sabato 29 settembre 2012

RECENSIONE ANIME: Medaka Box


Medaka Box è un anime scolastico/slice of life prodotto nel 2012 da Gainax, prendente spunto dall'omonimo manga, uscito nel 2011.

La trama
Siamo in un particolarissimo campus in cui i ragazzi hanno la completa autonomia delle loro azioni, siano esse riguardanti club scolastici o attività extrascolastiche. Ad aiutare questi studenti c'è, come sempre, il sempre pronto consiglio studentesco, che in questo caso sarà capitanato da una bizzarra ragazza dalle forme accentuate. Grazie infatti al 98% dei voti positivi, Medaka Kurokami è riuscita a diventare la presidentessa del consiglio studentesco, e cerca di fare di tutto per mantenere la scuola in uno status pressocchè perfetto. Ad aiutarla ci sarà infatti una cassetta di richieste e consigli, il vero fulcro della vicenda, all'interno della quale il concilio studentesco troverà svariate richieste da parte degli studenti, o appunto consigli per migliorare il complesso scolastico. La cosa più bizzarra, però, di quest'anime, è la totale "maestosità" della protagonista Medaka, che verrà quasi sempre evidenziata attraverso strane azioni di quest'ultima o strani discorsi, che si concludono il più delle volte con il suo sopravvento. I personaggi sono in gran quantità, e solo pochi hanno ricevuto una giusta cura nei dettagli del carattere, come ad esempio Shiranui o Hitoyoshi, due dei personaggi che appariranno più spesso oltre la protagonista.

Lato Tecnico
Dal punto di vista tecnico troviamo uno stile piuttosto originale, con qualche problema di proporzioni qui e la, soprattutto nelle riprese da lontano. Animazione e combattimenti convincono molto poco, risultando poco ispirati e alquanto blandi, lasciando a galla solo l'input iniziale dell'anime. Le soundtrack, al contrario, sono veramente belle, ma non ricevono il giusto spazio, visto che vengono quasi sempre riprodotte con un volume relativamente basso rispetto alle voci dei personaggi. Opening ed ending, infine, sono graficamente poco convincenti, e dal punto di vista musicale piuttosto simpatiche ma al contempo anonime. Nulla, insomma, di cui gridare al miracolo.

Commento finale
Medaka Box si presenta come un semplice prologo di qualcosa di più grande: una produzione poco convincente, che supera di poco la sufficienza grazie ad alcune scene ben riuscite e all'originalità delle situazioni. Lo consiglio? Solo a chi se la sente di perdere tempo per vedersi questi episodi.
Voto finale: 6
Qualità Fansub: Media.

venerdì 21 settembre 2012

RECENSIONE ANIME: Star Driver


Star Driver è un anime prodotto nel 2010 dallo studio Bones, di tipo Mecha.

