martedì 19 novembre 2013

Akki Games! Capitolo 17 - Pokémon X



Sono passati pochi mesi dall'uscita di Pokémon X e Y nei negozi di tutto il mondo, ed ecco che finalmente mi appresto a parlarne in modo approfondito. 
Dopo circa 2 anni dall'uscita di Pokémon Bianco e Nero, X e Y si collocano in una regione nuova, basata sulla Francia e chiamata Kalos. All'interno di questa nuova avventura, il nostro protagonista dovrà procedere insieme ai suoi amici per catturare tutti i pokémon presenti in questa nuova regione.

La Trama
Questo nuovo capitolo di Pokémon si presenta in un certo senso un passo indietro rispetto ai due capitoli precedenti. Parlando di trama, questa diventa davvero basilare e presente di pochi elementi davvero importanti per una evoluzione interessante dal punto di vista della storia. Se in Pokémon Nero e Bianco ritroviamo una "plot twist" interessante, in X e Y non troveremo quasi nulla di tutto questo, e avremo solo modo di osservare una trama abbastanza lineare nel contesto. Il tutto potrà essere riassunto nel viaggio da compiere per battere la solita lega pokémon.

Lato Tecnico
Dal punto di vista tecnico, ritroviamo un interessante cambio nella veste grafica del gioco: una grafica 3D piuttosto elaborata e colorata dà un tono molto più apprezzabile al gioco, così come alcune tracce musicali (purtroppo solo queste alcune), e la grande quantità di esemplari nel gioco, proprio per invogliare il giocatore a catturarne quanti più possibili.

E' bello, ma....
Dietro una veste grafica apprezzabile ed altalenante per ciò che concerne alcune texture e il framerate, che si abbassa durante alcune riprese di gioco, il gioco soffre di una cosa sola: la vecchiaia. Si, la vecchiaia, perché dopo 18 anni alcune meccaniche tendono ad essere davvero ripetitive. Mentre nei capitoli precedenti si trovavano anche alcuni espedienti per aumentare l'appeal generale del gioco, in questo gioco tutto viene eliminato per lasciare spazio solamente alla veste tecnica, facendo storcere il naso al giocatore più di vecchia data.

Questioni di Add-ons
Tra i modi per "tappare" le falle del sistema di gioco abbastanza anziano, la Game Freak ha provato ad aggiungere dei minigiochi per aumentare statistiche ed elementi secondari dei Pokémon posseduti. Tra carezze, sport, scambi random e lotte online, i nostri Pokémon avranno modo di cambiare davvero, e per i più appassionati degli EV, i minigiochi serviranno anche a far salire i suddetti.

Commento Finale
Questo capitolo di Pokémon, se confrontato ai precedenti, stona tantissimo. La consecutio dei giochi ha portato ai giocatori a cui è piaciuto Pokémon Bianco/Nero un po' di amaro in bocca a causa di un sistema di gioco abbastanza vecchio, che la GameFreak ha cercato di mascherare attraverso l'introduzione di un po' di minigiochi. Nonostante tutto questo, però, non vedo questo gioco come un fallimento, anzi, questo gioco è piuttosto una prova per i giochi futuri di Pokémon, che sicuramente avranno una trama migliore, accompagnato da un gameplay migliorato, e non solo mascherato dalle uniche Megaevoluzioni.

Voto Finale (Puramente soggettivo): 6

sabato 12 ottobre 2013

Akki Games! Capitolo 16 - Heavy Rain Move Edition


E' passato poco tempo dall'uscita del nuovo titolo della quanticdream, Beyond: Two Souls, gioco molto acclamato e atteso da molti. Io, dalla mia parte, però, sono riuscito a rimediare una copia di Heavy Rain, in questo caso l'edizione del move. Quale può essere la migliore occasione, se non quella di giocare Heavy Rain in Ottobre, proprio a ridosso dell'uscita del "seguito" che contiene una serie di elementi molto simili al titolo precedente? Senza ulteriori indugi, cominciamo con la mia personale recensione di Heavy Rain: Move Edition.

Piove sempre!
All'inizio avremo la possibilità di conoscere tutti i personaggi nelle loro più minime sfaccettature, attraverso una serie di piccoli tutorial che spiegano ogni tipo di movimento da effettuare per fare determinate azioni. Attenzione però: seppur questo gioco sia nominato come "Move Edition", non ha niente di diverso, nemmeno nei controlli, rispetto a Heavy Rain versione standard. E' solo ottimizzato per il Playstation move, ma si può usare benissimo anche il controller standard. Detto questo, i personaggi che potremo comandare saranno principalmente 4: Ethan Mars, il nostro protagonista, che a seguito di un incidente con unica vittima uno dei suoi due figli, si ritroverà all'interno di un delitto di un particolare assassino, chiamato "dell'origami" (visto il suo modus operandi); Norman Jayden, un agente dell'FBI che lavora al caso utilizzando un paio di occhiali che creano un ambiente virtuale, ed è purtroppo succube di una particolare droga; Madison Paige, una giornalista che incontrerà Ethan piuttosto avanti nel gioco; Scott Shelby, un investigatore privato che lavora al caso utilizzando un'impronta di raccoglimento indagini piuttosto vecchio stile. Questi quattro personaggi incroceranno le loro strade molte volte prima di arrivare al finale, che in questo caso si dirama in tante possibilità. Essendo un vero e proprio film interattivo, infatti, ci potremo trovare di fronte a una moltitudine di scelte, che cambieranno radicalmente il finale. E' compito del giocatore quello di avere prontezza di riflessi ed elasticità nelle scelte. Per quanto concerne l'andamento della storia, c'è da dire che all'inizio fatica un po' a partire, data l'atmosfera davvero pesante che si respira, influenzata particolarmente dalla pioggia e dal sonoro. I personaggi, come già detto, sono stati caratterizzati molto, quanto più possibile. Sembrerà di comandare una persona vera, e ciò è incentivato anche dai vari pensieri, accessibili in qualsiasi momento tramite la semplice pressione del tasto L2.

Lato tecnico
Dal punto di vista grafico, troviamo un motore grafico realistico, che si ottimizza nei momenti più concitati, trovando però gravi cali di frame rate in alcune riprese. Tutto ciò, purtroppo, può drasticamente variare l'andamento del gioco, principalmente a causa del fatto che il gameplay si costruisce tutto sui cosiddetti Quick Time Event. Per quanto riguarda il sonoro, le tracce sono davvero molto belle, e conferiscono un'atmosfera di malinconia e tristezza all'intera storia. Il doppiaggio, poi, è disponibile in più lingue. E' la prima volta nella mia vita che un doppiaggio italiano sia così ben caratterizzato rispetto alla controparte inglese, anche se c'è da dire che in alcuni punti vi è una forte mancanza di espressività da parte di alcuni personaggi (esempio Madison). 

Commento Finale.
Heavy Rain: Move Edition non ha propriamente bisogno di presentazioni. E' un gioco abbastanza vecchiotto, ma molto attuale, visto l'ambiente in cui è costruito interamente. C'è da dire però che seppur la storia sia molto bella, sono incorsi alcuni bug a livello grafico/sonoro, che spero vivamente che siano assenti nell'edizione standard del gioco. A parte questo, però, la storia è completamente godibile anche in una sola seduta, anche se bisogna avere una certa pazienza nel fare tutto come si vuole al primo colpo. In conclusione: lo consiglio? Si, a chi ha voglia di immergersi in una storia profonda e con finali multipli.

Voto Finale: 8


mercoledì 25 settembre 2013

RECENSIONE ANIME: Watamote



Watamote (italianizzato interamente in "non importa quanto lo guardi, è colpa vostra se sono sfigata!") è un anime estivo - autunnale del 2013, prodotto dalla Sentai Filmworks e pubblicato dalla Square Enix.

La trama
Dal punto di vista di trama, troviamo un concetto basilare e molto funzionale: sulla falsariga di nomi ben più conosciuti come "Welcome to the NHK" o "The World God Only Knows", Watamote pianta le proprie radici, costruendo un personaggio convincente e con un proprio perché. Tomoko Kuroki, la protagonista in questione, è una ragazza con la passione per il web, che ha però un grosso, enorme difetto, quello di non riuscire a rapportarsi con gli altri. Da quello che sembra un input à la "Oreimo" in salsa nerd, Watamote si discosta da tutte le produzioni sopracitate, diventando uno strano ibrido. All'interno dei 12 episodi di questa serie, infatti, potremo trovare davvero di tutto, una serie di situazioni che porteranno la povera Tomoko alla partenza. In ogni episodio, infatti, Tomoko cercherà in qualche modo di farsi notare ma, un po' per la sfortuna che la perseguita, un po' per colpa sua, non riuscirà mai ad arrivare ai risultati sperati. E' davvero inutile dire che i personaggi presenti in questa serie si contano sulle dita di una mano, e che il 90% di questi ha uno sviluppo caratteriale sommario, giustificato dalla natura dell'anime, incentrato completamente sulla protagonista e sui suoi pensieri. Impareremo, quindi, a vedere ogni situazione dal punto di vista di Tomoko, che seppur distorto, non riuscirà mai a nascondere ad un occhio attento un particolare messaggio: quello degli eterni incompresi, di coloro che non riescono a rapportarsi con nessuno per paura delle reazioni dell'interlocutore. Senza uscire troppo fuori questione, però, c'è da dire che la quantità di situazioni è davvero elevata, e porta in innumerevoli casi all'immedesimazione dello spettatore nella protagonista (sempre entro certi limiti, imposti da un carattere non "self insert", ma ben formato nel contesto).

Lato tecnico
Watamote ha dalla propria parte una discreta qualità e pulizia grafica, accompagnata da un'animazione standard, dato che l'anime stesso non richiede movimenti particolari per i personaggi. Per quanto riguarda, invece, il comparto audio, c'è da dire che le soundtrack sono abbastanza orecchiabili, ma non buone da sentire al di fuori dell'anime. Non è lo stesso discorso per opening ed ending, molto simpatiche e sempre a tema con l'anime.

