mercoledì 24 dicembre 2014

Akki News! "Speciale" (?) Natalizio - Kingdom Hearts 2.5 HD ReMIX


Eeeeee salve a tutti, o voi quattro gatti che leggete ancora (se lo leggete) questo blog!
Io sono Akki, colui che finora ha scritto tutte le belle recensioni che finora avete avuto modo (o avrete modo) di leggere. Quest'oggi, a parte gli auguri di un buon Natale 2014 e di un felice anno nuovo, sono qui per parlarvi di un gioco che è uscito circa all'inizio del mese, e che, quasi per gioco, ho cominciato a giocare così tanto che, anche a causa di un amico, ora sono costretto a platinare. Sia chiaro, non è una costrizione del tipo "che palle, non voglio farlo", ma è più qualcosa del tipo "so che posso farcela, ma è difficile, molto difficile. Insomma, per tagliare corto, mi è stato chiesto, e lo farò, di platinare Kingdom hearts 2 Final Mix, la versione HD del 2.5. "poca roba", direte voi che magari lo avete finito già a difficoltà critica e avete finito il grillario e annessi, ma per me non lo è. Kingdom Hearts 2, in particolar modo il Final Mix, è un gioco mastodontico, pieno di roba, boss, e chi più ne ha più ne metta. Ma ora, il punto focale di questo articolo, qual è?
In sostanza vorrei passare un po' per volta le "nozioni" che ho imparato in questo mese a chi, come me, volesse provare a cimentarsi nell'ardua impresa del platino, ma non sapesse bene come fare. 

Per chi come me ha sempre giocato a modalità normale, lo dico ora e lo dirò sempre: Startate il nuovo gioco a modalità esperto. Perché, direte? Insomma, prevalentemente perché se già avete finito il gioco e avete battuto Sephiroth, le chances di sopravvivere a un boss a modalità esperto sono molto più alte rispetto a chi ha appena preso il gioco e non sa neanche come si differenzia il gameplay dal suo prequel. Difficoltà a parte, ora arrivano i punti cruciali: le fusioni.

Cercate sempre di livellare quanto più velocemente possibile le varie fusioni, magari dando una iniziale priorità alla fusione Valore, che garantisce fin da subito di fare salti più alti e raggiungere zone altroché irraggiungibili con il salto standard di Sora. 

L'ordine con cui io ho personalmente livellato le fusioni è stato questo:
1. Fusione Triade
2. Fusione Valore
3. Fusione Limite
4. Fusione Giudizio
5. Fusione Finale

In aggiunta consiglio anche di livellare nel mentre le invocazioni, usando stitch e spammando fire sul fungo nella camera del tesoro di Agrabah appena sta per finire una barra turbo. Così facendo, la magia usata farà risalire il turbo, e voi avrete la possibilità di letteralmente free farmare le invocazioni in poco più di 8 minuti. 

I problemi principali del gioco, però, arrivano proprio alla fine: ci sono, infatti, ben 5 Silhouettes assenti, 13 Data dell'organizzazione XIII, Terra e l'organizzazione XIII dei funghi, senza contare tutti i tornei con dei record da rispettare (meglio se al primo colpo, non vorrete perdere ancora più tempo, vero?), le missioni delle Gummiship con rango S, e tutti i minigiochi che ancora non avrete probabilmente toccato, tra cui quelli di Crepuscopoli, quelli con lo Skateboard (anche questi con record da rispettare) e chi più ne ha più ne metta. Insomma, come si può fare a superare tutta sta roba? Conviene mettersi d'impegno fin da subito battendo un po' per volta le Silhouettes assenti, partendo circa dal livello 40. Subito dopo conviene fare le challenges dei funghi, ma attenzione, perché se avete fatto un Sora Mago avrete bisogno di Colpo di Grazia Plus, che si sblocca al livello 85. Consiglio di farmare nel mondo che non esiste col Keyblade Gabbiano e l'abilità Esperienza +, e sotto il 50% della vostra energia massima: in questo modo l'esperienza guadagnata si quadruplica, e letteralmente in 30 minuti potrete anche arrivare al 99 con una decina di discese nel mondo che non esiste. Prima di cimentarvi nei funghi, se non l'avete fatto, finite il gioco, e approfittatene per cercare delle guide online. Consiglio assolutamente quelle di Pacey8884, altresì conosciuto come Everglow, un fantastico youtuber che fin dal 2009 sforna video e soluzioni su come fare a riuscire a battere anche i boss più ardui. Lo consiglio vivamente.

Mi spiace di non essere di ulteriore aiuto, ma purtroppo, al mio stato attuale, ho ancora da finire tutte le missioni della Gummiship e da battere i Data + Terra. La strada per platinare Kingdom Hearts 2 Final Mix è ardua e complessa, ma con il giusto impegno si può riuscire a masterare anche questo gioco. 

Auguro a tutti, ancora una volta, un buon Natale ed un felice anno nuovo, noi ci risentiremo nel 2015.
Byebye!

venerdì 7 novembre 2014

RECENSIONE FILM: Blues Brothers 2000 - Il mito continua


Prima di cominciare questa recensione, voglio dirlo, questo film è un po' una parte di me. E' inutile mettere in mezzo le differenze tra il primo film e questo, dopo aver rivisto questo film dopo tanti anni, sono pronto a tirare le somme su quello che è stato, ed è ancora, un film da guardare.

La trama
La storia di questo Blues Brothers parte 18 anni dopo gli avvenimenti del primo film, dandoci il benvenuto con un Elwood che aspetta qualcuno all'uscita della prigione. Dopo circa un giorno di attesa, il padrone della prigione avvisa il nostro protagonista che suo fratello, Jake Blues, è morto ormai da tempo, e non sarà lì a prenderlo. Molti personaggi, tra cui anche Curtis, saranno ormai morti, ed Elwood cercherà di rimettere insieme i rimasugli della vecchia banda, trovandosi inizialmente in compagnia di un ragazzino affidatogli dalla suora che si è anche vista nel primo film. Insomma, tutto il film consiste in un iniziale viaggio alla ricerca di tutti i membri della banda, accompagnato da una serie di ottimi pezzi musicali cantati da cantanti del calibro di Aretha Franklin, James Brown ed Eddie Floyd. La "seconda parte" del film, invece, consiste in una serie di concerti fatti dalla banda per racimolare qualche soldo, arrivando al culmine, che consiste in un concerto ospitato da una strega chiamata Queen Moussette. In tutto il film i personaggi vengono più o meno ripresi come vecchie conoscenze dei protagonisti, portando anche in campo una certa quantità di informazioni distribuite in modo passivo tramite cartelli o messaggi scritti, o attivo tramite proprio i protagonisti stessi.

Lato tecnico
Dal punto di vista tecnico, il film si presenta nei canoni del 1998, presentando però un certo aumento di qualità nei momenti di pura ironia, un po' come nei film di Leslie Nielsen, come "Una Pallottola Spuntata". Inutile dire che dal punto di vista sonoro, la qualità sia molto elevata, proprio grazie alla presenza di tracce famose e parecchio orecchiabili. Anche gli effetti speciali sono piuttosto ben fatti, e raggiungono lo straordinario in alcuni momenti ben definiti, come ad esempio nel concerto in cui i Blues Brothers cantarono un pezzo Bluegress.

Commento finale
Questo film è bello. Non posso dire che sia leggero da vedere, perché non lo è, ma bisogna abituarsi al fatto che in questo film siano presenti parecchie canzoni, e se non si apprezza il genere non si può godere al massimo della qualità del film stesso. Come molti seguiti, poi, questo film ha subito dei grossi colpi da parte della critica, spesso a causa della qualità ovviamente più bassa rispetto al primo film. Nonostante tutto, però, c'è da dire che come seguito è la scelta più giusta. Mi spiego, anche se non è come il precedente, questo film si rivela essere pieno di richiami alla prima produzione, ed è a tratti apprezzabile anche da un pubblico leggermente più ampio. Il primo film sarà sempre fantastico, ma il secondo, preso a sé stante e non paragonandolo a nessun altro, si rivela essere piuttosto buono. Lo consiglio vivamente a tutti quelli che apprezzano la buona musica e l'ironia schietta.

giovedì 4 settembre 2014

RECENSIONE ANIME: Sakamichi no Apollon


Sakamichi no Apollon è un anime prodotto nel 2012 dallo studio MAPPA.

La storia
Quest'anime inizia in modo molto banale e semplice: un ragazzo di nome Kaoru si trasferisce in una nuova città per studiare a causa del lavoro del padre, e si ritrova ad abitare dalla zia per il tempo che gli servirà per studiare. Lì a scuola incontrerà due persone molto importanti ai fini della trama, Sentaro, un ragazzo sempre pronto a fare risse, ma dal cuore d'oro, e Ritsuko, sua amica d'infanzia, che provvede ad aiutarlo qualora lui si faccia male. L'anime procede sulla falsariga di uno shonen ai per i primi 2 episodi, finché poi non si incentra su ciò che importa davvero: la musica. Kaoru e Sentaro suoneranno tantissime volte Jazz, e intorno a questo plot device ci sarà anche Ritsuko, insieme a una serie di complicati triangoli amorosi, che spesso e volentieri troveranno una conclusione sommaria e piuttosto alla buona. 