La Trama
E' una allegra giornata in un'isoletta del sud, e due dei nostri tre protagonisti si stanno godendo una passeggiata sulla spiaggia, quando una dei due sente l'odore di un ragazzo che sta morendo. Gironzolando per la spiaggia, ben presto si presenterà il nostro terzo protagonista, privo di sensi sulla riva di quella spiaggia che tanto ricorda i Caraibi. Non è l'inizio di un romanzo, bensì quello di Star Driver, uno degli anime più "over rated" e pieni di aspettative di questa decade. Dopo aver risvegliato il nostro protagonista principale, Tsunashi Takuto, avremo il privilegio di vedere una giornata casuale dei nostri tre protagonisti, e avremo modo di capire (più o meno) perchè Takuto si trovasse sulla spiaggia privo di sensi e perchè soprattutto si trovasse sull'isola. Per i primi 10 minuti del primo episodio vedremo giusto qualche scena random, mentre nella seconda metà dell'episodio potremo vedere il vero fulcro dell'anime: una malvagia società segreta à la Pokèmon che sta tramando per conquistare il mondo tramite delle armi belliche chiamate Cybody, degli speciali Mecha che sono purtroppo utilizzabili in un posto ben preciso, il Tempo Zero, che si attua solo quando un Cybody viene attivato tramite l'elettroscrigno (un particolare gadget inventato da questa società, chiamata Kiraboshi, o per italianizzare "Ordine della croce scintillante") o tramite "segno", particolarità che non hanno tutti. La Kiraboshi infatti attuerà fin da subito il proprio piano, facendo vari esperimenti per attivare i Cybody. Ma ecco che interviene Takuto, che trasformandosi nella bellezza di 1 minuto e 30 secondi, ci offrirà uno dei combattimenti più corti della storia degli anime. Cari lettori, o amici che dir si voglia, questo è tutto quello che c'è da sapere di Star Driver. Per chi non avesse ben compreso: Takuto è uno Star Driver, un guidatore di Cybody, che combatte per proteggere i deboli dalla tiranna organizzazione criminale Kiraboshi. Tutto questo viene spiegato nel primo episodio, offrendoci un generoso spoiler di tutta la serie. Dall'episodio 1, infatti, verremo sottoposti ad una noiosissima routine, riassumibile in: Sigla, 10 minuti di fanservice, stacchetto, combattimento contro il sottoposto della Kiraboshi, Takuto vince, ending, preview, ripeti il ciclo. E non sto scherzando. Gli elementi che compongono la trama di questo anime sono talmente blandi che mi hanno a malapena dato la voglia di continuare a vedere questa accozzaglia di situazioni stereotipate e simili tra loro. Ma se la situazione si fermasse solo alla ripetitività di fondo, una sufficienza magari se la prenderebbe anche. Ciò che lega dalla testa ai piedi Star Driver è la potenza sconfinata ed inutilmente grande di Takuto, che in ogni episodio, con due parole e due mosse riuscirà a battere i nemici più forti e difficili da battere. Insomma, in quest'anime i produttori hanno puntato solo sul fare i soldi usando un fanservice di mera qualità e due o tre combattimenti con due spade laser messe in croce. Ogni speranza, poi, si va affievolendo sempre di più quando si osservano i personaggi: piatti, inutili e troppi. Alcuni appariranno per la bellezza di 5 minuti d'orologio, per poi riapparire sporadicamente nel finale come semplici comparse. E ciò che fa traboccare il vaso è proprio il finale. Consono per un anime come questo, non c'è che dire, ma sterotipatissimo e pieno, anzi, strapieno di incongruenze che lasciano lo spettatore confuso, che cerca invano di capire perchè stia succedendo una determinata cosa. Zero spiegazioni, come il tempo che hanno impiegato i produttori per ideare una trama simile. Non c'è un accenno a nulla, viene dato tutto per scontato, come se lo spettatore avesse una sfera di cristallo e riuscisse a capire tutti i procedimenti più o meno complessi attuati nell'anime. La tattica che viene poi attuata dalla Kiraboshi è una delle più sconclusionate che abbia mai visto: si parte da incontri sistematici in cui il cattivo perde, fino ad arrivare ad upgrade - risurrezioni di vecchi Cybody distrutti che si concludono, indovinate un po', con la sconfitta del cattivo.

Lato tecnico
La trama è qualcosa di ignobile, questo è più che rassodato, ma c'è da dire che il vero punto di forza dell'anime è proprio lo stile grafico: particolare, colorato e ben strutturato. Il character design è veramente ottimo, come anche le animazioni, che si dimostrano qualche spanna in più rispetto ad altri anime di produzione 2010. Dal punto di vista sonoro invece notiamo pochissime Soundtrack, tra cui 4 brani cantati dalle 4 sacerdotesse, ripetuti fino alla nausea in ogni singolo episodio prima di un qualsiasi combattimento, in cui, ricordiamo, viene perso quasi un minuto per guardare Takuto trasformarsi. Opening ed Ending sono poco ispirate ma ben disegnate. Scarni i brani delle sigle.

Commento finale
Star Driver è un abominio che offre valide basi per mostrarsi un ottimo, anzi, sublime anime, ma che mostra tutto il suo marciume una volta inoltrata la visione. Lo consiglio? Minimamente no, a meno che non siate masochisti e vogliate perdere il vostro tempo guardando qualcosa che non raggiunge nemmeno la mediocrità.
Voto finale: 3
Qualità Fansub: Alta. Come sempre, i SubZero sono bravissimi, sia con l'animazione del Karaoke, sia con i sub, impeccabili e corretti nella grammatica e nella punteggiatura.

domenica 16 settembre 2012

Akki Games! Capitolo 11 - Sarugetchu: Saru Saru Big mission


Salve di nuovo a tutti, cari lettori (ma che) assidui del mio blog, e bentornati all'undicesimo capitolo della serie "Akki games!"! Oggi recensirò un gioco mai uscito dal territorio nipponico della conosciuta serie Ape Escape, il suo nome è "Sarugetchu: Saru Saru Daisakusen", italianizzato in "Ape Escape: il grande piano delle scimmie". 