Commento finale
"Watamote" è un anime coerente con se stesso dal primo all'ultimo episodio, tant'è vero che, una volta finita la completa visione, sembrerà come se non l'avessimo mai visto. Non è di certo una delle produzioni più fantastiche di questo 2013, ma sicuramente fa la sua figura, dimostrando una discreta forza caratteriale, e cercando di fuoriuscire dalla solita matassa di anime omologati o forzati da un prequel. Lo consiglio? Si, ma solo a chi ha voglia di perdere tempo facendosi due risate di fronte alla moltitudine di situazioni che accadono alla protagonista. Sicuramente non è una visione leggera, ma nemmeno troppo pesante.

Pro: Chara design simpatico; cura negli ambienti sommaria ma minimalista; belle sigle; immedesimazione; forte messaggio nascosto; grande quantità di easter eggs.
Contro: Un po' troppo "ibrido".
Voto Finale: 8

lunedì 23 settembre 2013

Akki Games! Capitolo 15 Parte 1 - Kingdom Hearts Final Mix HD edition


Bentornati a tutti, cari lettori, in questa nuova recensione del blog di Akki. Quest'oggi vorrei recensire, come da titolo, l'edizione HD di Kingdom Hearts Final Mix. Ebbene si, ho comprato HD 1.5 ReMiX di Kingdom Hearts, anche se non condivido quasi per niente la loro strategia di marketing per promuovere questa serie, fatta al 90% da spin off di ogni tipo. Bando alle ciance, però, e cominciamo a vedere cosa è davvero migliorato rispetto all'edizione in SD di Kingdom Hearts 1.

La trama
Essendo un Remake, non ha bisogno di troppe spiegazioni, visto che la trama è rimasta totalmente uguale. Tre ragazzini, Sora, Riku e Kairi, vogliono vedere ciò che si trova oltre il loro mondo, per questo motivo costruiscono una zattera per cominciare a viaggiare. Intanto, nel mondo Disney, Paperino e Pippo vengono a sapere dal loro re (Topolino) che le stelle si stanno lentamente spegnendo, una ad una, e che è il loro compito quello di trovare un "custode della chiave" per evitare che questa minaccia comprometta l'equilibrio del vasto universo di gioco. Passerà poco tempo, e Sora si ritroverà catapultato in un altro mondo, in cui conoscerà Paperino e Pippo, e viaggerà insieme a loro alla ricerca del re e di Riku e Kairi. Il punto di forza della trama è, però, la giusta compensazione che c'è tra filmati e gameplay. Il giocatore potrà davvero viaggiare in molteplici mondi Disney, e la cosa bella è che ognuno avrà la propria storia originale, all'interno della quale Sora viene inserito come personaggio secondario.

Gameplay: prima e dopo
Il gameplay è stato uno dei comparti che ha davvero beneficiato del cambiamento, in questa riedizione. Tanto per cominciare, adesso Sora è molto più versatile, e viaggiare nei menù è molto più semplice, grazie alla presenza del pulsante triangolo, che funge da "pulsante azione", un po' come succedeva in Kingdom Hearts 2. Ad aggiungersi a ciò, adesso i membri del party nei vari mondi possono compiere azioni più precise: potremo, infatti, decidere noi quale sarà la frequenza degli attacchi fisici/magici di Paperino, quale sarà la frequenza delle skill curative e via dicendo. Tutto ciò, prima, non era presente, e il gameplay era molto più lento e ostico di com'è ora.

Sonoro
Un altro ottimo cambiamento lo troviamo nel sonoro: tutte le tracce sono state completamente ricomposte con strumenti acustici, per migliorare l'immedesimazione. Ad aggiungersi, anche molte tracce doppiate sono state ricomposte, per amalgamarsi meglio con i giochi sequel e prequel.

Grafica
Per quanto riguarda la grafica, c'è poco da dire: è un remake di un gioco PS2, perciò non si può urlare al miracolo, ma il lavoro c'è, e si vede. Prima di tutto, gli effetti di luce sono stati rifatti da 0, così come i modelli di Sora, Riku e Kairi, presi stavolta da Kingdom Hearts 3D. Per quanto riguarda, invece, le texture, qui c'è la nota stonata: tutte le texture sono state letteralmente riciclate dal gioco originale, per questo motivo hanno una qualità abbastanza bassa.

Commento finale
Anche se è una recensione davvero alla bell'e meglio, c'è da dirlo: Kingdom Hearts Final Mix HD è bello da vedere e da giocare, anche se Square Enix avrebbe potuto davvero fare di meglio. Lo consiglio a chi ha amato la serie, e magari a chi si sta avvicinando ad essa.

Voto Finale: 7.5 . Mi aspetto il Remake del secondo ora.

martedì 10 settembre 2013

RECENSIONE FILM: To Aru Majutsu No Index - Endymion no Kiseki


To Aru Majutsu no Index: Endymion no Kiseki (o in italiano "Il miracolo di Endymion") è il primo, forse di una serie, film dell'omonima serie animata, prodotto nel 2013 dalla JC Staff con il supporto di Warner Bros.

La trama
Per quanto concerne la trama, cercherò di essere il più conciso possibile, senza sfiorare la sottile linea degli spoiler. Veniamo fin da subito catapultati nell'universo di Index, che senza troppe presentazioni, ci fa riconoscere in un paio di battute tutti i personaggi principali e importanti, che saranno sempre presenti nel film, dall'inizio alla fine. Dopo le solite gag in salsa ecchi, veniamo a conoscere il primo personaggio inedito: Arisa, aspirante idol, che per una serie di eventi si ritroverà al centro di una vera e propria guerra tra scienza e religione. A supportarla, come sempre, ci saranno i protagonisti Touma e Index, che serviranno a portare la trama a un giusto compimento. Bene o male, ciò che caratterizza questo film è proprio la profondità della trama stessa. Nulla di troppo romanzato o particolare, sia chiaro, ma comunque apprezzabile per un target non troppo pretenzioso. A seguito di un evento "catastrofico" verificatosi qualche tempo prima, verremo a sapere che questa continua guerra tra religione e scienza è per accaparrarsi Arisa, che suppone abbia un particolare potere, che in qualche modo può sviare le varie situazioni catastrofiche, riportandole a uno stato normale. Saranno proprio i miracoli l'argomento centrale di questo film, che si svolgerà presentando una discreta quantità di personaggi nuovi, alcuni dei quali, però, davvero poco sviluppati. Ad aggiungersi a questo, solo Touma e Index fanno davvero la differenza. Certo, tutti i personaggi già visti nella serie animata rimangono comunque coerenti con se stessi, ma vengono fatti vedere davvero troppe poche volte: basti fare un esempio con le Sisters, Last Order e Accelerator, che appaiono, letteralmente, 30 secondi in tutto il film, sparendo poi completamente, senza un perché. Passi che sono stati tutti personaggi di supporto, ma quasi nemmeno Misaka riesce a mantenere il passo con la situazione capeggiata dal trio Touma - Index - Arisa.

Lato tecnico
Dal punto di vista tecnico, ci sono da spendere un paio di parole per quanto riguarda dapprima il lato grafico. In una parola: sublime. Nel dettaglio: avrei preferito l'utilizzo di meno cinematiche 3D e più animazioni a mano. Non che queste non siano presenti, ma comunque fanno la differenza, e aggiungono una enorme quantità di sensazioni nello spettatore. Per quanto riguarda il sonoro, non c'è quasi nulla di nuovo. Canzoni a parte, solo due o tre sono davvero nuove tracce, per il resto c'è uno pseudo-riciclo delle vecchie soundtrack.

Commento finale
Dunque... Il miracolo di Endymion. Mi è piaciuto, non mi è piaciuto, lo consiglio...? La risposta giusta sarebbe "ni", perché ci sono parecchie cose lasciate all'oscuro, che a un occhio più attento fanno un po' storcere il naso. Nulla di troppo distruttivo in termini di trama, ma comunque che fa la differenza, e avrebbe potuto offrire al film stesso qualcosa in più, quel poco che bastava per farlo diventare un masterpiece della serie. Lo consiglio? Si, ma è meglio non stare attenti ai dettagli.

Pro: Character design convincente; Ottima animazione; Soundtrack inedite ed orecchiabili.
Contro: utilizzo smodato del 3D; Riciclo di alcune soundtrack; alcuni personaggi spariscono come sono apparsi. Letteralmente.

Qualità fansub: Alta. gli AMI subs hanno fatto un lavoro pulito.
Voto finale: 8.

martedì 2 luglio 2013

Akki Games! Capitolo 14 Parte 1 - Jak & Daxter: The Precursor Legacy HD


Recentemente, ho avuto la fortuna di ritrovarmi tra le mani la HD collection della trilogia di Jak & Daxter. Pensandoci bene, questa recensione fa quasi "pandant" con la precedente di The Las of Us, d'altronde stiamo sempre parlando di Naughty Dog, ma quella di altri tempi, per intendersi.

Già, Naughty Dog non è sempre stata Uncharted e Last of Us, no no... E' stata prima di tutto Crash, e poi Jak & Daxter, che è la tappa su cui ci fermeremo oggi per parlare approfonditamente di questo "nuovo" capitolo rifatto in HD.

Meccaniche di gioco
Trattandosi di un gioco del 2001, Jak & Daxter proviene dritto dritto dall'epoca in cui il 90% dei giochi erano platform ben congegnati, delle "collect-a-thlon", se così si può dire, in cui il protagonista deve raccogliere una serie di oggetti per procedere nel gioco dopo aver superato una particolare zona. Ed è qui che Jak & Daxter ritrova le sue radici, provenienti proprio dallo "zio" Crash: saremo, infatti, invogliati a raccogliere quanti più globi precursor possibili (valuta corrente del gioco, se ne trovano circa 2000) e quante più batterie possibili per dare energia a particolari marchingegni per andare avanti.

Gameplay
Jak & Daxter è un esempio di come sarebbe diventato Crash se fosse rimasto tra le mani della Naughty Dog: i comandi sono semplici e intuitivi, mai ostici e sempre comodi. Ad aggiungersi ai già semplici comandi vi è una serie di "Eco", particolari energie di colori diversi che hanno effetti diversi: un po' come accade in Rayman 3 con i detersivi, in Jak & Daxter gli Eco sono essenziali per procedere nell'avventura, e giusto per fare un esempio: l'eco blu velocizza Jak, l'eco verde gli restituisce energia, il rosso lo potenzia, il giallo gli permette di sparare proiettili e così via...