I personaggi
I personaggi sono piuttosto ben caratterizzati, non però al punto da risultare nuovi o unici nel loro genere. Ciò che li differenzia da "buoni personaggi", però, sono proprio i loro comportamenti: da metà serie in poi, infatti, tutti i personaggi, e sottolineo, TUTTI I PERSONAGGI, compiranno sempre e solamente ed unicamente azioni prive di qualsiasi senso, tornando pochi minuti dopo come amiconi ancora più di prima. E questo è un problema che riguarda i tre protagonisti principali in primis. I personaggi secondari appaiono 10 minuti e fanno in quel lasso di tempo 20 volte di più di quello che avrebbero potuto fare i protagonisti con non 13, ma 25 episodi possibili. 

La grafica
L'animazione e lo stile sono sublimi, nulla da dire, ma questo comunque non copre il fatto che la trama non sia completamente apprezzabile, e vedrete nel commento finale che cosa intendo. Tornando in tema, l'animazione è sempre pulita, magari tende a portare tutto un po' intorno alla "quality" quando un personaggio è relativamente lontano, ma ciò non toglie che siamo di fronte a uno stile si minimalista, ma contemporaneamente molto curato e molto fluido nelle animazioni.

Il sonoro
Il sonoro è forse l'unico pezzo forte dell'anime. Tracce jazz e col pianoforte in solo accompagneranno in modo convincente ogni momento, mai diventando invadenti e sempre perfette per il momento. Ad accompagnare le soundtrack, ci sono ottime opening ed ending, originali e fresche da tutti i punti di vista, mentre i pezzi suonati saranno sempre orecchiabili e ben caratterizzati, ovviamente tutti rigorosamente presi da pezzi jazz reali.

Esperienza visiva e commento finale
Io ho un problema con quest'anime. Forse anche più di uno. Se volete evitare spoiler saltate a piè pari questo paragrafo, perché ne conterrà tanti.
Iniziamo col parlare di quanto i personaggi non siano assolutamente realistici, neanche lontanamente. Nessuno dei personaggi tende a muoversi come farebbe un normale umano, tutti fanno sempre le scelte sbagliate, e queste scelte risulteranno sempre in time gaps inutili che porteranno solo buchi enormi nella trama. A partire da piccoli time gaps di settimane, fino a 8 ANNI, signori, 8 ANNI, quest'anime ci imboccherà con frasi tipo "era meglio così" o "è meglio non continuare", sputtanando tutto quello che si è visto finora. La musica? Una stronzata, è solo un plot device usato per il finale che non ha neanche senso. I rapporti? finito il terzo anno tutti se ne vanno via e chi si è visto si è visto. Non una lettera, non un incontro, non una reimpatriata, nulla di nulla, 8 anni in cui si sono perse le tracce di tutto e di tutti. Questo non ha senso, così come non ha senso il fatto che tutta la trama si è sviluppata per un verso, che poi ha trovato una brusca chiusura proprio a causa delle azioni dei personaggi. Guardare quest'anime è come comprare una moto ma saperla solo avviare. Per farmi capire meglio: la trama darà solamente begli input su carta, che poi non andranno a parare a niente proprio per colpa delle mancanze e dei plot holes enormi quanto una casa.

Non riesco ad apprezzare quest'anime. La ending è molto bella, tutto è molto carino da vedere, ma non ha senso, purtroppo, e ancora una volta mi trovo controcorrente alle scelte della gente. 

Voto finale: 6.5

mercoledì 3 settembre 2014

RECENSIONE FILM: Hanasaku Iroha ~ Home Sweet Home


Salve a tutti, lettori.
Quest'oggi vi esporrò ciò che penso della trasposizione a film della serie Hanasaku Iroha, della P.A. Works, ma lo farò in un modo un po' diverso: invece di esporre i miei pareri e ciò che ho notato all'interno della produzione, dividendo il tutto in una serie di paragrafi, cercherò di parlare di quanto più possibile in una sola volta, dato che essendo una produzione di appena un'ora, i punti non sono moltissimi, e sono meno particolareggiati di quelli ritrovabili in una serie animata.

Il feeling che ci dà questo film è fin da subito di familiarità: ricominceremo subito a rientrare nel solito ritmo della Kissuiso, con i soliti ordini, le solite persone che gironzolano, i soliti avvenimenti, tutto in regola, e questo film non dimostrerà mai neanche l'accenno a voler cambiare questa linea di massima. Ciò che rende questo film particolare è l'inserimento di un enorme flashback che copre ben 3/4 dell'intero film. In questo flashback impareremo a conoscere meglio la madre di Ohana, Satsuki, di cui non si è saputo bene il passato nella serie, se non per il fatto che lei fosse sempre e costantemente contro la madre per una serie di motivi, che stavolta vi verranno spiegati in un modo molto semplice e a tratti artistico. 

Dunque, sebbene tutto sia simile al resto della serie, è giusto dire che vi sia un barlume di "storia" interna al film, che si muove in modo parallelo a quello che si vede nei flashback. Senza spoilerare troppo, diciamo che il focus della storia si incentrerà soprattutto su Nako, che si troverà a lavorare molto più del solito, sia per la Kissuiso che per la sua famiglia, e tutto ciò sarà comunque atto a dare quella condizione di "empatia" allo spettatore, per farlo sentire meglio in simbiosi con le situazioni che accadono nel flashback. In sostanza, il film si muove sfruttando 3 situazioni analoghe che si muovono di pari passo: una è quella di Nako, una è quella di Satsuki e l'ultima, ma non per importanza, è quella di Ohana. 

Ciò che fa brillare quest'anime (pun intended per chi capisse la reference) è soprattutto il fatto che ogni cosa trova una propria conclusione alla fine del film, senza creare sbavature a livello di trama (perché, giusto per dire, questo film è collocato a 3/4 dell'anime, quindi già verso il climax della serie). 
Da un punto di vista prettamente tecnico troviamo una qualità leggermente più elevata di quella visibile nell'anime, e contemporaneamente possiamo senza problemi ritrovare le stesse voci della serie animata, sempre impeccabili e perfette per i personaggi, oltre che altre buone soundtracks, che accompagnano il brano finale, rigorosamente cantato.

Questo film, nonostante tutti i pregi è però una visione piuttosto altalenante come "peso". Intendiamoci, non è nulla da oscar, ma non è neanche qualcosa su cui sputare. E' un film perfetto per chi ha apprezzato Hanasaku Iroha e vuole sapere di più dei personaggi, per aggiungere senso e profondità ad una storia già particolare e bella, ma contemporaneamente semplice e apprezzabile senza troppi problemi.

Voto finale: 8


mercoledì 27 agosto 2014

RECENSIONE ANIME: Hanasaku Iroha


C'è qualcosa che differenzia un prodotto di qualità da un prodotto insulso e fatto solo per cercare di accaparrarsi dei guadagni, e quel qualcosa dipende quasi sempre dall'ambito in cui il prodotto viene creato. Oggi parleremo di Hanasaku Iroha, I colori della fioritura, anime dai 26 episodi prodotto dalla P.A. Works nel 2011.

La storia
Hanasaku Iroha inizia piuttosto in sordina, dimostrandosi anche piuttosto banale ad una prima occhiata. Una ragazzina chiamata Ohana, a causa della madre che ha intenzione di partire per un viaggio con il suo compagno, viene costretta a trasferirsi dalla nonna, che a insaputa della protagonista, è la direttrice di una pensione chiamata Kissuisou. A rendere le cose più mosse, inoltre, vi sarà fin da subito la dichiarazione di un ragazzo alla protagonista, che non potrà far nulla se non partire per poi rimandnare il discorso a data da destinarsi. Sarà però proprio nel momento in cui Ohana metterà piede nella Kissuisou, che le cose inizieranno a cambiare: piuttosto che abitare lì a "scrocco" come nipote, dovrà lavorare nella pensione come cameriera insieme al personale, e dovrà guadagnarsi il posto in cui vivere e in cui stare. Ad aggiungersi a tutto questo ci sono una enorme quantità di situazioni che andranno a colpire tutto il personale della pensione, che in un modo o nell'altro supererà ogni problema nel migliore dei modi. Insomma, da quel che traspare, questa storia riguarda non tanto un copione ben delineato, quanto più un canovaccio di situazioni che si ripercuoteranno in modo quasi istantaneo ogni qualvolta vi sarà un avvenimento, bello o brutto che sia. 

I personaggi
Aaah... I personaggi. Quest'anime ha forse una delle migliori caratterizzazioni dei personaggi che abbia mai visto. Sia chiaro, con questo non intendo dire che ognuno sia perfetto nel proprio piccolo, ma c'è da dire che la qualità e la dedizione nel lavoro fatto per rendere ogni personaggio quanto più verosimile c'è, ed è tantissima. Partiamo proprio da Ohana, la protagonista, che subirà nel corso della storia una serie di cambiamenti drastici, che risulteranno essere più che altro armonici e mai repentini. Questa protagonista cresce tanto, e purtroppo però non sempre nel modo giusto. Ci saranno molte volte in cui Ohana capirà le cose sbagliate e sbaglierà tutto, per poi ricominciare daccapo, e non nascondo che questo comportamento ha dato fastidio anche a me, ma proprio perché siamo esseri umani abbiamo prima bisogno di provare per poi capire se ciò che abbiamo fatto sia giusto o sbagliato. Dopo Ohana c'è Minko, una ragazzina che lavora da prima di Ohana e ha come sogno quello di diventare cuoca. Nella storia si fa aiutare dal cuoco Tohru, ma lei è purtroppo molto scontrosa e chiusa in sé stessa, soprattutto a causa dell'orgoglio che la pervade per quasi tutta la storia. Di pari passo a Minko troviamo anche Nako, ragazza schiva, che come Ohana è una cameriera ed è molto appassionata al nuoto. Sia Nako che Minko riusciranno in qualche modo a crescere di pari passo ad Ohana, che fungerà in qualche modo da fulcro della mentalità del personale della Kissuisou. Altri personaggi degni di nota sono la direttrice e nonna di Ohana, Denroku, o più in amicizia "nonno fagiolo", e Yuina, che hanno anche loro un proprio sviluppo personale della mentalità, influenzato quasi completamente da Ohana.