Premessa
Questo gioco è totalmente diverso rispetto a tutti gli altri Ape Escape creati in precedenza. In Saru Saru Big Mission dovremo, invece di catturare le scimmie, prendere il controllo dei loro caschi usando... la casa dove abitano i protagonisti!

La trama
Iniziamo dal principio: Kakeru e Natsumi stanno litigando dentro casa, quando ad un certo punto, guardando fuori dalla finestra, vedono qualcosa di anomalo: il cane di Kakeru è inaspettatamente diventato enorme! Ma ciò non è un caso: Kakeru, Natsumi e tutti gli eroi delle serie di Ape Escape sono stati rimpiccioliti, e Specter sta comodamente preparando un cannone per lanciare un raggio allo scopo di rimpicciolire tutta la razza umana! Prenderemo da questo punto controllo di Kakeru, e dopodichè, una volta scelto il livello, prenderemo il controllo della casa in cui abitano i nostri eroi. Comandandola, potremo usare la casa da casco sostitutivo per tutte le scimmie che incontreremo per le strade dei livelli. Lo scopo del gioco è tornare da Specter passando per tutte e 5 le scimmie mostruose per recuperare tutti i ragazzi e tornare come prima.

Gameplay
Il gameplay si presenta realmente diverso rispetto agli altri Ape Escape: con l'analogico / freccette comandiamo Kakeru e le scimmie, e ogni scimmia avrà una abilità peculiare, essenziale per procedere nei mini enigmi formati da tanti momenti platform e di "pro skill" in ogni livello. Ad esempio, ci capiterà molte volte di trovarci su uno scivolo di ghiaccio, e per superarlo dovremo prendere una scimmia blu, capace di correre più veloce delle altre. Fatto questo esempio, passiamo ai comandi: tutto viene governato dai quattro pulsanti X, cerchio, triangolo e quadrato, mentre L ed R serviranno per orientarci con la videocamera. Un gameplay piuttosto basilare, come il vecchio Crash Bandicoot insegnava.

Lato tecnico
Dal punto di vista grafico notiamo uno stile veramente originale, molto simile a quello di Ape Escape 3 e quasi bidimensionale, ma molto curato in ogni minimo dettaglio, sia nelle cutscenes che nei momenti di gameplay. Anche i fondali sono molto ispirati, e pochissime texture paiono poco curate. Dal punto di vista sonoro, l'audio è anche molto curato, con tantissime Soundtrack inedite che accompagnano al meglio ogni stage. Anche il doppiaggio è fatto bene, anche se pare altalenante e a momenti poco ispirato.

Longevità
Il gioco dura veramente poco, intorno alle 5 ore massimo senza aver raccolto nessun bonus, ma la continuità aumenta se aggiungiamo la solita componente di ape escape, quella cioè di catturare scimmie aggiuntive e di ribattere Specter nell'incontro finale.

Voto Finale: 9 - Un'ottima idea per un ottimo gioco non proprio nuovo (2007). Lo consiglio? Si, a chiunque mastichi il giapponese e chiunque abbia già giocato ad Ape Escape.
Grado di comprensibilità: Medio - Si comprende abbastanza, visto che il linguaggio usato è molto elementare.

RECENSIONE OAV: Hiyokoi




Hiyokoi è un interessante special del genere shojo prodotto nel 2010 dalla Production I.G., nato come promo per l'edizione manga. E' stato infatti prodotto in DVD e Bluray Disc.

La trama
In questo piccolo special, impareremo a conoscere i personaggi della serie manga: i due protagonisti, Hiyori e Yuushin, rispettivamente alti 140 cm e 190 cm. Beh, come molti spettatori assidui di anime di questo tipo sapranno, l'accoppiata "altezza diametralmente opposta" è quasi sempre vincente. Basti vedere anime famosi come Toradora o Lovely Complex per trovare delle somiglianze con questo OAV. Siamo in un giorno invernale: una ragazzina, Hiyori, dopo parecchio tempo passato in ospedale per colpa di un incidente, si presta a tornare a scuola dopo tanto tempo di assenza. Il problema sorge proprio alla fonte: la povera Hiyori è purtroppo molto timida, e non sa come creare una buona relazione d'amicizia con qualcuno. Sarà proprio Yuushin che, grazie al suo carattere solare, riuscirà a sbloccare il muro mentale di Hiyori. Il punto di forza di questo Special è però il particolare carisma dei personaggi, e la complicità della classe, che agisce come un'unica persona e non dimostra troppa rigidità, come succede nella maggior parte delle scuole raffigurate negli anime.

