ad allontanarsi dalla produzione, se ha già un po' di esperienza sulle spalle in campo anime.

Comparto tecnico
C’è da dire che lo stile grafico si avvicina in qualche modo a quello visto in altri anime come “School Days”, ma si mantiene su un character design unico e indirizzato al “moe”, come molti altri anime dello stesso periodo. Il comparto sonoro è pregevole e di ottima fattura: offre sempre un’ottima base musicale per accompagnare anche i momenti più concitati. Ultimo, ma non meno importante, è proprio il comparto d’animazione, che subisce una serie di picchi nel corso delle puntate: si passa da momenti in cui le animazioni vengono “riciclate” a momenti in cui tali animazioni sono addirittura troppo surreali per essere consone alle situazioni. Una via di mezzo, insomma, non esiste, e ciò è un peccato, vista la qualità di 2/3 delle storie rappresentate, che però prendono piede solo in un secondo momento.

Commento finale
Ef – A tale of memories è un anime da me molto interdetto. L’ho dovuto droppare per ben 3 volte prima di rivederlo tutto e completamente. C’è poco da fare: il 90% delle cose rappresentate nell’anime sono spiegate di fretta o ripetute allo stremo, mentre gli avvenimenti capitano tutti in modo molto veloce e poco distaccato l’uno dall’altro, in puro stile “bakemonogatari”. Questo, purtroppo, è dovuto alla piccola quantità di episodi dell'anime (solo 13), che a mio parere non sono abbastanza per mostrare nel dettaglio una storia così complessa e piena di particolari. E' un anime che consiglio a chi si sta avvicinando al mondo degli anime per la prima volta, in cerca di una storia sentimentale corta e di qualità discreta.

Pro: Character design semplice e ottimale...; storia emotiva e atta all’immedesimazione dello spettatore;

Contro: picchi di animazione troppo sporadici e surreali; spiegazioni poco mirate o troppo prolisse;...Ma trito e ritrito da altri anime di data ben più vecchia.

Voto finale: 7


Qualità fansub: Media – gli MDW hanno fatto un buon lavoro.