La grafica
Il lato grafico è uno dei punti di forza secondari di quest'anime. L'animazione rimane sempre costantemente curata e fluida, così come la qualità del disegno e delle espressioni dei personaggi. Anche la cura degli ambienti è costante, ed è stata anche adottata la scelta di utilizzare dei modelli tridimensionali per dare la possibilità di far stare su schermo più persone, magari in lontananza per evitare che occhi più attenti ne notino l'utilizzo spropositato. La grafica tridimensionale è stata usata anche per alcune transizioni all'interno di alcuni ambienti per rendere l'azione più fluida, e il tutto funziona piuttosto bene. Penso sia proprio questo uno dei fattori che mi ha influenzato a informarmi sulle produzioni fatte da PA Works.

Il suono
Il sonoro accompagna sempre e comunque la grafica, senza nessun tipo di problema e senza mai risultare fuori posto. Soundtracks fatte quasi puramente con strumenti a corda o a tasti contornano e rendono speciali le varie scene, quasi sempre ricche di enfasi e caratteristiche di una produzione simile. In aggiunta notiamo ottime opening ed ending, le prime fatte da Nano.RIPE, veramente ottime e dal sound davvero buono. Anche le Ending non sono davvero niente male, anzi, sono ottime nella produzione e nella musicalità.

Esperienza visiva e commento finale
Hanasaku Iroha è un anime fantastico. L'ho apprezzato proprio sul finale, e da lì ho capito che non stiamo parlando di un anime stupido da guardare quando non si ha nulla da fare, ma di una produzione quasi artistica al pari con altre produzioni, addirittura al calibro di quelle della Key in collaborazione con Kyoto Animation come Clannad, Air TV e Kanon. Ovviamente il genere non è lo stesso, ma è il modo migliore per far capire a chi sta leggendo quanto sia di qualità quest'anime. Lo consiglio davvero vivamente a tutti, è un'ottima visione, una storia appassionante, altalenante in alcuni punti ma mai stupida e mai banale, ottima da vedere se siete appassionati di generi "misti" come me. 

Voto finale: 9.8.

domenica 24 agosto 2014

League of Legends: il Meta


Salve a tutti ragazzi, e rieccoci qui finalmente e ancora una volta a parlare di League of Legends. Quest'oggi toccheremo un argomento sempre variabile e particolare, che ha caratterizzato non solo League of Legends, ma anche la gran parte dei MOBA che vengono più giocati ai giorni nostri, e che contengono soprattutto una grande quantità di giocatori alla settimana.

Cos'è il Meta? il "meta" non è altro che un termine utilizzato per indicare la "moda" che caratterizza il gameplay di, in questo caso, League of Legends. E' una moda che non viene dettata dai creatori del gioco, bensì dai videogiocatori stessi. Tale Meta esiste da un bel po' di tempo, ed è stato proprio il Meta a portare le lanes ad essere strutturate in questo modo (Top Tank/fighter, mid Bursty damage AP o AD, Bottom ADC + Support, Jungle uno di quelli qui sopra elencati). Ultimamente, grazie alla grandissima quantità di spettatori degli LCS (argomento che potremmo trattare in seguito), il Meta viene quasi sempre dettato dai pro player, che un giorno per un motivo X si svegliano e dicono "mh, chissà come starebbe Lulu Top, Nida Top AD invece che AP" ecc. 

Molti giocatori, allora, spinti dalla curiosità di provare loro stessi le build create dai giocatori più forti, oppure per semplice emulazione, si spingono a giocare un personaggio in particolare con una build particolare, talvolta senza pensare troppo a come potrebbe fare a renderla anche migliore. Si sa, ognuno ha il proprio stile di gioco, ed è giusto che ognuno abbia modo di provare a fare qualcosa, magari anche migliorando le cose di tanto in tanto. Ad esempio, nel meta attuale, una delle pick più fatte è Nidalee top, così come in bottom lane si vedono spessissimo Tristana, Blitzcrank, Lucian e Sivir, e in Jungle Lee Sin e Vi. Sono tutte piccole mode, che però non negano ai giocatori la possibilità di giocare altri personaggi. Ad esempio, personaggi come Sion, Taric, Janna e Yorick non si vedono molto spesso, e questo è semplicemente perché questi personaggi tendono a faticare a rimanere al passo con i personaggi in meta. Ed ecco che entriamo nel concetto di "fuori meta".

I personaggi Fuori Meta non sono propriamente deboli o inutili, anzi. Sono personaggi come tutti gli altri, con le loro proprie peculiarità e caratteristiche, che li rendono forti o meno contro un matchup ben preciso. Per fare esempi, uno dei personaggi ormai non più in voga è Mordekaiser. Certo, lo vedrete girare qui e lì nelle normal, magari potrebbe benissimo essere giocato da un vostro compagno premade, giusto per divertirsi, e noterete molto spesso che Mordekaiser sarà piuttosto forte, e riuscirà a sopravvivere alla gran parte delle teamfights, grazie al suo hypersustain nel late game. E ora arriviamo al punto chiave: come mai, se Mordekaiser è così forte, non viene giocato così spesso come Lucian o Katarina? Semplice, la mobility non è una cosa contemplata da personaggi come quelli elencati sopra, ed è perciò che non avendo 200 dash o gap closer, tendono a cadere nel dimenticatoio. 

Il mio consiglio finale quindi consiste in questo: non fatevi troppo influenzare dal meta, anzi, cercate di crearne uno vostro personale che funzioni e possa continuare a perfezionarsi. Cercate consigli online da gente che come voi gioca un personaggio particolare, e cercate di plasmare la sua build e il suo stile di gioco in game al vostro, sicuramente troverete qualcosa di divertente e simpatico da giocare, e perché no, potreste anche portarlo in ranked per provare se le vostre build o il vostro play style sono all'altezza di una partita seria.



RECENSIONE ANIME: Hitsugi no Chaika


La stagione del 2014 si è presentata fin dall'inizio piena di interessanti produzioni, molte delle quali ormai di questo periodo saranno già finite, e tra queste c'è Hitsugi no Chaika, italianizzato in "Chaika, la principessa della bara". Certo, il nome piuttosto sbarellato (visto cosa ho fatto? ha ha ha. ha. Ok la smetto.) potrebbe portare a pensare a qualcosa di ecchi o poco interessante, ma sinceramente, dopo la visione di quest'anime, c'è da dire che... beh, è molto, molto particolare. Vediamone insieme ogni aspetto.

La storia
La storia di Hitsugi no Chaika parte con un input nel primo episodio, che andrà poi via via dipanandosi nel corso della storia, aggiungendo particolari più o meno importanti e rilevanti. Conosciamo Chaika, misteriosa ragazzina che parla con fare criptico e sconnesso, che porta sulle spalle una bara, e per caso incontra un sabotatore superstite di una guerra chiamato Toru, che all'inizio della storia vive con sua sorella nelle campagne di qualche continente sperduto. Andando avanti, scopriamo che Chaika vuole raccogliere le spoglie dell'ormai defunto imperatore delle varie terre, chiamato Gaz. Tali spoglie hanno la caratteristica di contenere un enorme potere magico, e si dice che siano possedute da otto eroi, che portarono la guerra a termine giustiziando l'imperatore e tagliandolo a pezzi. 

I personaggi
La vera forza di questa produzione non è tanto la storia, quanto quello che vi gira intorno. Mi spiego meglio: i rapporti di Chaika con Toru e Akari (la sorella di Toru) sono sempre attivi e unici, contornati da varie gag che insaporiscono la visione dando una risata qua e la allo spettatore. Contemporaneamente alle vicende di Chaika, vedremo anche quelle di Lord Gillette (che qui da rasoio è asceso a cavaliere per qualche strana ragione), che cercherà sempre di porre un freno alle varie guerriglie, contemporaneamente cercando di fermare Chaika, che non sembra avere obbiettivi ben precisi. I personaggi sono piuttosto simpatici, ognuno di questi ha una propria caratteristica, e anche i "cattivi" si presentano piuttosto particolareggiati, anche se molti di questi non hanno alcun tipo di spiegazione vera e propria del perché si comportino così. Anche le backstory dei personaggi principali sono poche e sparse, pertanto si spera che almeno a Ottobre vi siano chiarimenti con la seconda stagione.

Grafica e animazione
Dal punto di vista grafico, quest'anime prende una svolta piuttosto unica, optando per uno stile che tende all'occidentale, ma aggiunge particolarità nelle fattezze dei volti, quali ad esempio le "righine" ai lati degli occhi per mostrarne meglio il contorno, o i nasi piuttosto schiacciati. Dal punto di vista dell'animazione, qui c'è da fermarsi un attimo. I primi due episodi sono stati animati molto bene, ma dal terzo episodio in poi la qualità subisce una serie di cambiamenti che definirei "a montagne russe": 5 minuti prima è pieno di momenti quality con facce disegnate alla bell'e meglio e animazioni minimalistiche, 5 minuti dopo il dettaglio viene aumentato e la cura di tutto quello che succede viene migliorata. Questo penso che sia prevalentemente perché sono presenti molte scene di combattimento, e per renderle belle da vedere è necessario un budget leggermente più alto. Per carità, è un'ottima cosa, infatti posso dire senza problemi che queste scene sono 100 volte migliori di quelle viste in SAO, e non è un modo per sminuire Sword Art Online, ma è effettivamente così. 