Grafica e sonoro
Dal punto di vista grafico, la Naughty Dog non si è sforzata minimamente. Certo, risistemare le texture per portarle allo stato HD non è di certo un lavoro da poco, ma sinceramente mi sarei aspettato una maggiore cura nei dettagli e, magari, qualche miglioramento nelle meccaniche di gioco. 
Il sonoro è rimasto tale e quale al titolo originale: non vi sono remake, non vi è nulla. Il gioco è rimasto proprio come ce lo ricordavamo su PS2, con un'unica differenza: è in HD.

Commento finale
Ritrovare Jak & Daxter in questa collection è stata una ventata d'aria fresca per me. Non giocavo un Platform da anni, e ritrovare questo titolo mi ha fatto un immenso piacere, anche perchè, grazie a questo gioco...




.....Ho preso il mio primo trofeo di platino!


Grafica: 7
Sonoro: 8
Longevità: 8
Gameplay: 8
Voto Finale: 8

mercoledì 26 giugno 2013

Akki Games! Capitolo 13 - The Last of Us

... E salve a tutti, cari lettori del blog! Come state notando, non ho moltissimo tempo per scrivere sul blog ultimamente, causa esami di stato... Ma hey, pian piano mi sto liberando, e ne è dimostrazione il fatto che avantieri sono riuscito a mettere le mani su una copia di The Last of Us, e nel giro di 14-15 ore l'ho finito. Detto questo, senza ulteriori indugi, ladies, gentleman and others, io sono Akki, e benvenuti nella recensione di "The Last of Us". (Ho spudoratamente copiato GRArkada con questa intro, ma vabbè, chiedo venia)
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Naughty Dog, una delle case produttrici da sempre affiliate Sony, stavolta ha fatto un colpo basso, offrendo, quasi alla fine del ciclo del sistema Playstation 3, un prodotto nuovo, coinvolgente, e "padre" della maggior parte dei giochi che usciranno in futuro basati su questo tipo di meccaniche. The Last of Us sarà, quindi, alla giusta altezza per essere nominato tale? Vediamolo insieme.

Trama
In un giorno cronologicamente vicino ai nostri, veniamo a conoscere senza troppi giri di parole il nostro eroe della storia, Joel, che un po' come faceva Drake in Uncharted, si presenta svelto e scaltro, ma contemporaneamente con un sacco di problemi. Dopo un'introduzione da vero e proprio cliffhanger, ci ritroviamo ben 20 anni dopo l'inizio di una epidemia, che si pensa essere zombie, ma in qualche modo si rivela essere sensibilmente diversa. Per capirlo avremo bisogno di andare più avanti nel gioco, anche se è obbligatorio sapere che questo gioco si basa, almeno per quanto concerne l'epidemia, su un tipo di parassita che prende il controllo delle formiche. Fate 2+2. Sarà compito di Joel, accompagnato dalla sua partner Tess, accompagnare una bambina ad un laboratorio per conto delle "Luci", o "Fireflies", comunità di persone nata a seguito dell'epidemia. Cosa nasconderà questa bambina? 

Caratterizzazione dei personaggi
I personaggi vengono caratterizzati al meglio, attraverso un sistema di cutscenes cinematiche, e una serie di dialoghi aggiuntivi che vengono compiuti dai personaggi durante l'operazione di gameplay. In qualche senso, impareremo ad immedesimarci in Joel, e impareremo a capire le abitudini dei vari personaggi che vengono introdotti prima e dopo l'epidemia. Una cosa che però mi ha dato fastidio è stata la scarsa caratterizzazione di alcuni personaggi all'inizio, che nonostante si mostrino forti di carattere, decadono nel baratro dei "personaggi di spalla" o "comparsa", parendo utili solo ai fini dello svolgimento della trama.

Gameplay
Il Gameplay, preso quasi al 100% da Uncharted, mantiene una meccanica molto vicina a quella di un gioco per PC odierno, parendo, in quanto a comandi, piuttosto confusionario per videogiocatori non avvezzi a questo genere di controlli. E' premura del gioco, però, rendere l'azione esponenzialmente più difficile, senza portare grossi problemi al videogiocatore agli inizi. I controlli, quindi, sono un po' spartani, ma si mostrano molto comodi quando si è capita la meccanica di gioco.

Grafica
Essendo uno degli ultimi giochi presentati per Playstation 3, il sistema della console viene spinto al limite possibile, e si vede: la grafica è molto realistica, e si può notare lo sforzo del sistema proprio quando si caricano i chunks in lontananza, che danno un fastidioso effetto di popup, visibile, però, solo ad occhi più attenti. Fortunatamente, questo tipo di problema è stato limitato all'osso dagli sviluppatori, anche se si possono notare in alcuni punti texture non ben caricate o punti illuminati "a intermittenza" (effetto "flickering").

Sonoro
Si possono udire una serie di soundtrack molto di atmosfera, mai di troppo e ottime come accompagnamento per il gameplay. E' una delle colonne sonore meglio create per un videogioco, e questo è sacrosanto.

Punto aggiuntivo: le cinematiche
Essendo un gioco molto vicino (almeno di meccaniche) ad Uncharted, si mostra pieno di riprese da film hollywoodiano, e momenti di gameplay in cui è richiesta la pressione ripetuta di pulsanti del joystick (quick time event). Ciò potrebbe portare a pensare che il gioco sia continuamente smorzato da filmati, e invece no. Il gioco E' un continuo filmato, che varia a seconda delle tue azioni. Non arriva di certo ai livelli di Heavy Rain, ma rimane comunque molto interattivo e ai livelli di Uncharted.

Punto aggiuntivo: i problemi.
Naughty Dog ha fatto sicuramente un lavoraccio, non c'è che dire. Ma si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco, e ne è dimostrazione il fatto che questo gioco sia letteralmente costellato di bug più o meno "gamebreaker". Mi spiego meglio. Dopo il 14 Giugno, Naughty Dog ha dovuto rilasciare una patch (la 1.01), che correggeva i problemi di salvataggio del gioco, che per qualche strana ragione, non rimanevano sulla console, provocando l'eliminazione di tante ore di gameplay. Tale problema è si stato risolto, ma solo in parte, poiché ci sono ancora testimonianze dello stesso glitch, ma in forma diversa. Altri bug possono ritrovarsi nell'interfaccia in primis, nell'intelligenza artificiale, che trova un picco di, appunto, intelligenza solo alla fine del gioco, e nella grafica, che riceve in alcuni punti dei rapidi cali di frame rate, che in qualche modo spezzano l'azione.

Commento finale
Naughty Dog è riuscita a creare un titolo da "olimpo" Sony, ma contemporaneamente si è scavata un piede nella fossa. The Last of Us non è perfetto, e non è il miglior gioco del 2013, questo è certo, ma sicuramente si trova tra le prime posizioni, per quanto concerne immedesimazione, gameplay e trama, dei titoli consigliati per Playstation 3. Lo consiglio? Si, compratelo, chiudetevi in casa e sparatevelo tutto. Non ve ne pentirete. Ma attenti ai bug! a quanto pare, anche questo gioco è ... "infetto".


Grafica: 10
Sonoro: 9
Gameplay: 8
Immedesimazione: 7
Longevità: 8
Voto Finale: 8


venerdì 7 giugno 2013

Sonic 2006: Flop voluto o scherzo del destino?


E salve a tutti, cari 4 gatti rimasti sul blog di Akki! Quest'oggi vi parlerò, dopo un po' di tempo di inattività (causa primaria scuola ed esami), di un personaggio per me molto importante. Partiamo, però, con ordine.

Per cominciare, eccoci, dopo circa un anno, a parlare di nuovo di Sonic, stavolta con un titolo su Wii U, Sonic Lost Worlds, che si prospetta perfetto per essere un degno capitolo tridimensionale del porcospino blu. Per chi non l'avesse visto, ecco qui il trailer.



Detto questo, torniamo in topic. Qual è il momento migliore per parlare del passato di questa splendida mascotte, se non proprio qualche mese prima dell'uscita di questo nuovo capitolo? E dunque, senza indugio, trattiamo di uno dei capitoli più brutti e mal concepiti (a detta di molti) del Sonic Team: Sonic 2006.

Sonic 2006 nasce dalla mente del Sonic Team proprio a seguito del quindicesimo anniversario del porcospino blu, e proprio a seguito della (da poco tempo a quella parte) uscita della Playstation 3. Parliamo, insomma, di una tecnologia in qualche modo "passata", ma non per questo disprezzabile. Sega presentò, da poco tempo a quella parte, una breve demo seguita da un trailer del gioco, che prometteva davvero bene, e aveva fatto salire l'hype dei fan, aumentando l'interesse e la volontà di giocare al primo, nuovo titolo di Sonic sulle nuove consoles, dopo un Dreamcast passato in Sordina, e tanti titoli portati sulle consoles come Playstation 2 e Gamecube. 



Come possiamo notare da questa breve demo, il gioco si presentava in qualche modo simile ai già visti Sonic Adventure, ma con grafica più realistica, ambienti più curati e una grande, grande quantità di nemici, oltre che di grandezza e varietà in termini di mappe. Insomma, sia per animazioni che per quanto concerneva il lato di gameplay, Sonic 2006 si presentò al Tokyo Game Show del 2005 in splendida forma, mostrando grande grinta e prospettandosi come uno dei giochi più promettenti per i post lineup della Playstation 3.

