lunedì 18 marzo 2013

RECENSIONE ANIME: School Days




School Days è un anime che prende spunto da un Eroge, prodotto nel 2007 da Lantis, Avex Entertainment, Pony Canyon Studios e Marvelous Entertainment.

La Trama
Prendete un anime medio che ha come argomento principale l'harem, inseriteci un protagonista orribile e avete fatto School Days. Mi spiego meglio: School Days è l'inverso di un sentimentale: è un disastro che ha come protagonista una persona approfittatrice e meschina, senza cuore e inutile sotto tutti i punti di vista. Partiamo però con ordine. Impareremo a conoscere Itou Makoto, il protagonista di questa storia, che in modo molto innocente si innamora di una ragazza chiamata Kotonoha Katsura. Ad aiutarlo a conquistarla ci sarà un'altra ragazza, chiamata Saionji Sekai, che fungerà un po' da mentore e un po' da aiutante del protagonista. Tutto sembra quindi nella norma di un anime Harem, se non fosse per il fatto che il protagonista ha continuamente bisogno di un sostegno morale da parte di qualcuno. Tra le altre cose, questo Makoto è anche stupido, e per questo motivo continuerà sempre e costantemente a creare situazioni orribili tra di se e la sua ragazza, Kotonoha. Fin qui, ancora una volta tutto perfetto, ma questo è solo l'inizio. Pian piano il protagonista si circonderà di ragazze, e senza pensarci troppo, deciderà di, perdonate il termine poco consono, "farsele" tutte, pretendendo una innocenza che non è insita in lui. E' per questo motivo che la serie di situazioni che si verificheranno saranno tutte al 90% per colpa di Makoto o a causa sua, fino a raggiungere un epilogo davvero fuori luogo e per niente consono all'anime. La trama in sè e per sè si salva, dopotutto un harem più particolare non fa mai male, ma l'elemento che sgretola tutto come un castello di carte è il protagonista, talmente irritante che mi sono trovato molte volte in una condizione di forte nervosismo, date le ingiustizie da lui compiute. Come se tutto ciò non bastasse, le ragazze vengono continuamente prese in giro dalle situazioni che si verificano a mo' di catena di S. Antonio, portando o una o l'altra a imbarazzo, pazzia o pianti irrefrenabili. E ciò è solo la punta dell'iceberg. La caratterizzazione dei personaggi è veramente sommaria: salvo alcuni "primari", tutti gli altri personaggi non hanno senso di esistere, se non per aumentare il "brodo" con altre scene piene di pause, in cui questi personaggi fanno azioni inutili ai fini della trama.

Lato Tecnico
Dal punto di vista tecnico quest'anime non è malaccio: come alcuni sapranno, non è mia abitudine mettere lo stile grafico in prima posizione, ma c'è comunque da dire una cosa: personaggi talvolta sproporzionati o in posizioni troppo statiche costellano le scene di quest'anime come il cacio sui maccheroni. Come se non bastasse, l'animazione raggiunge veramente la minima banda dell'animazione del 2007, lasciando più largo spazio a un character design povero e ricco di errori. Dal punto di vista sonoro possiamo ascoltare buone tracce orecchiabili e consone alle situazioni.

Commento finale
School Days è una trappola per principianti: Parte come un anime simpatico e carino, finisce come un anime inutilmente drammatico e pazzoide. Devo essere completamente sincero: il motivo per cui l'ho guardato è stato per una "challenge" personale. In molti dicono che quest'anime sia brutto, ma voglio sfatare un mito: non è l'anime che è brutto, ma il protagonista nel contesto. Lo consiglio? No. Non lo consiglio minimamente. Sicuramente, rispetto ad altri anime (EHM, Kiss X Sis...), questo ha una trama leggermente più ispirata e solida, ma non è niente di cui gridare al miracolo. Detto questo, tra momenti che ricordano Higurashi, e momenti che ricordano una Soap Opera di 4° categoria, School Days non riesce a brillare come i produttori hanno sperato di fare.
Voto Finale: ... Non lo so. Non so realmente che mettere. Quest'anime non merita un voto. Merita di essere lasciato nel dimenticatoio dell'animazione giapponese. E' un lavoro ignobile solo per il protagonista, e questo mi fa arrabbiare non poco. Controvoglia, si becca un 3.
Qualità Fansub: Ho seguito l'unico fansub disponibile, i 3FS... Nulla di che, avrebbero dovuto prestare una maggiore cura nella sintassi e nella grammatica. Media.