Sonoro e musica
Dal punto di vista sonoro troviamo ottimi suoni di stacchetto, orecchiabili e che rilassano lo spettatore, approntandolo a continuare a vedere l'anime. I suoni ambientali sono piuttosto originali e inediti, mentre le soundtracks sono variegate e tendenti a uno stile più medioevale, con molte tracce suonate con strumenti a corda. Il doppiaggio, invece, tende a essere piuttosto altalenante: la voce di Chaika alle volte è insopportabile, altre volte è dolce e perfetta per il momento. La voce di Toru è piuttosto conosciuta e perfetta per il personaggi, molto più della controparte in Oreimo. Ma alla fine la qualità del doppiaggio e come suona alle orecchie dello spettatore è puramente soggettiva. Nonostante la qualità altalenante della doppiatrice di Chaika, come attrice è riuscita a fare il proprio lavoro, così come la doppiatrice di Akari, nuova nel settore e perfetta per il personaggio impersonato. Infine, Opening ed ending sono molto originali e meccaniche nella struttura musicale, ma non per questo brutte, anzi. Raccolgono pienamente l'esperienza visiva all'interno di un minuto e mezzo di video.

Esperienza visiva e commento finale
Quest'anime mi ha divertito e mi ha catturato, anche se all'inizio non dava un input abbastanza forte per costringermi a guardarlo tutto. Ha un pacing che prende piede dal terzo episodio in poi, ed è piuttosto veloce e pieno di momenti che fanno sudare freddo, soprattutto nelle parti finali, in cui le scene subiscono aumento repentino di qualità, portando in molti momenti situazioni improvvise e prive di qualsivoglia soundtrack, proprio per dare enfasi al tutto. Lo consiglio? Si, senza problemi, è una visione piacevole e simpatica, con buoni cliffhanger e una qualità media piuttosto elevata. 

Voto finale: 7.5

lunedì 18 agosto 2014

RECENSIONE ANIME: Mikakunin de Shinkoukei


Il genere Slice of Life e sentimentale è piuttosto saturo di produzioni più o meno mediocri, che nel corso del tempo, non sono riuscite a creare un vero e proprio posto scolpito nel cuore degli spettatori degli anime, ma piuttosto riescono in qualche modo a diventare un ottimo passatempo tra una serie e l'altra, quando a chi guarda spesso anime serve qualcosa per "staccare la spina". Oggi daremo particolare attenzione all'adattamento animato del manga "Mikakunin de Shinkoukei", italianizzato in "Fidanzata con lo sconosciuto".

La Storia
La storia di quest'anime non è nulla di troppo particolare, ma nel contesto funziona, e apre le porte a molte possibilità. La nostra protagonista, Kobeni, si troverà a coabitare con due strani ragazzi provenienti da una terra lontana insieme alla sua famiglia. Ad aggiungere "pepe" alla questione ci sarà un "accordo" fatto dal nonno di Kobeni affinché il ragazzo appena conosciuto, chiamato Hakuya, si sposi con la nostra protagonista. La caratteristica che renderà quest'anime "diverso", però, sarà la enorme quantità di gag che ci verranno presentate in un lasso di tempo davvero corto, senza contare come il plot si muova lentamente, ma con fare costante, tenendo vivo l'interesse dello spettatore utilizzando buoni cliffhanger ben piazzati in alcuni episodi.

I personaggi
Non sono presenti moltissimi personaggi, infatti il cast non supera la quindicina di personaggi, ma nonostante tutto, la qualità del cast stesso si rivela essere più che discreta e presenta varietà, dato che ogni personaggio avrà una qualità di spicco che farà valere per tutta la serie, partendo proprio da Kobeni, che esternerà le proprie doti culinarie, fino ad arrivare al taciturno Hakuya, che mostrerà una grande intelligenza e ottimo udito. Tra tutti, però, il personaggio più di spicco è sicuramente la sorella di Hakuya, Mashiro, che per qualche motivo si troverà a seguire il fratello in quasi ogni spostamento, e risulterà essere proprio la personalità portante che darà a Hakuya la possibilità di essere distaccato e schivo, fino a che la situazione non permetta al ragazzo di esprimersi al massimo delle possibilità.

L'animazione
Come alcune produzioni hanno fatto prima di questa, Mikakunin de Shinkoukei presenta la solita "metrica a risparmio". Inizia con un episodio molto convincente dal punto di vista dell'animazione e della pulizia grafica, per poi lentamente scemare fino a raggiungere un livello medio piuttosto buono e ben piazzato, che ritroverà poi modo di elevarsi di nuovo negli ultimi episodi. Per carità, nulla di male, ma questa sorta di discontinuità stona a tratti sotto occhi attenti. 

Il suono
Le soundtrack sono la parte che più brilla del lato tecnico se mettiamo da parte primo e ultimo episodio. Sono molto curate, prevalentemente strumentali, e sempre adatte a ogni momento. Ad appoggiare questo comparto sonoro ci sono ottime opening ed ending, mai anonime e sempre brillanti e carine. Personalmente mi sono ritrovato a guardare interamente sia opening che ending di ogni singolo episodio. Dal punto di vista del doppiaggio, invece, ritroviamo voci piuttosto anonime e in qualche modo poco riconoscibili a causa delle grandi differenze tra i personaggi. Per fare un esempio, la voce di Hakuya è la stessa di Yuuta di Papakiki ( di cui trovate la recensione qui), mentre quella di Mashiro è nuova, ma piena di qualità e ottima per qualsiasi personaggio di bassa statura o piccolo di età. 

Esperienza visiva
Sinceramente quest'anime mi ha divertito: per vederlo non serve pensare tanto, e le gag sono piuttosto simpatiche e originali, seppure la quantità delle produzioni sia elevata e abbia reso il "mercato" saturo. In sostanza è comunque una piacevole esperienza.

Commento finale
Mikakunin de Shinkoukei è un anime leggero e simpatico, ottimo per chi ha guardato produzioni impegnative e vuole staccare la spina guardando qualcosa di bello e non stupido. Lo consiglio a chiunque sia appassionato di commedie sentimentali e Slice of life.

Voto finale: 7.5

mercoledì 13 agosto 2014

League of Legends: Sinergia


Salve a tutti, lettori. Oggi torniamo ancora una volta sull'argomento "League of Legends", e penso che ci torneremo anche altre volte, visto che risulta piacevole parlarne, spendendo giusto un paio di pensieri per ogni articolo. Senza ulteriore indugi, spendiamo un paio di parole sulla "sinergia".

Cos'è la sinergia? Citando Wikipedia,"La sinergia (dal greco συνεργός, che significa "lavorare insieme"), in generale, può essere definita come la reazione di due o più agenti che lavorano insieme per produrre un risultato non ottenibile singolarmente." Naturalmente, questo concetto può essere traslato su un videogioco come League of Legends. La sinergia è sicuramente importante in un gioco del genere, e prova ne è il fatto che, soprattutto nel competitivo, la gente giochi personaggi capaci di compiere cose particolari solo in presenza di altri personaggi. Per fare un buon esempio, Maokai e Nunu sono un'ottima accoppiata, perché mentre Nunu con la sua ultimate slowa, Maokai usa la propria ultimate per alzare le difese del proprio team, e usando i propri CC, dà la possibilità a Nunu di assestare un colpo di ultimate massimo, infliggendo così tantissimi danni e ricevendone molto pochi, mentre il resto del team (solitamente composto dai Damage dealers) fa ancora più danni grazie alle due mosse che, appunto, entrando in sinergia, offrono largo spazio per fare quanti più danni possibili..

Altre coppie molto intelligenti possono essere Lissandra + Wukong, Lucian + Thresh, Master Yi + Wukong, Nautilus + Vayne, Sivir + Braum, e via discorrendo.


Dove voglio andare a parare? Nel più semplice e puro studio di tutto quello che si può fare all'interno di un game pickando un personaggio rispetto a un altro. Per istanza, non esistono "coppie fisse", ma possono sicuramente essere fatti tanti tentativi per scoprire quale sia il personaggio perfetto da prendere per far si che il proprio compagno di squadra possa fare il massimo dei danni possibili.

Infiocchettando tutto, quindi, sta a voi scegliere il personaggio più giusto da prendere in un determinato momento, proprio perché quel personaggio potrebbe completamente capovolgere le sorti di una partita. Fate sempre attenzione a ciò che prendono i vostri compagni di squadra, e se vi va di fare un po' sul serio, potete benissimo prendere un personaggio che sentite che stia in sinergia con quello già pickato, magari esce qualcosa di buono. Naturalmente, come già detto, tutto il concetto della Sinergia va un po' a tentativi, soprattutto a causa di nerf e buff fatti molto frequentemente da parte della Riot, per tale motivo, questa condizione di sinergia può variare, ed è questo il motivo principale per cui invito tutti a fare sempre almeno un paio di tentativi.

mercoledì 6 agosto 2014

RECENSIONE ANIME: Nagi no Asukara


Nagi no Asukara è un anime prodotto a cavallo tra il 2013 e il 2014 dalla P.A. Works, del genere sentimentale/drama.