Ma... Qualcosa andò storto. Non si sa ancora bene per quale motivo, ma il Sonic Team arrivò a cambiare molte delle cose presenti nel video qui sopra. A cominciare da alcune animazioni e cinematiche, il gioco perse moltissimi FPS a causa di un sistema di luci troppo particolare per la Playstation 3. I controlli peggiorarono, diventarono più "scivolosi", e il duro lavoro del Sonic Team andò a farsi friggere. La causa? Alcuni dicono che la causa dell'uscita prematura di questo gioco sia dovuta sia all'Hype dei fan, che forzarono Sega a rilasciare il gioco prima del dovuto, sia per i tempi che stringevano, dato che la casa nipponica aveva come obbiettivo primario quello di rilasciare il gioco pochi mesi dopo l'uscita della Playstation 3, e possibilmente prima della fine del 2005, per poterlo definire il vero "Sonic 2006". Il gioco, dopo pochi mesi, venne rilasciato in questo stato:







Come possiamo notare, molte delle animazioni, così come le cinematiche, sono andate perdute. Ora la domanda è: perché?


Sonic 2006 si mostrava pieno di grinta, ma perché doveva andare proprio così? Non c'era un modo migliore per creare un gioco simile, senza che perdesse tutto quello che la Sega aveva guadagnato dopo mesi di lavori e di buone impressioni? A parer mio, Sonic 2006 ha bisogno di un Remake. Dopo circa 7 anni dall'uscita di questo gioco, Sonic ha bisogno di tornare con questa avventura in modo migliore. C'è bisogno di rendere tutto al meglio, anche dei rendere una buona impressione per quel nuovo personaggio introdotto, Silver The Hedgehog, che è stato davvero usato poco nel corso del tempo. Voi che ne pensate? possedete questo gioco? Siete contrari o consenzienti per la creazione di un possibile Remake del gioco? 

domenica 19 maggio 2013

RECENSIONE ANIME: Neon Genesis Evangelion



"Neon Genesis Evangelion" è un anime prodotto nel 1995 dalla collaborazione delle tre case produttrici Tatsunoko, Gainax e Production I.G.

La Trama
Anno 2014: siamo in un mondo post apocalittico, all'interno del quale la razza umana arranca per la sopravvivenza, difendendosi da delle strane creature chiamate "angeli". Verremo a conoscere fin da subito il protagonista principale, Shinji Ikari, figlio di Gendou Ikari, un uomo apparentemente ai piani alti di una società di difesa dell'umanità chiamata "NERV" (pronunciata NERF). Questo ragazzo, a causa dell'avvento di un angelo sulla terra, dovrà, senza pensarci due volte, salire du un enorme robottone chiamato "Evangelion", e senza nessun tipo di preparazione, dovrà combattere lo strano nemico. Da questo momento in poi, l'anime si incentrerà in puro stile "anni '90" sul tentativo dell'uomo di difendersi dai nemici, e sarà così per almeno 3/4 degli episodi. La cosa che però cambierà le carte in tavola sarà principalmente la caratterizzazione dei personaggi, accompagnata da momenti in cui i protagonisti si troveranno a pensare per puntate intere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ed è qui che cade proprio la nota dolente: i pensieri dei protagonisti sono si molto belli da capire, ma anche molto contorti, e spezzano l'azione e il ritmo dell'anime fino a quel momento, risultando in poche battute un mero modo per colmare le lacune di trama della serie. Come se ciò non bastasse, la scelta registica di fare lunghe pause in momenti importanti spezza l'azione in un modo troppo arbitrario, e causa solo momenti morti, sia nell'anime che nello spettatore. Inoltre, molte delle cose che accadono nell'anime non sono completamente spiegate, e lasciano molti punti interrogativi. Probabilmente i restanti interrogativi vengono colmati dai film aggiunti, ma ciò non giustifica il fatto che l'anime sia, almeno per me, incompleto dal punto di vista di trama, e molto dispersivo sul fronte di alcuni personaggi introdotti nelle ultimissime puntate e poi realmente spariti nel nulla.

Lato Tecnico
Se dal punto di vista di trama Evangelion non brilla per efficacia, c'è da dire che la collaborazione tra le tre case produttrici ha creato veramente un bel gioiellino: le animazioni sono fluidissime, non esiste la computer grafica, e i personaggi riescono ad essere molto carismatici grazie alla cura nella mimica facciale di ciascuno di questi. Anche le Soundtrack paiono convincenti, sppur poche, e molto memorabili. Opening ed Ending sono anch'esse memorabili e intramontabili per tutti gli appassionati di anime.

Commento Finale
... Evangelion, dunque, mi è piaciuto? Lo consiglio? Non lo consiglio a tutti, e mi è piaciuto, ma solo in parte. E' sicuramente un classico dell'animazione giapponese che deve essere visionato, almeno in parte, da tutti coloro che sono interessati all'avvicinarsi a qualcosa di nuovo e particolare. Sicuramente ci sono produzioni meglio spiegate dal punto di vista di trama, dato che comunque il finale pare messo lì giusto per riempire il vuoto, ma sono certo che questa scelta registica sia stata fatta solo per mancanza di tempo ulteriore per allungare la serie. Certo, ciò che ho capito da questa serie è che non sono i robot il punto centrale della serie, quanto più il comportamento dell'uomo di fronte a situazioni di pericolo, ma comunque c'è questa strana sensazione che mi lascia l'amaro in bocca e mi fa storcere il naso, nonostante sappia che è un anime del 1995, e nonostante sappia che nel tempo la serie è stata affinata da prodotti aggiuntivi.

Pro: Ottimo character design; Buone animazioni; Ottima caratterizzazione dei personaggi; Ottimi ragionamenti filosofici.
Contro: Trama qui e lì spiegata male e mal interpretabile; poco spessore di alcuni personaggi; finale affrettato; poca chiarezza di molte situazioni.

Voto Finale: Senza ulteriore indugio, Evangelion si becca 7.
Qualità Doppiaggio Italiano: A mio parere uno dei migliori mai sentiti in Italia. I personaggi assumono la giusta personalità e le tonalità paiono convincenti per i contesti all'interno del quale sono inseriti i personaggi stessi.

martedì 14 maggio 2013

Giveaway di Key di Dota 2!

Ok, ragazzi, le prossime 20 persone interessate a ricevere GRATUITAMENTE una copia di Dota 2 aggiungessero via Steam »Ðя« Akio. 

E' un Giveaway di Dota 2. Inizia da ora. Quando avrò finito tutte le Key, eliminerò tutte le persone che mi hanno aggiunto, e scriverò nel post della fine dell'evento.

Key Rimaste: 20

E' un'immagine per provarvi che il giveaway è reale. 


mercoledì 24 aprile 2013

RECENSIONE ANIME: Little Busters!



Little Busters! è un anime creato nel 2012 dalla JC Staff in collaborazione con la Key.

La Trama
Little Busters è un'altra delle tante visual novel della KEY, casa produttrice molto conosciuta in giappone per  la qualità dei suoi lavori e per la forza dei climax che riesce a raggiungere nelle storie composte. Ebbene, una delle caratteristiche di quest'anime è appunto la grande forza sopita in esso, che va crescendo in tutta la produzione, fino a raggiungere il suo apice nelle battute finali. Impareremo a conoscere l'universo di Little Busters partendo da Naoe Riki, un ragazzino piuttosto timido e introverso, che ha un gruppo di amici di infanzia, i "Little Busters". Mentre sono insieme, un giorno, Kyosuke, il leader del gruppo, decide di creare un gruppo di Baseball. E' per questo espediente che Riki sarà costretto a trovare nuovi membri, per arrivare al numero di giocatori pari a 9. E' qui che si nota la componente visual novel, veramente molto marcata dal fatto che sia quasi del tutto simile in composizione ai già conosciuti Clannad e Kanon, già facenti parte della "sacra trinità" che compone la collaborazione di Key con Kyoto Animation. Se, però, in Clannad, Kanon e Air, i produttori si sono concentrati di più a creare qualcosa più dedicato ad argomenti importanti quali l'amore o la famiglia, in Little Busters notiamo un nuovo e incredibile tema ricorrente: l'amicizia. Non importa se Naoe non si legherà a nessuno nel corso della storia, ciò che è importante è solo e soltanto l'amicizia. Far capire a chi ti sta accanto che ci sei e può contare su di te è una delle morali che insegnano Little Busters, usando, senza troppi mezzi termini, degli argomenti e situazioni forti, che riescono in modo convincente a mantenere legati allo schermo. Meno delineata è, invece, la caratterizzazione dei personaggi: alcuni di questi sono troppo poco presenti, o hanno uno sviluppo nella storia veramente minimo, poichè di parte e secondari. Questo può essere un lato negativo fortemente influenzato dal fattore "visual novel", che in puro stile Key, tende a riciclare alcune battute cambiandone gli argomenti o i contesti. Nulla che possa minare la qualità e lo stile dell'anime, dato che si nota veramente tanto che questa produzione sia della Key.

Lato tecnico
Le pecche iniziano a trapelare per quanto ne concerne il lato grafico. Anche se non metto mai in prima linea la qualità del disegno, credo che il character design sia poco delineato rispetto alle controparti KyoAni, e che le animazioni siano veramente una spanna sotto allo standard qualitativo della JC Staff, se non dell'intera produzione 2012. I personaggi si muovono poco e sono scarsamente espressivi, o almeno, non quanto basta per migliorare la componente "immedesimazione", sempre importante per me e sempre una costante negli anime di questo tipo. Dal punto di vista sonoro, invece, notiamo fantastiche soundtrack, maggiormente composte al piano o con una chitarra, mentre le opening ed ending sono in puro stile anime Key, una sola di ciascuna per ogni serie, e in grado di scolpire uno spazio non indifferente nel cuore e nella mente dello spettatore.

Commento Finale
Little Busters! è un esperimento ben riuscito della Key per creare qualcosa di nuovo e innovativo in formato anime. Non è sicuramente una delle migliori trasposizioni anime della casa produttrice, ma sa il fatto proprio, e non è da disprezzare. I personaggi sono delineati quanto bastano, così come le vicende e la varietà di queste. A mettere la ciliegina sulla torta è proprio il finale, che ci lascia intravedere (un po' come accadde con Clannad) una sorta di After Story, che non può che lasciarmi un grande sorriso stampato in faccia. Lo consiglio? Si, ma solo a chi sia "di casa" per quanto riguarda questi anime, e solo a chi abbia già un minimo di esperienza in questo vasto campo.
Voto Finale: 7.5. Consideratelo 8 quando uscirà la seconda serie.
Qualità Fansub: IMattiDel93 sono un gruppo fansub uscito veramente dal cilindro del mago. Bravini, ma sono presenti alcuni errori ortografici. media.