Note To self: "NTS"

Heilà, da quanto tempo non scrivevo, eh? 
Beh, oggi ho pensato di fare una cosa un po' diversa: una sorta di ragionamento - monologo di mio pugno, ed è per questo che, quando avrò bisogno, utilizzerò questa nuova rubrica creata dal sottoscritto, chiamata Note To Self, in italiano "Nota a sè stesso". Sarà un po' come un ragionamento mio, di carattere monologico, fatto con lo scopo primo di ragionare e di far ragionare. Oggi voglio riprendere un argomento trattato il mese scorso: Metal Gear Rising, più precisamente il boss finale. Se quindi qualcuno non ha ancora finito Rising o non vuole spoiler, che uscisse ora dalla pagina.

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Metal Gear Rising è secondo me uno dei titoli più controversi di questi ultimi tempi: non solo per la presenza del protagonista (già marcato da forti polemiche dei Fan della serie di Metal Gear), ma anche per la "scarsità" della storia del gioco, che lo porta ad avere una durata veramente infima: il gioco dura poco più del primo Portal.
Detto questo, parliamo di Armstrong.
Armstrong è forse uno dei più stronzi personaggi della serie di Metal Gear, almeno per quanto concerne il Rising. Ha vinto il trofeo di "Miglior Stronzo di Rising" per la sua evidentissima forza spropositata nei primi tentativi nel batterlo. Come ogni boss ha, però, dei punti deboli, che devono essere ampiamente sfruttati per poter vincere. Ecco, voglio soffermarmi su questo: i punti deboli. 
Quante volte abbiamo dovuto restartare la missione dall'ultimo checkpoint per colpa di questo tizio? Sicuramente una volta o due tutti saran morti. Io personalmente posso dire di averci perso circa 2 ore di tutto il gameplay di Rising. Non che mi dia fastidio, per carità, ma ad un certo punto sono arrivato quasi a un limite, quello da frustrazione. C'è un sottile limite interposto tra divertimento e frustrazione, e questo gioco, come altri, ne coglie a piene mani il significato. Ma la questione è questa: è una falsa frustrazione, perchè avverto come videogiocatore un forte senso di sfida, che mi spinge ad andare avanti e a non mollare davanti agli ostacoli. E' un po' una metafora della vita: davanti agli ostacoli non ci si deve mai fermare. O almeno, nella maggior parte delle volte. Questa sfida è però più debole di quella che vedevamo in giochi più "anziani" come Castlevania o Ghost N' Goblins. I tempi sono cambiati, ed è per questo che i giochi sono diventati sempre più bilanciati (salvo tragiche eccezioni). E' il tempo che cambia la concezione di tutto, non solo del gioco. Prima ci si accontentava di 2 rettangoli e un quadrato che si muovevano su schermo, oggi se non si spara o si distrugge qualcosa non si è contenti, e il tutto deve essere il più realistico possibile. Perchè questa cosa? ... Non ne ho idea. Sono sincero, non cercherò risposte inutili, anche facendo una paternale alla generazione di questo tempo non cambierò niente. Solo che... Ciò che c'era prima non c'è ora, ed è questo che fa male. Il cambiamento delle cose. Non solo a me, ma a tutti. Cambiare fa male, ma anche bene. Ma ne siamo completamente sicuri? Il cambiamento è essenziale, certo, ma può portare benefici, malefici, o entrambi contemporaneamente? E siamo partiti solo da Armstrong, quel fottuto Hulk con gli steroidi.