La trama
La trama si incentra inizialmente su 4 ragazzi facenti parte di un villaggio sottomarino chiamato ShioShishio, che per un motivo o un altro si ritrovano a frequentare una scuola della terra ferma. Per strane ragioni, in questo mondo, mare e terra sono divisi dal punto di vista culturale, e nessuna civiltà accetta i pensieri dell'altra. La particolarità, però, riguarda prevalentemente i rapporti tra i vari personaggi, che si sfaccettano in modo più o meno particolare in tutta la durata dell'anime. Ciò che non ha, però, senso, è la totale mancanza di senso di quasi tutte le scene di ogni episodio. Nulla in quest'anime pare avere una motivazione o un senso. Tutto succede per caso, o succede dopo tantissime e inutili forzature che portano i personaggi a fare una decisione sbagliata, o diversa da quella scelta in origine. In aggiunta, i personaggi sono tutti diversi e abbastanza ben definiti, ma ciò non nasconde la pochezza della storia, che si mantiene su un "rifacciamo quello che abbiamo già fatto aspettandoci risultati diversi". Il che avviene comunque perché se no l'anime non avrebbe un minimo di senso di esistenza. In sostanza, quello che vedrete in quest'anime è: 2 miniarc in cui tutti sono tristi per tutto perché si, finché poi non arriva un personaggio secondario che dice "no, vedete che questo non è brutto!" e tutti sono felici. 

Comparto tecnico
Dal punto di vista tecnico, quest'anime è molto curato, sia dal punto di vista grafico che sonoro. Le soundtrack sono la parte più bella della produzione, mentre la grafica tende ad avere alti e bassi, i cosiddetti momenti "quality" che tanto amiamo nel mondo degli anime. Per quanto concerne invece il doppiaggio, anche questo è di buona qualità, ma nulla di cui gridare al miracolo. Nessuna voce è realmente di spicco.

Commento finale
Non lo negherò. Sarò completamente sincero. Quest'anime mi ha fatto venire il mal di stomaco per le tante situazioni risolvibili in uno schiocco di dita ma ingrandite di 100 volte dai personaggi perché se no lo spazio dell'episodio non è riempito. Lo consiglio? Sinceramente... boh. E' un anime Boh. Boh. Nient'altro. Non mi ha lasciato assolutamente niente. 

Voto finale: 10 se siete dei faggots. Se lo guardate con Jonah 6. Se siete Jonah 5. Se siete Akki il voto traballa tra il 6 e il 7, proprio perché c'è un personaggio simpatico.



Amate questa donna.

sabato 2 agosto 2014

RECENSIONE ANIME: Umineko no naku koro ni


Varietà, particolarità, qualità, quantità... Sono questi alcuni dei fattori che rendono un anime buono o brutto, di top gamma o di gamma infima. Oggi andremo a vedere la trasposizione ad anime di Umineko no Naku koro ni dello studio Deen.

La trama
Tutta la trama coinvolge i nostri due protagonisti principali, Ushiromiya Battler e la strega dorata Beatrice, nel tentativo di vincere, chi da una parte, chi dall'altra, un "gioco" all'interno del quale Beatrice dovrà porre a Battler dei "quesiti" spiegabili tramite metodi umani. Per intenderci: la famiglia Ushiromiya, per un motivo o per un altro, sarà vittima di un enorme omicidio di massa per mano di Beatrice, ma Battler, non credendo nelle streghe, non può ammettere l'esistenza di Beatrice stessa, pertanto ha intenzione di trovare una spiegazione, umana e non "magica", valida agli omicidi di Beatrice, sempre al limite dell'orrido e "fantasiosi". Se c'è però una cosa da dire, è che essenzialmente pochissimi personaggi hanno senso di esistere, se non quello di morire all'interno del gioco. Questo, secondo il mio più personale punto di vista, potrebbe essere un punto poco chiarito all'interno dell'anime, e forse potrei anche aver ragione.

Comparto tecnico
Parliamo essenzialmente del 2009, e dello studio Deen. Laddove i suoni e le soundtrack sono state prese dalla sound novel originale, lo stile grafico strizza in qualche modo l'occhio a Higurashi, ma si presenta molto più pulito e con animazioni molto meno esagerate e inquietanti al punto giusto. 

Commento finale
Insomma, non c'è tantissimo da dire di Umineko, o almeno, della sua controparte animata. Sinceramente, guardare l'anime di Umineko è come non guardarlo affatto. E' pieno di eventi che poi arrivano a una conclusione pressocché banale o più che altro legata a un "to be continued" che mai è avvenuto. Ormai sono passati 5 anni dall'uscita dell'anime e dubito fortemente che uscirà una seconda serie per risolvere tutti i punti morti della prima. In sostanza, guardare l'anime di Umineko è come prendere il 60 agli esami di stato con un bel calcio in culo e un consiglio speciale a leggersi la novel. 

Voto finale: 7

domenica 27 luglio 2014

Ciò che penso di League of Legends.

Salve a tutti, lettori. 
Oggi non sono qui per una recensione, ma per spendere un paio di pensieri su un MOBA (Multiplayer Online Battle Arena) che ormai sta conquistando mezzo mondo ed è molto apprezzato da tantissimi giocatori: League of Legends.


Che cos'è un MOBA? Come ho detto prima, è in sostanza un gioco multiplayer in cui, dipendentemente dalla grandezza della mappa, si gioca in due squadre che hanno il compito di distruggere le basi avversarie. Nulla di più, nulla di meno. Ma allora, se la meccanica è così semplice, a che serve pensarci tanto? 

Beh, League of Legends è il gioco che è adesso prevalentemente grazie a quello che la Riot, la casa produttrice del gioco, sta facendo di settimana in settimana, ascoltando pareri e feedback degli utenti. Ed è qui che  mi voglio soffermare. Sugli utenti. 
La community di un gioco online plasma e rende il gioco stesso qualcosa di unico e diverso rispetto agli altri giochi simili. Per fare un paio di esempi, la community di Grand Fantasia (di cui troverete una dettagliata recensione qui) è una delle migliori community che abbia mai incontrato in un MMORPG, ed è proprio quello uno dei motivi per cui ci ho giocato così tanto, mentre in giochi come Metin 2 la community è sempre scontrosa e non apprezza mai ciò che fai perché ognuno pensa di essere meglio di qualcun altro, non ben definito. 

Ora, la cosa da capire in League of Legends è che, seppur la community sia una cosa importante, non è quello che porta il giocatore a continuare a giocare. La cosa unica che porta un giocatore di League of Legends a giocare tanto tempo è, prevalentemente, l'estrema quantità (quasi infinita, oserei dire) di possibilità di scontri, partite e build che possono essere fatte. Ma non è questo il punto dove voglio andare a parare, o almeno, non ora. 

Il punto dove voglio andare a parare è: "come mai quando provo a giocare per vincere perdo?"
Suvvia, chiunque giochi a League of Legends avrà pensato almeno una volta questa cosa. Chiunque, davvero, chiunque proverà a giocare per vincere, il più delle volte si troverà in una cattiva posizione e perderà la partita. Questo perché il nostro cervello non accetta in modo puramente inconscio che esiste gente più forte di noi. Prendiamo ad esempio una partita concitata: se io, jungler, sto perdendo perché mi hanno invaso tante volte, inizierò ad arrabbiarmi, e mi concentrerò per vincere e outplayare il mio avversario. Il che è assolutamente giusto, ma quello che molto spesso ci fa cadere nell'errore è proprio il fatto che ci mettiamo la serietà. Esiste una linea sottile tra il giocare per vincere e il giocare per non perdere, e molto spesso quella linea viene sorpassata senza neanche accorgersene. Esempio pratico:



Quello che vedete a destra è la mia build e score della partita che ho fatto la mattina del 27 Luglio (oggi se state leggendo l'articolo il giorno dell'uscita) giocando Zac, una delle pick più safe nella jungle, e uno dei migliori jungle tank, con un kit quasi puramente atto all'utility e agli stun, nonché alla protezione del team. Dopo quella partita ho cominciato a perdere, e sono finito in quella che può essere definita come "losing streak". Cosa è successo allora in quella partita? Semplice, un Lee Sin mi ha invaso tante volte la giungla e io sono finito molto indietro. Siamo riusciti a un certo punto a fare qualche buona mossa, ma non è stato abbastanza per recuperare il terreno perso. Dopo essere morto 2 o 3 volte contro Lee Sin, mi sono concentrato e ho cercato di fare il meglio di me per recuperare, ma il punto è questo: Zac, così come ogni altro personaggio, ha delle statistiche, e se quelle statistiche non sono abbastanza per fare quello che ti serve, sei inutile. E' come fare una corsa molto lunga, se il tuo corpo è allenato puoi farla, in caso contrario hai bisogno di fermarti. 

Insomma, tutto questo è un semplice input fatto per arrivare al punto focale: Quando giocate a League of Legends, giocate per DIVERTIRVI. Non siate tossici, non prendetevela con un vostro compagno di squadra perché gioca male, non arrabbiatevi se una cosa non è stata fatta a dovere: cercate di accettare le cose così come sono e cercate di muovervi sempre insieme alla vostra squadra per vincere e arrivare a un buon risultato per tutti. E se si perde? Pazienza, c'è sempre la possibilità di giocare ancora.

La tossicità è uno dei problemi più grandi della community di League of Legends: non è necessario arrabbiarsi su un Blitzcrank che non sa grabbare o un top che feedda, semmai aiutatelo come meglio potete, o dategli dei consigli sul momento per andare meglio. 

League of Legends è un gioco di squadra, si vince con la squadra, non da soli. 

domenica 20 luglio 2014

Akki Games! Capitolo 22 - Bioshock Infinite (PC)


E siamo finalmente arrivati all'ultima parte della trilogia dei Bioshock.
Prodotto nel 2013 dalla Irrational Games aiutata dalla 2K Games, Bioshock Infinite
si presenta come un gioco molto diverso dai suoi predecessori.
Sarà al livello dei precedenti? O sarà anche meglio?