PRO: + Storia coinvolgente; + Tanti personaggi diversi; + Climax ben pensato; + E' Key.
CONTRO: - Chara design e animazioni scontate; - Alcuni personaggi non hanno il giusto spessore.

giovedì 18 aprile 2013

RECENSIONE ANIME: Sword Art Online


Sword Art Online è un anime prodotto nel 2012 dalla casa produttrice ASCII media Works.

La Trama
Anno 2022: Siamo in un futuro non molto distante, in cui le persone sono solite utilizzare nuovi apparecchi per la realtà aumentata, e l'immedesimazione nei videogiochi è diventata molto più marcata. E' uscito da poco un nuovo gioco online, un Virtual MMO chiamato "Sword Art Online", che è riuscito a capitare tra le mani di sole 10000 persone. Il nostro protagonista, un ragazzo appassionato di giochi e computer, ha avuto la fortuna di giocare alla beta di Sword Art Online (da ora chiamato SAO), che l'ha lasciato piacevolmente colpito. Convinto delle potenzialità del nuovo software, il ragazzo si connette tramite il NerveGear (apparecchio per la realtà aumentata) a questo nuovo e vasto mondo, per poterlo finalmente giocare in modo ufficiale e non più in beta. Non passerà poco tempo, però, che il Game Master deciderà di giocare un brutto tiro a tutti e 13'000 i giocatori connessi: non si potrà più sloggare. Lo scopo, da quel momento in poi, sarà quello di finire il gioco e battere il boss finale. Ad aggiungere un tocco di difficoltà al tutto, il Game Master decide di collegare la morte dell'avatar in gioco alla morte della persona che indossa il NerveGear. Tramite degli impulsi al cervello, infatti, il NerveGear può essere capace di uccidere una persona, sia che l'avatar muoia in game, sia che un esterno provi a disconnetterlo. Rassegnati, molti si suicidano, e molti prendono sul serio la cosa: uno di questi è Kirito, il nostro protagonista, che senza pensarci due volte, decide di partire solo, trovando qua e la vari personaggi, che lo aiuteranno, o verranno aiutati, a procedere con l'avventura. In questa prima parte dell'anime possiamo quindi trovare un profondo studio negli MMO. Varie meccaniche, come lo switching tra i personaggi in un party nei combattimenti, o le strutture dei dungeon, vengono prese abbastanza seriamente per costruire il mondo di SAO, quello dell'anime si intende. I produttori hanno perso molto tempo per studiare il modo migliore per gestire gli spazi al migliore dei modi, e ci sono riusciti in modo più che discreto: il castello di Aincrad si presenta ben caratterizzato, così come la quantità dei mostri, la loro varietà e le diverse città. Ora, però, rientrando nell'ambito dell'anime, è più che doveroso parlare dei personaggi: mentre all'inizio conosceremo solo Kirito e Klein, più avanti nell'avventura conosceremo Asuna, una ragazza che accompagnerà Kirito nella maggior parte della sua avventura. E' qui, però, che partono alcuni problemi: una cosa che mi ha lasciato molto perplesso, al di là della pochezza di carattere e, soprattutto, di presenza di alcuni personaggi, è stato proprio il "primo finale", intorno al quattordicesimo episodio. [Attenzione, Spoiler] Dopo il quattordicesimo episodio, Kirito riesce a battere insieme ad Asuna il boss finale al solo 75° piano, grazie a un apparente colpo di genio del protagonista stesso. Come se ciò non bastasse, però, dopo essere uscito da SAO, Kirito scopre che Asuna è rimasta bloccata col NerveGear insieme ad altre 299 persone in un altro gioco totalmente diverso, ma hostato dalla stessa ditta. E' per questo che Kirito, per salvare Asuna, decide di passare in questo secondo gioco, Alfheim Online. Qui partono i problemi: tralasciando il fatto che la "Sorella" di Kirito non viene vista nella prima metà dell'anime, dalla seconda metà in poi, lei diventa quasi un main character, lasciando ad Asuna la parte di Side Character. Tutto questo va a sposarsi perfettamente con una sorta di pseudo-shojo nel quale vediamo Sugu continuamente assillata da, contemporaneamente, un amore sfrenato per Kirito e Kazuto, il ragazzo. Nulla di troppo preoccupante, ma quello che è stato un passo troppo azzardato è stato proprio il passaggio di Sugu da Side Character a Main Character, che, almeno per me, è stato motivo di noia e irritazione per buona parte degli episodi finali.[Fine Spoiler] La seconda parte dell'anime, quindi, sarà semplicemente costellata da molti momenti morti nel tentativo di "ricostruire" ciò che si è perso, ed è per questo che molti hanno deprezzato o droppato l'anime in questo punto. Io non l'ho fatto, e devo dire che ho scoperto che questa sorta di enorme "filler" sia riuscita a dare una profondità ad alcuni personaggi, introducendone nuovi, ma lasciando le personalità di Kirito e Asuna quasi del tutto invariate. Se la dovessimo mettere in generale, le mentalità dei veri protagonisti non cambiano quasi per niente, e questa seconda parte non fa che parere un mero modo per allungare un brodo già lungo di suo. Fare un anime basato su un gioco Online è stata una scelta azzardata, ma bisogna capire quale sia la soglia tra il "capolavoro" e l' "inutile". Un buon lato dell'anime, però, sta proprio nella caratterizzazione dei personaggi nel corso della prima parte, che non saranno proprio approfonditi al massimo, ma lo si può capire, data la loro quantità più che discreta. Mentalità e ideali sono abbastanza delineati nell'arco della produzione animata, e ciò non fa che beneficiare della componente "immedesimazione", che era piuttosto poca a inizio serie.

Lato Tecnico
Se dal punto di vista di trama troviamo una discreta serie di lacune, almeno per quanto concerne la scelta registica di continuare oltre il dovuto, per quanto riguarda grafica e sonoro c'è da fare un plauso agli sviluppatori. La grafica pare piuttosto standard, ma il momento in cui brilla davvero è nell'animazione: molto bella, piena di colori, effetti particellari ed espressività: il carisma dei personaggi raggiunge il suo apice solo in questi pochi momenti, data la pochissima quantità dei combattimenti nella serie. Dal punto di vista sonoro, invece, troviamo alcune soundtrack veramente belle e di compagnia, mentre Opening ed Ending non fanno che essere snervanti, dopo che son state sentite una volta o due. Io stesso mi son trovato molte volte a skipparla per continuare a vedere gli episodi nel modo più veloce possibile, ma non si può negare che non siano fatte bene, anzi, tendono a rimanere in testa per molto tempo.

Commento Finale
... Devo fare una confessione. Sono un maniaco dei mondi fantastici. Non quelli pieni di elfi ed elementi fantasy Stra pompati, ma di quei mondi che contengono tanti segreti, quei mondi che devono essere scoperti, e tu, insieme al tuo avatar, o al protagonista dell'anime, del gioco, o del libro che sia, impari a conoscere in ogni particolare. E' per questo, e solo per questo, che Sword Art Online guadagna molti più punti di quanti non ne avesse già di suo standard. E' un anime carino da vedere, forse troppo pretenzioso, ma che sa dare soddisfazioni molto grandi se mostrato alla giusta audience. Ho amato davvero la sidestory romantica tra Kirito e Asuna, che ha tenuto banco per tutta la serie, e sono rimasto piacevolmente colpito dal fatto che il mondo di SAO (non di ALO) sia davvero vario e vivo, pronto a essere scoperto, e pronto a tendere trappole ad ogni lato. Sono personalmente contento di aver visto quest'anime, nonostante i miei pregiudizi nei suoi confronti fossero veramente tanti: è sicuramente uno degli anime più snobbati della stagione passata, ma contemporaneamente, uno dei più ingiustamente accusati di pochezza di contenuti, cosa che onestamente non trovo in questo momento opportuna. Personalmente, la vedo in questo modo: dopo aver visto Accel World (realizzato dallo stesso scrittore) ho subito notato che mancava un elemento che avrebbe portato quella serie a un livello tutto nuovo. Quello stesso elemento, però, l'ho ritrovato in SAO, ed è la serietà di alcuni punti chiave nella storia. La serietà nella mentalità del protagonista, la serietà e il cuore che ci mette Kirito per salvare se stesso e chi ha intorno. Kirito non sarà il massimo dei Main Characters, ma riesce a ricalcare bene quale sia il pensiero del giocatore di MMO medio. Ingenuo, stupido? secondo me è semplicemente sincero. Grazie a questo, alla sidestory romantica, e al nuovo mondo tutto da esplorare, mi sento pronto a dire che SAO si piazza allo stesso livello di MAR. Mi ha dato sensazioni simili, e ciò e inequivocabile. Lo consiglio? No, non è per niente un anime per tutti. E' ottimo per chi inizia, perchè anime del genere capitano poche volte, ad addentrarsi nel mondo dell'animazione giapponese. Non è di certo un masterpiece, ma sa scavare il proprio posto nel cuore dello spettatore. Nonostante ciò, però, anche se questi punti sono davvero buoni e utili almeno da un lato soggettivo a dare tanti punti in più all'anime, questo non rende il prodotto migliore di quello che da a vedere. SAO è questo: un anime fatto per chi comincia a guardarne, perché è a malapena discreto da un punto di vista puramente oggettivo, ma naturalmente il risultato dopo la visione può essere diverso da persona a persona.

Voto Finale: 6.5
Qualità Fansub: Ho seguito la collaborazione tra gli NSS e gli AD, ma consiglio a chi è interessato di aspettare il dub italiano. Anche se, personalmente, consiglierei di guardare l'anime in lingua originale sottotitolato, a voi la scelta.

PRO
+ Storia Originale; + Character Development Discreto; + Ottime animazioni; + Buoni effetti grafici; + grande varietà di situazioni.