La trama
Impersoniamo Booker DeWitt, un investigatore privato a cui è stato affibbiato un compito particolare per eliminare tutti i debiti che ha accumulato scommettendo e giocando d'azzardo: deve trovare una ragazza su una città sospesa nel cielo, chiamata Columbia. In questo gioco avremo per la prima volta nella serie un personaggio con una mentalità propria, le cui azioni verranno guidate dal seguito degli eventi. Ad aggiungere "diversità" a questo nuovo Bioshock è la costante presenza di questa misteriosa ragazza, Elizabeth, che una volta incontrata ci porteremo appresso fino alla fine del gioco. Elizabeth sarà capace di aprire dei misteriosi "cancelli" per altre zone, chiamati "tear". Da quello che risulta però essere un normale viaggio per salvare questa ragazza (come molti film ci hanno insegnato), tutti gli eventi si infittiranno e intrecceranno per diventare parte di qualcosa di più grande, fino all'apice rappresentato dal finale (che io personalmente non ho assolutamente capito).

Gameplay
Il Gameplay di Bioshock Infinite cambia alcune cose ritrovate nei precedenti titoli, togliendo quasi tutti i punti di forza della trilogia. I Plasmidi non esistono più, si chiamano Vigor e possono solo essere portati 2 alla volta, mentre le armi, quasi tutte uguali e prive di qualsivoglia caratteristica peculiare, possono essere portate anch'esse 2 alla volta, per dare un senso più realistico alla quantità di cose che possono essere portate. Realismo che decade nel momento esatto in cui vediamo che possono essere portati appresso una moltitudine quasi infinita di munizioni di altre armi, insieme agli audio - diari. In aggiunta, tutta la componente di esplorazione è quasi del tutto assente in questo Bioshock. Certo, i diari ci sono ancora, ma l'hacking non c'è, e questo elimina la possibilità a noi giocatori di prendere il controllo permanente di elementi dell'ambiente automatizzati. Il gameplay, come si può facilmente intuire, non è più concentrato sulla meccanica che include l'utilizzo sia di Plasmidi (o Vigor che dir si voglia) che di armi, ma quasi puramente sulle armi e sullo "spara-spara". Verso la fine del gioco, infatti, diventeremo in qualsiasi modo dei veri e propri carri armati, capaci di reggere davvero molti danni grazie ai vari upgrade di vita, scudo e sale che troveremo dappertutto nelle ambientazioni. Questa cosa ci porterà tantissime volte a non giocare con criterio e a letteralmente buttarci nell'azione senza neanche ricevere troppi danni. L'intelligenza artificiale di questi nemici, infatti, è abbastanza stupida, e si concentra solo sullo spararti senza sosta, senza trovare una valida copertura in grado di portarti a giocare più con criterio e lontano dalle linee di fuoco nemiche. L'aggiunta di Elizabeth poi facilità di molto le cose: quando ti mancano munizioni, sali, energia, o addirittura soldi, lei sarà quasi sempre pronta a lanciarti una scorta, prolungando il tuo tempo di "invincibilità". Insomma, è proprio il caso di dirlo: Booker è il Rambo del 1912. 
Altra cosa che mi ha spiacevolmente colpito è stata la blanda presenza di upgrade per rendere le armi davvero più forti. Data la natura intercambiabile delle armi, tali upgrade sono molto meno visibili, e sono addirittura non necessari per andare avanti nel gioco, infatti, anche tenendo in mano mitragliatrice e fucile è possibile andare tranquillamente avanti nel gioco senza neanche troppi problemi, data la enorme presenza di munizioni sul campo, insieme alla quasi infinita possibilità di recupero dell'energia. 

Comparto tecnico
Se il gameplay può ritenersi direttamente devastato, il comparto grafico porta alcuni buoni accorgimenti, con una qualità davvero alta e piacevole, oltre che una grande quantità di elementi su schermo presenti e possibili da gestire contemporaneamente. Lo stile cartoonesco di discosta moltissimo dai precedenti capitoli incentrati sullo stile Steampunk, ma non per questo può essere definito di fattura peggiore. Insieme all'ottima grafica sono presenti soundtrack decenti, anche se molte di queste si ripetono, e non arrivano assolutamente alla qualità e quantità di Bioshock 2. Lip synch ed espressività dei personaggi, oltre che doppiaggio, sono ancora una volta davvero buoni, ma questo non solleva il gioco da un punto di stallo drammatico da cui non sembra rialzarsi.

Commento finale
Bioshock Infinite è la pecora nera della trilogia. E' un gioco che non c'entra assolutamente niente coi precedenti titoli, stravolge il gameplay e lo rende blando e mediocre, non è assolutamente difficile, e per giunta ha una enorme quantità di scene scriptate che portano il giocatore a concentrarsi molto di più sulla trama e sullo stile grafico, piuttosto che sul gameplay. Ma vi dirò una cosa, questo tentativo di concentrare tutto sulla trama è SBAGLIATO, perché non solo chi ha un attimo per pensare capisce che sono presenti numerosissimi buchi nella trama, ma quella stessa persona non si sarà divertita, e quella mancanza di divertimento si trasformerà ben presto in noia, portando quindi Bioshock infinite a diventare un banale shooter dal finale confusionario e inutilmente clusterfuck. Mi dispiace di avervi tenuto così tanto tempo su questa recensione, ma questo titolo è quello che ho descritto qui sopra, un gioco confusionario che prova con forza a sembrare qualcosa che non può essere, dal momento che ogni cosa presente in quel gioco è un paradosso e non ha senso di esistere dal primo momento in cui appare.

Voto finale: 6


giovedì 17 luglio 2014

Akki Games! Capitolo 21 - The Legend of Zelda: a Link between worlds


Nel 2013, la Nintendo ha sfornato l'ultimo capitolo della serie di Zelda,
che richiama moltissimo le meccaniche dell'originale "a Link to the past" per SNES.
Oggi parleremo di...
The Legend of Zelda: a Link between Worlds.

La trama
Questo Zelda si presenta seguendo la solita falsariga: il nostro protagonista viene svegliato da un suo amico, e per un motivo o per un altro si troverà in mezzo a una serie di eventi provocati da un'entità malvagia, che lo porterà a combattere per sgominare le varie minacce che attaccheranno il suo mondo. Caratteristica principale di questo Zelda è, però, la possibilità di passare da un mondo all'altro (dal nostro, Hyrule, all'altro, Lorule, ma questo si verificherà solamente nella seconda metà del gioco). In sostanza, la trama non si presenta essere molto sostanziosa o comunque forzata a seguire un certo filo logico: noi come giocatori possiamo decidere come vivere quest'avventura che ci porterà a sgominare il male, il tutto con il nostro stile di gioco. I personaggi sono tanti, ma seppur sia possibile approfondire molto le ore di gioco, non è possibile comprendere le storie di ognuno di essi.

Gameplay
Il gameplay non si discosta, come detto sopra, da "a Link to the Past": visuale dall'altro, stile di gioco arcade e basato sulla tua bravura nel posizionarti nell'ambientazione sono due punti chiave per definire questo gameplay. I dungeon sono in tutto 11, e ognuno può essere affrontato senza seguire un ordine ben preciso: questo grazie soprattutto alla presenza di Lavio, compagno di avventure di Link, che ci darà a noleggio (e in un secondo momento potrà addirittura vendere), tutti gli strumenti necessari per superare le prove di ogni dungeon. Ciò potrebbe teoricamente eliminare il fattore esplorazione dei dungeon, ma non è questo il caso, visto che comunque sono ancora molto presenti tanti upgrade e potenziamenti per ogni singolo pezzo dell'equipaggiamento. Come si può facilmente intuire ormai, il gameplay è il cuore di questo Zelda, molto più di ogni altri, e strizza l'occhio ai titoli più vecchi, portando quindi il giocatore ad apprezzare uno stile di gioco più "vecchio stampo". A stonare un po', però, è proprio il sistema di salvataggio, basato su un sistema più à la Majora's Mask: alcuni punti della mappa saranno adibiti a salvataggi, e per poter salvare sarà per forza necessario dover, nel caso in cui ci troviamo in un dungeon, uscire dal sotterraneo, cercare il punto di salvataggio e salvare, per poi tornare di nuovo all'interno del dungeon oppure spegnere la console.

Lato tecnico
Dal punto di vista grafico, questo gioco è senz'altro molto bello da vedere e da giocare: il motore grafico si mantiene quasi sempre sui 60 FPS, tranne che in qualche raro caso. Ad aggiungere punti a favore vi è anche una grande presenza di ottime soundtrack, mentre gli effetti sonori risultano freschi, ben registrati, e perfetti nel contesto.

Longevità
La longevità di questo gioco dipende puramente dal giocatore: a me sembra di aver giocato all'incirca 30 ore, e sono più o meno a 3/4 dell'opera, quindi indicativamente il gioco potrebbe prolungarsi a non più di 40 ore.

Commento finale
Questo Zelda è sinceramente molto bello, molto variegato, semplice nelle meccaniche ma non per questo meno innovativo rispetto agli altri titoli. Lo consiglio a tutti senza pensarci su due volte.

Voto finale: 8

Akki Games! Capitolo 20 - Bioshock 2 (PC)


2K games, 2009. Bioshock 2 viene rilasciato dopo circa un anno dall'uscita del precedente titolo. Vediamo cosa bolle in pentola.

La trama
Veniamo quasi immediatamente immersi ancora una volta nell'universo di Rapture conosciuto nel primo Bioshock, solo che stavolta gli eventi si verificano circa 10 anni prima. Conosciamo fin da subito il nostro protagonista, un Big Daddy abbastanza speciale, a cui viene sottratta la Little Sister a causa di una serie di motivazioni spiegate con chiarezza nel corso del gioco. Noi, come protagonisti, abbiamo infatti la limitazione di poterci puramente legare a una sola Little Sister. Sarà quindi nel 1958, il momento in cui il nostro protagonista si risveglierà dopo una presunta morte, e l'unica cosa che avrà in mente sarà salvare la sua bambina, e per fare ciò verrà quasi fin da subito aiutato da Tenenbaum, che lo porterà sulla giusta via. 

Gameplay
Il gameplay di Bioshock 2 non si discosta molto dal primo titolo: abbiamo ancora la possibilità di usare i Plasmidi, possiamo addirittura usarli insieme alle armi contemporaneamente, e avremo la possibilità soprattutto di vestire i panni di un vero e proprio Big Daddy e di fare tutte quelle cosette che fa quando accompagna una Little Sister. Doppi sensi a parte, avremo non solo la possibilità di accudirne una (decidendo poi se salvarla o meno), ma potremo anche raccogliere Adam aggiuntivo dai cadaveri nei vari livelli. Insomma, dal punto di vista di gameplay non c'è molto di nuovo, ma nonostante tutto la formula funziona ancora, perché viene ben integrata ancora una volta. 

Lato Tecnico
Graficamente, Bioshock 2 fa un salto a piè pari su un livello totalmente diverso: Unreal viene spinto ancora di più, e vengono aggiunti tantissimi nuovi effetti particellari e finalmente una certa quantità di blur, che mai guasta. I livelli sono tanti e ben variegati, enormi e fantastici da esplorare per trovare munizioni, armi nuove e chissà, anche plasmidi. Dal punto di vista sonoro, poi, vengono aggiunte tantissime tracce e soundtrack che stavolta smorzano l'effetto realistico che dava il primo Bioshock, andando su un livello totalmente diverso e funzionante nel contesto: un contesto anni '50 con la caratteristica di catturare l'attenzione non tanto con quello che succede sullo schermo, ma con quello che ti fa provare, dal punto di vista puramente sentimentale, la musica che lo contorna. In aggiunta, i tantissimi diari e dialoghi (molti di più rispetto al predecessore) mostrano ancora una volta una grandissima cura a livello di narrazione e di bravura degli attori.

Longevità
Sarà, ma questo Bioshock mi è sembrato un pelino più corto rispetto al primo. Non per questo però possiamo dire che sia un gioco brutto, anzi. La durata media è sempre intorno alle 10 ore di puro gameplay.

Commento finale
Ancora una volta, l'elemento più importante di Bioshock si dimostra essere il gameplay. Non innovativo come il precedente titolo, questo è certo, ma che porta una certa ventata di aria fresca nell'oceano degli sparatutto della recente generazione. Bioshock 2 si conferma come un ottimo sequel - prequel del primo titolo, mantenendo le caratteristiche principali della serie, ma aggiungendo alcuni accorgimenti (anche a livello di continuità della trama, chi ha finito il primo Bioshock capirà) che migliorano l'esperienza di gioco. Lo consiglio vivamente a tutti, senza alcun problema, anche se, a dire la verità... Ho notato dei problemi di ottimizzazione grafica del titolo, che porta molte volte il computer a crashare senza motivo, e forzandomi ad abbassare la qualità delle textures. E' un problema sormontabile, questo è certo, ma questo gli fa perdere punti, almeno per quanto concerne la versione PC. 
Voto Finale: 9

sabato 12 luglio 2014

Akki Games! Capitolo 19 - Bioshock (PC)


*applausi e inchini vari*
Buonasera, cari compagni, lettori, amici. Oggi voglio presentarvi una nuova recensione.
Ok, sicuramente voi mi direte "Ehi Akki, ma non avevi ancora giocato a Bioshock?"
E io vi risponderò "No, e a dire la verità non sapevo neanche cosa fosse fino a qualche giorno fa."
Ebbene, senza ulteriori indugi, immergiamoci in quelle che sono le mie impressioni su questo gioco, Bioshock.

Trivia e trama
"Bioshock" è il seguito spirituale di System Shock 2, ed è uscito nel 2008 come titolo multipiattaforma, prodotto dalla Irrational games, a quel tempo appena assimilata dalla 2K Games. 
In sostanza, questo gioco parla di una città sottomarina chiamata Rapture, in cui noi, protagonisti, ci ritroveremo a seguito di un naufragio. Conosceremo fin da subito colui che si trova a capo della città, Andrew Ryan, un uomo che per fuggire dalla società americana di quel tempo (1960) ha creato questa enorme città sottomarina in cui lui funge da capo indiscusso. Oltre Ryan impareremo a conoscere una figura amica, Atlas, che ci chiederà un aiuto per salvare la sua famiglia, intrappolata da Ryan in un sottomarino. A seguito di una serie di avvenimenti, ci ritroveremo al fianco di Atlas a combattere Ryan, ma le cose non saranno poi così semplici. Sebbene l'input della storia scritto qui sopra sembri abbastanza banale, il gioco assume una notevole profondità da metà avventura in poi, ed è giusto che non spoileri nulla per far godere a chi magari deve ancora giocarci una storia qualitativamente alta e notevolmente piena di dettagli dal punto di vista della mentalità dei personaggi. 

Gameplay
Il gameplay si rivela essere abbastanza standard, se non per una sfaccettatura molto particolare: assieme alle tipiche meccaniche FPS, in cui potremo usare un arsenale più o meno vasto di armi sia corpo a corpo che a distanza, avremo la capacità di usare dei "Plasmidi", particolari sostanze che ci doneranno il potere di emanare scosse elettriche, esplosioni di fuoco, ghiaccio, sciami di api e chi più ne ha più ne metta. Senza troppi mezzi termini, è giusto dire subito che il cuore di Bioshock non è tanto la storia, quanto il gameplay che la contorna. E' proprio grazie a te che si può arrivare a un punto o un altro nella trama, è proprio grazie a te che il finale è bello o cattivo, ed è proprio tra le tue mani quello che è il destino di Rapture.

Lato tecnico
Graficamente questo gioco si mantiene benissimo anche nel 2014. Poco blur, quello è vero, ma non ce n'è bisogno in un contesto puramente distopico come quello di Bioshock, in cui tutto deve apparire sporco e quanto più contaminato possibile. Le animazioni si mantengono abbastanza al passo coi tempi, così come il motore grafico "Unreal Engine 3.0" si mantiene sui 60 FPS anche nelle situazioni più concitate. Per quanto concerne poi il sonoro, c'è da fare un plauso all'ottimo feeling da anni 50-60 che da questo gioco, accentuato poi dall'ambiente prettamente steampunk. Suoni e doppiaggio sono anche di ottima fattura, e senz'altro sanno dare quel tipico tocco da film anni '60 all'intero contesto.

Longevità
Il titolo non può durare più di 13-15 ore massime, sia perché è abbastanza semplice, sia perché ci sono una serie di meccaniche che ti lasciano largo spazio alla possibilità di riprovare quante volte si vuole (tranne che nelle battute finali del gioco). Consiglio di giocarlo in modalità normale se si sta giocando la prima volta, per avere un ottimo mix di difficoltà e storytelling. 

Commento finale
Che si può dire di più? Bioshock è un ottimo gioco della ormai "old gen" di console (che tanto old poi non è), ed è perfetto per chi vuole giocare un gioco appassionante, diverso e qualitativamente migliore. E' stato una fortuna trovare la trilogia completa su steam a soli 10 euro con i saldi estivi.
Voto finale: 8


mercoledì 9 luglio 2014

RECENSIONE ANIME: Sankarea


Sankarea è un anime del 2012 di produzione Studio Deen, che prende spunto dal manga omonimo. 

La trama
Furuya Chihiro è il protagonista di questa storia, un ragazzo bizzarro dai capelli a forma di orecchie di gatto con la irrefrenabile passione (e fetish, se così possiamo dire) per gli zombie, e in particolare per i rapporti con le ragazze zombie. 
A seguito di una serie di eventi, Chihiro si è ritrovato tra le mani un misterioso libro, contenente una lista di ingredienti per creare una pozione atta a resuscitare i morti. Sarà proprio dopo la morte del gatto della famiglia che Chihiro proverà a resuscitarlo usando le sue conoscenze e un pizzico di caso per cercare di capire quali sono gli ingredienti mancanti della pozione. Quasi per caso, verrà aiutato da una ragazza di una famiglia molto ricca, chiamata Sanka Rea.
Chihiro e Rea inizieranno a conoscersi, e sarà proprio per aiutare il ragazzo a resuscitare Babu, che Rea approfitterà della pozione prodotta per "rinascere" come una persona priva di tutti i limiti imposti dal padre super protettivo e dalla sua posizione sociale. Insomma, senza troppi ghirigori, diventerà una zombie. Dopo questo evento, l'anime non subirà quasi alcuna variazione tendente al genere Ecchi o Harem, ma manterrà un velo di "mistero" su quelle che sono le conseguenze del mantenimento di un corpo ormai privo di vita. Nel corso dell'anime, Chihiro riceverà tanti aiuti, sia diretti che indiretti, da tutto il cast, i cui elementi più importanti possiedono una backstory di addirittura un episodio intero. Ad aggiungere il tocco finale ci saranno anche i vari prequel alla serie come la conosciamo, così come anche dei cliffhanger per una eventuale serie - seguito.