CONTRO
- Poco sviluppo per alcuni personaggi; - Poca originalità nella seconda metà dell'anime; - Character Design un passo indietro; - inspiegabilità di alcune scelte o situazioni.

lunedì 15 aprile 2013

RECENSIONE ANIME: Haganai NEXT


"Boku Wa Tomodachi Ga Sukunai 2", abbreviato in "Haganai NEXT", è uno dei primi anime del 2013, prodotto dalla AIC Build.

La Trama
Questa seconda serie comincia qualche tempo dopo la fine della prima, mostrando ottime basi per uno sviluppo dei personaggi ben più studiato della sua serie precedente. Rispetto a ciò che si è visto nella prima serie, infatti, non vi sono troppi indugi prima di cominciare con un vero e proprio lavoraccio fatto dai produttori, basato al 90% su gag ben riuscite, in puro stile "Seitokai", ma senza i vari stacchetti. Il tutto, quindi, non si presenta senza un filo cronologico, ma si delinea, invece, lungo l'arco di un anno scolastico piuttosto ben strutturato. Il punto focale sarà lo sviluppo del carattere dei personaggi, che si troveranno davanti a molte vicende prima di arrivare a un livello piuttosto complesso di caratterizzazione che porterà lo spettatore, mano nella mano, al finale. Rispetto alla prima serie, però, questo anime si presenta dalle tinte più umoristiche e contemporaneamente più cupe e serie. Subendo, infatti, un rapido processo di "risalita" fino a metà serie, da questa metà in poi c'è una rapida discesa, causata dalla mancanza repentina di molte delle gag che costellavano la prima parte della serie. Nulla di preoccupante, però, visto che i produttori sono riusciti a plasmare situazioni serie con elementi veramente estemporanei e particolari, utili per mantenere il morale al giusto tono prima del finale.

Lato tecnico
Dal punto di vista grafico, ritroviamo lo stile di Denpa Onna, dato che i produttori sono i medesimi. Il character design si presenta, quindi, piuttosto sofisticato, con un tratto leggero e delineato. Ciò, però, non vale per l'animazione, che si presenta piuttosto indietro coi tempi, presentandosi come uno standard del 2010. Dal punto di vista Sonoro, invece, sono presenti buone soundtrack, anche se opening ed ending lasciano a desiderare.

Commento Finale
Haganai NEXT è un degno seguito della prima serie di "Boku Wa Tomodachi", anche se, sinceramente, si presenta blando sul finale, mostrando una visione ampia per una possibile terza serie. Peccato, però, visto che il climax era al punto giusto, e un epilogo non avrebbe di certo fatto male. Lo consiglio? Si, è un anime da guardare senza impegno, ma bisogna prima vedere la prima serie.

PRO
+ Character Development; + Struttura più complessa della trama; + Character Design Convincente; + Migliore del predecessore.

CONTRO
- Arretratezza di animazioni; - Finale poco delineato;

Voto Finale: 8. Come ho detto nei "PRO", è raro che un anime - seguito sia migliore del predecessore. Questo è uno di quei rari casi.
Qualità Fansub: Media - Ho seguito gli Aozora/Taskforce.
Episodi: 12.

domenica 14 aprile 2013

RECENSIONE ANIME: Maoyuu Maou Yuusha



Maoyuu Maou Yuusha è un anime prodotto nel 2013 dalla casa produttrice nota come Genco.

La trama
Siamo in un mondo fantastico, in cui umani e demoni sono in continua guerra. 4 eroi umani molto potenti hanno deciso di combattere contro i demoni. Uno di questi, l'eroe, decide di partire da solo per andare a incontrare il Re dei Demoni e sconfiggerlo una volta per tutte, per vincere così l'eterno conflitto tra le due razze così diverse. Il Re dei demoni, però, si presenta come un essere pacifico, intenzionato a porre fine alla guerra. E' per questo che, dopo un po' di rappresaglie tra questi due protagonisti, viene formato un patto: ognuno apparterrà all'altro, ed entrambi dovranno collaborare per porre fine alle guerre tra i due mondi. Detto questo, ciò che segue a questo patto è una serie di situazioni e guerre apparentemente prive di un filo logico, che però, fortunatamente, ci viene spiegato quasi alla fine della serie. La caratterizzazione dei personaggi rimane piuttosto sommaria, anche se si ha un maggiore approfondimento di alcuni dei personaggi secondari verso la fine. Altro elemento piuttosto sommario è il flashback, che non viene utilizzato completamente a dovere e in modo limpido per far capire il passato dei personaggi.

Lato tecnico
Se dal lato della trama Maoyuu presenta alcune imperfezioni, dal punto di vista tecnico si presenta come piuttosto arretrato, sul livello di un anime degli anni passati (2011). Presentando, infatti, uno stile grafico simile a quello di Spice And Wolf, Maoyuu si mostra senza pretese, Spiccando però in un comparto sonoro veramente ben riuscito, con ottime soundtrack e Opening.

Commento Finale
Maoyuu Maou Yuusha è stato purtroppo battezzato dal mondo di internet come "il nuovo SAO" a causa del protagonista principale troppo stereotipato e a causa degli infiniti Jokes basati sulla classica frase "It's time for the plot". Certo, l'anime in sè presenta ottimi input, ma purtroppo moltissime cose rimangono inconcluse o affrettate fin troppo, come il finale, che si presenta in quel senso senza alcun motivo apparente. Tra le varie lacune, però, nulla può nascondere che Genco abbia fatto un lavoro sufficiente e discreto per dare inizio al 2013 con un anime simile a quelli degli anni precedenti, ma originale nel suo contesto. Nulla di troppo nuovo, però, dato che i momenti in cui lo spettatore si troverà davvero interessato davanti allo schermo sono fin troppo pochi (escludendo quelli in cui c'è quel poco di fanservice mostrato).
Voto Finale: 6 - Purtroppo Maoyuu è decaduto sul finale, mostrando una debolezza di trama davvero allarmante, che non si sarebbe immaginata a circa metà opera.
Qualità Fansub: Media. Ho seguito i Taskforce/Aozora e i FTF.
Episodi: 12 + Special (Recap)

domenica 7 aprile 2013

RECENSIONE FUMETTO: Scott Pilgrim



Heilà! è un bel po' che non ci si sente, eh?
Si, lo so, i miei post stanno diventando sempre più sporadici, ma cerco sempre di tenere attivo il blog postando qui e li ciò che ne penso di alcune produzioni. Questa volta tocca al fumetto di Scott Pilgrim.

Quei tre - quattro gatti che mi seguono sicuramente avranno letto la recensione del film che feci tempo fa di Scott Pilgrim Vs The World, il film prodotto nel 2010 in occasione del grandioso successo del fumetto. Uscì in concomitanza del videogioco per Xbox 360 e PS3, ma la recensione per quello la terremo per un altro momento. Oggi parliamo del fumetto, quello che ha dato inizio a tutto.

Un po' di Trivia
Scott Pilgrim è un fumetto del 2004, nato dalla mente malata (o geniale?) di Brian Lee O' Malley, e nel corso del tempo ha spopolato come non mai, arrivando al proprio apice nel 2010, anno in cui furono prodotte le riedizioni per i vari stati del mondo, insieme al film e al videogioco. Mentre, naturalmente, sia film che videogioco non possono contenere tutte le situazioni rappresentate nel fumetto, è doveroso parlare della produzione originale. Addentriamoci dunque nella trama.

La Storia
Scott Pilgrim parte in tutte e tre le produzioni con lo stesso input: il 23enne omonimo del titolo è dapprima fidanzato con una liceale, che poi lascerà per mettersi con una ragazza misteriosa, chiamata Ramona. Cosa che Scott non sa è che Ramona in realtà ha 7 fidanzati malvagi, e che per definirsi un vero e proprio fidanzato della ragazza, Scott deve sconfiggerli tutti. Ecco quindi che, dopo l'incontro con Mattew Patel, il primo dei 7 ex malvagi (che a mio parere ha ricoperto un ruolo troppo marginale, era un bel personaggio...), Scott dovrà costruire letteralmente da 0 la sua relazione con Ramona, aiutato dai personaggi secondari, e da una serie di situazioni al limite della casualità. Avremo subito modo di conoscere una moltitudine di personaggi secondari, tutti caratterizzati ottimamente, che sosterranno Scott e Ramona nelle varie situazioni. A partire dal compagno di stanza di Scott, il gay-figo Wallace, fino alla sua ex compagna di scuola Kim Pine, o fino al giovane Neil, tutti i personaggi hanno un carattere veramente ben strutturato e coerente col personaggio. Ma c'è un ma: oltre tutta questa ottima caratterizzazione, ne troviamo una piuttosto povera per alcuni personaggi, quali ad esempio Ramona, proprio la protagonista, che si dimostra si ben strutturata, ma non al massimo per capire realmente chi sia, da dove venga, perchè si trovi lì e via discorrendo. Caratterizzazioni sommarie di alcuni personaggi a parte, la trama si trova più incentrata sui rapporti tra i personaggi, che sui combattimenti. Ciò è frutto di una standardizzazione delle opere americane, non brutta, per carità, ma comunque differente da quella di altre produzioni. 

Lato tecnico
Un disegno veramente particolare, oltre che un buon utilizzo di retini per comporre gli effetti particellari, accompagna l'opera per tutto il tempo. A migliorare il tutto è anche il repentino cambio di stile che avviene in ogni numero, indice di miglioramento del produttore nel disegno. Purtroppo non sono riuscito a prendere la versione cartacea, ma posso dirlo con certezza: è sicuramente molto godibile da leggere e divertente, pieno di battute ad effetto e di continue gag.

Commento Finale
Scott Pilgrim è un fumetto ibrido, pieno di situazioni diverse al limite di ogni stile: si passa molto spesso dai film-americanate fino ai più recenti manga di combattimento. E' una produzione difficile da collocare dal punto di vista di stile, e purtroppo non ha ricevuto le giuste attenzioni in Italia, parlando di tutte e tre le produzioni. Ciò è comunque forzato da un costo veramente elevato di ogni albetto (10 euro!) e della quasi irreperibilità di ciascuno di questi. Certo, c'è Rizzoli che le distribuisce online, ma piuttosto che pagare 10 euro per prendere un fumetto di poco più di 100 pagine, preferirei leggermi le scan, molto più trovabili nell'internet. Lo consiglio? si, a tutti quelli che hanno un minimo di conoscenza nell'ambito dei videogiochi (e parlo di masterpiece, non di robette come COD o Skyrim), e a tutti quelli che si vogliono fare una risata leggendo un bel fumetto ricco di contenuti.