Comparto tecnico
Dal punto di vista tecnico, Sankarea si trova negli standard degli anime da 12 episodi del 2012, ma viene data particolare importanza soprattutto al sonoro, molto pulito, così come la soundtrack, originale e perfetta per ogni situazione. Dal punto di vista grafico, ci troviamo in una condizione molto buona. Le animazioni sono pulite, e i personaggi hanno uno stile abbastanza stereotipato ma giusto nel contesto.

Commento finale 
Nulla di particolare da dire: Sankarea, con i suoi 12 episodi + 3 special, si presenta come una visione interessante e abbastanza leggera, priva di troppe pretese e di sbavature, sia a livello di trama che tecnico. E' una visione sicuramente consigliata a tutti.

Voto finale:
E' stato seguito il Saimoe Fansub, per scaricare l'anime cliccare qui.

sabato 21 giugno 2014

Akki Games! Capitolo 18 - Dust: An Elysian Tail


Molte volte, il cerchio della vita porta gli esseri viventi a tornare quello che erano, polvere. Dust: An Elysian Tail è un titolo indie uscito nel 2012 prodotto unicamente dal designer Dean Dodrill, che con tanti sacrifici è riuscito a confezionare inizialmente un ottimo gioco su Xbox, e poi su PC, basato sulla piattaforma Steam.

La Trama
Cenere alla cenere, polvere alla polvere... è questo il "motto" dell'avventura principale di Dust, un'avventura che porta noi come giocatori e Dust come protagonista a scoprire sé stesso, accompagnato da una "Nimbat" di nome Fidget e una spada di nome Ahrah, che stranamente conosce il suo passato, ma vuole aiutare Dust a comprenderlo al momento giusto. L'avventura di Dust si dipana seguendo il suo cammino attraverso il villaggio di Aurora, in cui salverà tante persone, per poi ritrovarsi in altri posti in cui aiuterà tutti coloro che si trovano in difficoltà, e contemporaneamente scoprirà spezzoni del suo passato, che lo aiuteranno a riconoscere sé stesso, passo dopo passo, granello dopo granello. Nonostante questo input sia davvero minimo, le possibilità di gioco inizialmente sono davvero minime, ma vanno aumentando esponenzialmente, sia grazie allo sblocco di nuove aree di gioco, sia grazie ai nuovi poteri appresi da Dust. Ogni personaggio in gioco è ben studiato e ha un proprio perché. Non troveremo moltissimi personaggi senza senso: ognuno avrà una propria storia e un proprio epilogo che tu, giocatore, dovrai portare a compimento, sia per ricevere esperienza di gioco, sia soldi utili per comprare o craftare oggetti.

Gameplay
Il gioco è molto semplice, sul calibro di giochi come i primi Metroid o i primi Castlevania, tanto che il genere in cui possiamo collocare questo titolo è del tipo "Metroidvania": un gioco RPG d'azione che combina un sistema ben studiato di combo con componenti di crafting e mappe che strizzano l'occhio ai Metroid, tanto grandi quanto variegate e piene di segreti. Tramite la pressione del tasto X avremo la possibilità di compiere un attacco leggero, mentre con Y potremo usare un'abilità speciale, la "Tempesta di Dust", utile per colpire grandi quantità di nemici e per poter prendere drop di mostri lontani. Se questo vi sembra poco, aspettate di vedere i poteri aggiuntivi, che renderanno il gameplay molto movimentato: tra schivate, doppi salti e nuovi poteri anche per Fidget (che ci accompagnerà usando palle di fuoco, tuoni o sfere di energia), il gioco assumerà una profondità molto buona e che apre le porte a un ottimo sistema di combo, basato prevalentemente sul numero di attacchi, più che sulla quantità di danni. Oltre questo, è possibile personalizzare le statistiche di Dust, sia tramite il "livellamento", sia tramite il crafting del suo equipaggiamento. Livellando, Dust avrà la possibilità di ricevere un boost su varie statistiche (attacco, difesa, vita e Fidget), mentre "Fortuna" sarà aumentata solamente grazie all'equipaggiamento, che potrà essere comprato nei negozi, o potrà essere craftato grazie all'aiuto di un fabbro. Presi gli oggetti giusti, tutti drop dei vari mostri, essi potranno quindi essere riutilizzati per creare nuove armature e upgrade per le armi, che non solo avranno effetti aggiuntivi su Dust, ma anche su Fidget.

Comparto Tecnico
Premessa: questo gioco è stato strutturato da una serie di "assets" (immagini, video, animazione, programmazione ecc.) fatti completamente da 0, e nonostante tutto questo lavoro presenta una qualità grandiosa. Una pulizia grafica fantastica, una fluidità d'animazioni mai vista prima in un gioco indie, unita a un'ottimo comparto sonoro fanno brillare questa piccola gemma indipendente nell'oscurità dei giochi stragiocati e ripetitivi, diventando un'ottimo acquisto sia per i nuovi che per i vecchi videogiocatori. Anche il doppiaggio è davvero ottimo ed ogni attore è perfettamente in tema con il personaggio a cui da voce.

Commento finale
Dust: An Elysian Tail è un gioco da avere a tutti i costi. Non può non piacere, è bellissimo da vedere, bellissimo da giocare, solido di gameplay e mai nel banale. Pieno di segreti e di citazioni ad altri giochi, è uno dei giochi che si colloca nella top gamma degli Indie games. Fatevi un favore e compratelo con i saldi di steam.
Voto Finale: 9



mercoledì 16 aprile 2014

RECENSIONE FILM: Frozen - Il regno di ghiaccio


"Frozen - Il regno di ghiaccio" è un film prodotto a cavallo tra il 2013 e 2014 dalla Disney, dai produttori di altri lungometraggi d'animazione come "Ralph spaccatutto" (o "Wreck-it Ralph"). 


La trama
Sebbene le informazioni sopracitate non siano moltissime e non c'è comunque una giustifica da parte mia per non aver mai visto questo film, c'è da dire che comunque ci sono una serie di cose che caratterizzano questo film e lo differenziano da altri. Per cominciare, la trama viene quasi completamente tratta dalla favola "la regina di ghiaccio" di Andersen, ma naturalmente in chiave disneyana. Ci troveremo fin da subito a trattare con una famiglia in cui due sorelline, molto unite fin dalla nascita, giocano in modo spensierato in un castello in qualche posto sperduto (forse in Finlandia). Le informazioni che vengono "mandate" dal film all'inizio sono in qualche modo simili a quelle che possono essere apprese da altri film come "Up". Semplici immagini, molto colorate, e una serie di montaggi in cui le sorelle giocano ci fanno capire che la più grande, Elsa, ha il potere di far apparire del ghiaccio dalle proprie mani, e per questo motivo farà del male alla sorella minore, Anna. Questo porterà tutta la famiglia a prendere una serie di precauzioni per evitare che problemi del genere si verifichino di nuovo, ed è per questo motivo che, per tantissimo tempo, le porte del castello vengono chiuse, ed Elsa chiude i contatti con Anna. Passa un sacco di tempo, come già detto, e proprio nel giorno dell'incoronazione di Elsa a regina, dato il raggiungimento della maggiore età e della scomparsa dei suoi genitori , qualcosa andrà storto. A causa di un errore, i poteri di Elsa diventeranno conoscenza comune, e in preda al panico quest'ultima scapperà via, inseguita da Anna. Si può già capire come tutto questo andrà ad evolversi: la solita avventura in cui il Main Character va dal punto A al punto B ritrovando una serie di ostacoli sia lungo il percorso che all'arrivo. Non è davvero nulla di speciale, se non fosse che ci sono una serie di personaggi che riescono in qualche modo a mantenere tutto in piedi per il rotto della cuffia, per non decadere nel solito "intervallo" di film standard d'animazione. Tutto funziona piuttosto bene, e non c'è minimamente da nascondere che gli unici personaggi che riescono a mantenere il film appena interessante sono Sven con Cristoph ed Olaf. Tutti gli altri personaggi, Anna ed Elsa compresa, sono abbastanza approfonditi nel loro carattere, ma non tanto da poter giustificare il fatto che comunque non lo siano neanche lontanamente per sembrare dei personaggi principali. Dall'inizio, fino al finale, si nota una evidentissima voglia dei produttori di sbrigare tutto alla bell'e meglio, inserendo una quantità spropositata di canzoni, e rendendolo uno pseudo-musical che non attacca molto con spettatori un po' più cresciuti. 

Comparto Tecnico
Che si può dire del comparto tecnico? La grafica è fantastica, le animazioni anche, è tutto nel solito stile Disney, seppur non sia così tanto colorato quanto i film precedenti, e le canzoni sono orecchiabili e simpatiche anche in italiano. Nulla da dire in questo campo, ci troviamo davanti a uno degli apici dell'animazione odierna in 3D. 

Commento finale
Ciò che mi pesa di più di Frozen è il fatto che non è stato studiato meglio come film. Troppe canzoni, poca trama, ma tante piccole gag di alcuni personaggi di parte che riescono a rattoppare le falle evidenti della produzione. Nonostante questi difetti puramente trascurabili (poiché in questo campo si parla prevalentemente di gusti personali), c'è da dire che Frozen rimane un film simpatico e bello da vedere, leggero, non troppo pretenzioso e ottimo per i bambini, con anche un paio di battute che strizzano l'occhio ai più grandi, proprio per lasciarne un po' a tutti. Mi è piaciuto? Si, ma non completamente, avrei preferito un maggiore approfondimento di alcuni personaggi che non starò qui ad elencare, anche perché quasi tutti sono dimenticabili, salvo i tre sopracitati. Lo consiglio? Si, magari a qualcuno che vuole vedere qualcosa della Disney leggero e bello graficamente. In alternativa si va sui classici con Oliver & Company. 

Voto Finale: 7.