Voto Finale: 8

lunedì 18 marzo 2013

RECENSIONE ANIME: School Days




School Days è un anime che prende spunto da un Eroge, prodotto nel 2007 da Lantis, Avex Entertainment, Pony Canyon Studios e Marvelous Entertainment.

La Trama
Prendete un anime medio che ha come argomento principale l'harem, inseriteci un protagonista orribile e avete fatto School Days. Mi spiego meglio: School Days è l'inverso di un sentimentale: è un disastro che ha come protagonista una persona approfittatrice e meschina, senza cuore e inutile sotto tutti i punti di vista. Partiamo però con ordine. Impareremo a conoscere Itou Makoto, il protagonista di questa storia, che in modo molto innocente si innamora di una ragazza chiamata Kotonoha Katsura. Ad aiutarlo a conquistarla ci sarà un'altra ragazza, chiamata Saionji Sekai, che fungerà un po' da mentore e un po' da aiutante del protagonista. Tutto sembra quindi nella norma di un anime Harem, se non fosse per il fatto che il protagonista ha continuamente bisogno di un sostegno morale da parte di qualcuno. Tra le altre cose, questo Makoto è anche stupido, e per questo motivo continuerà sempre e costantemente a creare situazioni orribili tra di se e la sua ragazza, Kotonoha. Fin qui, ancora una volta tutto perfetto, ma questo è solo l'inizio. Pian piano il protagonista si circonderà di ragazze, e senza pensarci troppo, deciderà di, perdonate il termine poco consono, "farsele" tutte, pretendendo una innocenza che non è insita in lui. E' per questo motivo che la serie di situazioni che si verificheranno saranno tutte al 90% per colpa di Makoto o a causa sua, fino a raggiungere un epilogo davvero fuori luogo e per niente consono all'anime. La trama in sè e per sè si salva, dopotutto un harem più particolare non fa mai male, ma l'elemento che sgretola tutto come un castello di carte è il protagonista, talmente irritante che mi sono trovato molte volte in una condizione di forte nervosismo, date le ingiustizie da lui compiute. Come se tutto ciò non bastasse, le ragazze vengono continuamente prese in giro dalle situazioni che si verificano a mo' di catena di S. Antonio, portando o una o l'altra a imbarazzo, pazzia o pianti irrefrenabili. E ciò è solo la punta dell'iceberg. La caratterizzazione dei personaggi è veramente sommaria: salvo alcuni "primari", tutti gli altri personaggi non hanno senso di esistere, se non per aumentare il "brodo" con altre scene piene di pause, in cui questi personaggi fanno azioni inutili ai fini della trama.

Lato Tecnico
Dal punto di vista tecnico quest'anime non è malaccio: come alcuni sapranno, non è mia abitudine mettere lo stile grafico in prima posizione, ma c'è comunque da dire una cosa: personaggi talvolta sproporzionati o in posizioni troppo statiche costellano le scene di quest'anime come il cacio sui maccheroni. Come se non bastasse, l'animazione raggiunge veramente la minima banda dell'animazione del 2007, lasciando più largo spazio a un character design povero e ricco di errori. Dal punto di vista sonoro possiamo ascoltare buone tracce orecchiabili e consone alle situazioni.

Commento finale
School Days è una trappola per principianti: Parte come un anime simpatico e carino, finisce come un anime inutilmente drammatico e pazzoide. Devo essere completamente sincero: il motivo per cui l'ho guardato è stato per una "challenge" personale. In molti dicono che quest'anime sia brutto, ma voglio sfatare un mito: non è l'anime che è brutto, ma il protagonista nel contesto. Lo consiglio? No. Non lo consiglio minimamente. Sicuramente, rispetto ad altri anime (EHM, Kiss X Sis...), questo ha una trama leggermente più ispirata e solida, ma non è niente di cui gridare al miracolo. Detto questo, tra momenti che ricordano Higurashi, e momenti che ricordano una Soap Opera di 4° categoria, School Days non riesce a brillare come i produttori hanno sperato di fare.
Voto Finale: ... Non lo so. Non so realmente che mettere. Quest'anime non merita un voto. Merita di essere lasciato nel dimenticatoio dell'animazione giapponese. E' un lavoro ignobile solo per il protagonista, e questo mi fa arrabbiare non poco. Controvoglia, si becca un 3.
Qualità Fansub: Ho seguito l'unico fansub disponibile, i 3FS... Nulla di che, avrebbero dovuto prestare una maggiore cura nella sintassi e nella grammatica. Media.

Note To self: "NTS"

Heilà, da quanto tempo non scrivevo, eh? 
Beh, oggi ho pensato di fare una cosa un po' diversa: una sorta di ragionamento - monologo di mio pugno, ed è per questo che, quando avrò bisogno, utilizzerò questa nuova rubrica creata dal sottoscritto, chiamata Note To Self, in italiano "Nota a sè stesso". Sarà un po' come un ragionamento mio, di carattere monologico, fatto con lo scopo primo di ragionare e di far ragionare. Oggi voglio riprendere un argomento trattato il mese scorso: Metal Gear Rising, più precisamente il boss finale. Se quindi qualcuno non ha ancora finito Rising o non vuole spoiler, che uscisse ora dalla pagina.

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Metal Gear Rising è secondo me uno dei titoli più controversi di questi ultimi tempi: non solo per la presenza del protagonista (già marcato da forti polemiche dei Fan della serie di Metal Gear), ma anche per la "scarsità" della storia del gioco, che lo porta ad avere una durata veramente infima: il gioco dura poco più del primo Portal.
Detto questo, parliamo di Armstrong.
Armstrong è forse uno dei più stronzi personaggi della serie di Metal Gear, almeno per quanto concerne il Rising. Ha vinto il trofeo di "Miglior Stronzo di Rising" per la sua evidentissima forza spropositata nei primi tentativi nel batterlo. Come ogni boss ha, però, dei punti deboli, che devono essere ampiamente sfruttati per poter vincere. Ecco, voglio soffermarmi su questo: i punti deboli. 
Quante volte abbiamo dovuto restartare la missione dall'ultimo checkpoint per colpa di questo tizio? Sicuramente una volta o due tutti saran morti. Io personalmente posso dire di averci perso circa 2 ore di tutto il gameplay di Rising. Non che mi dia fastidio, per carità, ma ad un certo punto sono arrivato quasi a un limite, quello da frustrazione. C'è un sottile limite interposto tra divertimento e frustrazione, e questo gioco, come altri, ne coglie a piene mani il significato. Ma la questione è questa: è una falsa frustrazione, perchè avverto come videogiocatore un forte senso di sfida, che mi spinge ad andare avanti e a non mollare davanti agli ostacoli. E' un po' una metafora della vita: davanti agli ostacoli non ci si deve mai fermare. O almeno, nella maggior parte delle volte. Questa sfida è però più debole di quella che vedevamo in giochi più "anziani" come Castlevania o Ghost N' Goblins. I tempi sono cambiati, ed è per questo che i giochi sono diventati sempre più bilanciati (salvo tragiche eccezioni). E' il tempo che cambia la concezione di tutto, non solo del gioco. Prima ci si accontentava di 2 rettangoli e un quadrato che si muovevano su schermo, oggi se non si spara o si distrugge qualcosa non si è contenti, e il tutto deve essere il più realistico possibile. Perchè questa cosa? ... Non ne ho idea. Sono sincero, non cercherò risposte inutili, anche facendo una paternale alla generazione di questo tempo non cambierò niente. Solo che... Ciò che c'era prima non c'è ora, ed è questo che fa male. Il cambiamento delle cose. Non solo a me, ma a tutti. Cambiare fa male, ma anche bene. Ma ne siamo completamente sicuri? Il cambiamento è essenziale, certo, ma può portare benefici, malefici, o entrambi contemporaneamente? E siamo partiti solo da Armstrong, quel fottuto Hulk con gli steroidi.


martedì 26 febbraio 2013

RECENSIONE OAV: Nekomonogatari Kuro



Nekomonogatari Kuro è una serie di special creata da Shaft Studio nel tardo 2012.

La Trama
Gli eventi di Nekomonogatari sono precedenti a quelli di Bakemonogatari e Nisemonogatari, e raccontano in maniera dettagliata gli avvenimenti della Golden Week, non presa in considerazione nella serie normale dell'anime. In questi 4 special avremo modo di capire come mai Hanekawa sia stata colpita dalla "Anomalia" che la trasforma in un gatto, e di come Araragi si interfacci con lei, approfondendo i caratteri di questi due protagonisti.

Lato tecnico
Dal punto di vista tecnico non ci sono molti miglioramenti rispetto alla serie animata. C'è giusto una maggiore cura dei particolari nei personaggi, soprattutto negli occhi, ma niente di troppo importante. Dal punto di vista sonoro ritroviamo molte tracce della serie animata, mentre come opening ed ending (come da consuetudine) troviamo tracce molto orecchiabili e inedite.

Commento Finale
Non c'è moltissimo da dire, se non che Nekomonogatari sia una serie da vedere per chiunque abbia visto e apprezzato sia Bakemono che Nisemono. E' una serie prepotente, che si inserisce a forza entro la fine del 2012 ed elimina i punti morti della serie originale.
Voto Finale: 7
Qualità Fansub: Ho seguito gli Akuma in collaborazione con gli Ars, e devo dire che hanno fatto un bel lavoro, se non fosse per qualche errore grammaticale qua e la. Per il resto va veramente tutto bene, anche se non so cosa pensare, visto che il pack degli episodi è stato conglomerato in un unico file video da 1 ora e 40 minuti. Media.

RECENSIONE ANIME: Chobits


Chobits è un anime prodotto nel 2001 dalla Mad House, di genere romantico/ drammatico

La trama
Chobits è un anime davvero particolare: non cominciando come altri anime dello stesso genere, si presenta dapprima come una produzione dal taglio prevalentemente umoristico. Il protagonista, Hideki, si è appena trasferito in città dalla campagna per studiare all'università. Siamo però in una realtà particolare, circondata da elementi umanoidi, speciali cyborg da compagnia, che, in un certo senso, mimano quello che oggi fanno tablet e cellulari: viaggiano su internet, si collegano via linea telefonica per fare chiamate, e soprattutto, data la loro forma umanoide, sono molto loquaci e di grande compagnia. Unico problema: costano troppo. Questo Hideki lo sa, e data la sua enorme ristrettezza economica, non può che sognarsi la presenza di un persocom (il nome di questo cyborg) in una casetta come la sua. Caso vuole che una sera, passeggiando per strada, Hideki trovi un persocom tra i rifiuti, apparentemente intatto e molto carino da vedere. E' così che nasceranno una serie di situazioni che porteranno a uno sviluppo dei personaggi molto ben studiato e particolare. Lo spettatore, infatti, avrà modo di vedere e capire come si interfacciano i personaggi con i persocom, e di capire quali sono i problemi e le mentalità di ognuno. Il punto forte di quest'anime è non tanto la storia, quanto la struttura dei personaggi, primari e secondari. Ciò che lascia perplessi è però la mancanza di spiegazioni per alcune cose, facilmente trascurabili nella parte successiva della storia. Possiamo quindi suddividere la storia in due parti: la prima, in cui conosciamo tutti i personaggi e abbiamo modo di capirne i comportamenti, e la seconda, in cui tutti i personaggi trovano un epilogo molto originale per ciascuno. 

Lato Tecnico
Dal punto di vista tecnico, Chobits è un vero e proprio gioiello. Mentre il character design lascia un po' a desiderare, le animazioni sono di prima scelta e sempre molto curate, così come i giochi di ombre e di cura nei particolari di ogni personaggio. Le Soundtrack, poi, sono molto caratteristiche e ben strutturate, e accompagnano ogni momento nel migliore dei modi.

Commento Finale
Chobits è un riuscitissimo anime che tutti devono vedere almeno una volta nella vita, perchè da ottime morali sulla vita e la società, e senz'altro è un buon modo per passare il tempo. 
Voto Finale: 8
Qualità Fansub: Alta. Gli unici rimasti in circolazione italiani sono i PTP, che hanno fatto un lavoro spettacolare e minimale al contempo.

lunedì 25 febbraio 2013

Akki Games! Capitolo 12 - Metal Gear Rising: Revengeance


In un mondo in cui i videogiochi sono ormai diventati tutti uguali, Konami alza la testa e urla a pieni polmoni la sua diversità rispetto alle altre case produttrici. Ne abbiamo la prova oggi con il nuovissimo capitolo della saga di Metal Gear, per l'occasione associato ai due termini "Rising" e "Revengeance". Prima di addentrarci con la recensione, parliamo un po' di storia.

Indietro nel tempo...
Era il lontano 2010, anno in cui, per la prima volta, il caposaldo della Konami decise di "tradire" la Sony, presentandosi sul palco della conferenza Microsoft, e annunciando un nuovo titolo della serie, ma stavolta Multipiattaforma. Il titolo, a quel tempo, aveva un nome piuttosto sommario. Si chiamava semplicemente "Metal Gear Solid: Rising", e mostrava grandissime potenzialità, dando la possibilità di comandare il tanto discusso personaggio della saga di Metal Gear, Raiden. Rising si posizionava, dal punto di vista cronologico, tra Metal Gear Solid 2 e 4, per mostrare al pubblico cosa accadde in quel lasso di tempo e come fece Raiden a trasformarsi in un Cyborg. Presentando all'inizio molti elementi che ricostruivano le situazioni dell'ormai anziano Metal Gear Solid 4, Rising presentava ottime premesse. Dopo quell'E3, però, le informazioni di Rising iniziarono a trapelare sempre meno, tanto che per un periodo se ne perse quasi completamente traccia. Ma eccoci, circa 2 anni dopo, che Rising ritorna sotto una luce nuova, che lascia molta gente con il naso arricciato: Rising è ora un Sequel di Metal Gear Solid 4, presentando una serie di situazioni quasi del tutto cambiate. I soldati sono ora Cyborg, e ci troviamo 3 anni dopo la distruzione dei patriots. Altra cosa particolare è il passaggio della programmazione del gioco alla casa editrice che produsse Bayonetta, Platinum Games. Ottimi produttori, verrebbe da dire. Detto questo, guardiamo insieme le caratteristiche di questo nuovo Rising.

La Trama
Amanti di Metal Gear Solid, se vi aspettate una trama stra complessa con tanti colpi di scena, dovete ricredervi: Metal Gear Rising si sviluppa in modo molto lineare. Possiamo dividere l'arco temporale del gioco in due parti: la prima, in cui vediamo Raiden che scopre una nuova fazione di terroristi, i Desperado, e tenta di sopprimerli, dato che per un qualche oscuro motivo, hanno rapito e ucciso il presidente dell'Africa. Sfortunatamente, però, Raiden viene sconfitto, e perde un occhio in un combattimento con quella che sarà la sua nemesi nei successivi momenti di gioco: Sam. Dopo questo rapido input, avremo modo di prendere confidenza con il nuovo Raiden, che dovrà ritrovare i Desperado, trovandosi a capo di una PMC, e dovrà fermare i loro piani malvagi, che non sto qui a raccontarvi, o spoilererei praticamente tutto il gioco. Quello che mi lascia perplesso è non tanto il piattume della trama, quanto lapoca chiarezza delle situazioni, che danno più spazio alla mentalità di Raiden, che vuole liberare la sua rabbia, e meno spazio alla trama in sè. Certamente, però, è importante dire che questo capitolo fungerà sicuramente da input per un futuro seguito, già anticipato dal finale del gioco.

Gameplay
Il gameplay di Rising è forse uno dei più originali che abbia mai visto in un gioco action. Come nei giochi classici, gli attacchi sono assegnati ai tasti quadrato e triangolo (per Xbox X e Y), come il salto è assegnato alla X (A per Xbox). Curiose aggiunte sono: la Blade Mode, che avviene attraverso il rallentamento del tempo dovuto all'aumento di concentrazione di Raiden, e che ci dà la possibilità di tagliare con precisione nei punti da noi prescelti. E' caratteristico proprio l'uso della Blade Mode: avviene tenendo premuto L1, mentre per fare i tagli basterà dirigere lo stick analogico destro nella direzione verso cui vogliamo compiere il taglio. Se all'inizio può sembrare un po' difficile da integrare al gameplay, pian piano si può utilizzare in modo molto veloce. E' utile dire che questa modalità è a dir poco essenziale per Raiden, dato che, ogni volta che taglieremo un nemico in un certo punto evidenziato da un quadrato Rosso, potremo estrarre i suoi fluidi e assorbirli per recuperare energia e barra di concentrazione. La barra di concentrazione è stata implementata per evitare che la Blade mode durasse troppo, e quando è piena può darci la possibilità di far scaturire una modalità berserk, ma solo nelle sezioni più avanzate del gioco, chiamata "Jack The Ripper Mode". Il nome lascia ben intendere. Altro implemento curioso è la corsa ninja, che facilita i punti in cui dobbiamo fuggire da delle esplosioni, o dobbiamo correre per lunghi tratti. Per quando riguarda la difesa, questa è stata introdotta in un modo molto curioso: bisogna puntare l'analogico sinistro nella direzione dell'attacco, e premere il tasto di attacco leggero poco prima che il colpo vada a segno, ma badate, non tutti gli attacchi possono essere parati, ed è proprio premura del videogiocatore quella di capire quando parare o fuggire. Molto bello è anche l'implemento dei potenziamenti: un po' come accadeva in Metal Gear Solid 4, il negozio di personalizzazione ci dà la possibilità di personalizzare spade e comprare altre armi, oltre che aggiornare i firmware di Raiden e comprare nuove combo e costumi.

Grafica e Sonoro
... c'è una cosa che non si può sindacare di questo gioco: il comparto tecnico. Nonostante la grafica presenti qualche texture datata, il punto forte di questo motore grafico è una grande stabilità di FPS, grande espressività dei personaggi e bellissimi effetti particellari, che senza fare troppi complimenti, costellano i momenti di gioco, rendendoli più gradevoli. Dal punto di vista Sonoro, questo gioco ha talento da vendere: temi rockeggianti mischiati a suoni elettronici, contornati da una voce forte e decisa, aiutano il giocatore ad avere una carica in più e a non arrendersi mai, nemmeno quando le situazioni sembrano troppo difficili da mantenere. 

Longevità e difficoltà
La longevità è il punto debole di questo titolo: dura poco più di 6 ore a difficoltà normale (o almeno, io l'ho fatto durare solo 6 ore!), di cui almeno 3 sono sfruttate per combattere contro i boss. Ed ecco che passiamo alla difficoltà: questo gioco dà al giocatore una sensazione di onnipotenza fin dall'inizio, lasciandola decadere ogni qualvolta ci approcciamo a un boss, che è puntualmente più forte di noi, e ci farà sudare ben più delle classiche 7 camicie per sconfiggerlo. I più tosti sono senz'altro gli ultimi due, che non sto a dirvi chi sono, ma che hanno un range di attacco e una potenza molto elevata. Ben più di una volta mi sono trovato io stesso a imprecare davanti allo schermo. E' la prima volta nella mia vita che ho lanciato un controller per terra dalla rabbia per colpa dei boss quasi del tutto impossibili se non si studia una tattica ben precisa e puntigliosa.

Commento Finale
Rising, un po' come fece Bayonetta, non è per niente un titolo per tutti: è per chi è interessato a un buon action e per chi è curioso di vedere il seguito della serie di Metal Gear. Nonostante la durata molto ristretta di ore giocabili, posso senz'altro dire che è un acquisto da fare per tutti gli amanti del genere e della serie, ma 70 euro sono sicuramente troppi per un gioco così corto.
Voto Finale: 9