Lato tecnico
Come ogni anime shojo insegna, lo stile è molto simile a quello di "One Piece" mischiato a "Fairy Tail", parendo un'ottima coppia di stili. Ad accompagnare lo stile grafico c'è un ottimo comparto d'animazione, che si dimostra essere un passo avanti rispetto agli anime di annata 2010. Dal punto di vista sonoro, invece, bellissime soundtrack accompagnano le scene davvero ben prodotte.

Commento finale
Insomma, Hiyokoi è veramente carino: Hiyori è bellissima, come anche Yuushin e i loro caratteri. Lo consiglio? Si, a chiunque abbia apprezzato gli shojo, e spero realmente di trovare questo anime in serie.
Voto finale: 8
Qualità Fansub: Alta - I Sarulandia sono gli unici che hanno subbato questo special, e devo dire che la qualità dei sub è veramente alta e la quantità di errori grammaticali è veramente minima.

venerdì 14 settembre 2012

RECENSIONE MANGA: Gekka Bijin


Gekka Bijin è una serie manga importata in Italia grazia a Planet Manga nel 2011, di genere avventura, formata da 5 Tankobon.

La trama
Siamo in un futuro lontano: sulla luna iniziano ad abitare gli uomini, e di conseguenza prendono forma i primi imperi. Velocemente, grazie a tre grandi famiglie (gli Ume, i Take e i Matsu), la luna diventa un pianeta "puro", che governa la Terra, definita come pianeta impuro. E' proprio sulla luna che inizia la storia: una piccola principessa, proprio il giorno di passaggio all'età adulta, viene spedita per essere salvata da un colpo di stato alla madre, la regina, sulla Terra. La piccola Kaguya, dapprima capricciosa e viziata, con calma conoscerà se stessa, ciò che significa essere la principessa della Luna, e soprattutto cosa significa vivere una vita di stenti per raggiungere un lontano obbiettivo. Si impegnerà quindi a superare le difficoltà e le intemperie della vita, e si impegnerà inoltre a tornare insieme ai suoi nuovi amici della Terra sulla Luna, per far ritornare la situazione alla normalità. Nonostante però un plot non proprio originale, questo manga si fa spazio come puro titolo di nicchia, risultando altalenante in parecchi punti. Ciò che salva la produzione è però la forza di carattere dei personaggi, e soprattutto il loro carisma. Fin da subito, infatti, verremo profondamente colpiti dall'aspetto bambinesco di Kaguya, che crescerà a vista d'occhio fino al climax della serie, veramente ben riuscito. Peccato però che questa particolare cura non sia presente negli altri personaggi, che risultano un tantino più piatti rispetto alla protagonista.

Lato Tecnico
Dal punto di vista grafico, si nota pesantemente uno stile tipicamente orientale, che offre a Kaguya e sua madre un incredibile fascino. Ciò purtroppo non è presente negli altri personaggi, soprattutto maschili, che risultano piuttosto anonimi e "naruteggianti", se capite cosa intendo. Ottima e particolare è inoltre la cura dei fondali, veramente molto ispirati e in tema con i personaggi. Ultimo, ma non per importanza, è lo strano uso di retini e il tratto del disegno. Cominciando dai retini, non se ne usano troppi, a parte nei momenti più concitati in cui sono usati con cura e dovizia. Il tratto, invece, rimane piuttosto grossolano fino all'ultimo Tankobon, in cui assume un cambiamento radicale, diventando più sottile e dimostrando i personaggi in una atmosfera più adulta. E' ben gradito, infatti, il cambio di grafica dell'ultimo Tankobon, che ha migliorato l'esperienza visiva.

Commento finale
Gekka Bijin, nonostante abbia una trama poco ispirata, che va però crescendo nel tempo, si presenta come un manga piacevole e simpatico da leggere, soprattutto grazie alla quantità e alla grandezza ridotta dei Tankobon (ad esclusione dell'ultimo). Lo consiglio? perchè no, dai, è piacevole e lo consiglio a chiunque sia piaciuto Blue Exorcist / Ao No Exorcist.
Localizzazione in italiano: non male, le battute sono comprensibili, nonostante qualche non intenzionale errore grammaticale. Media.
Voto finale: 8

RECENSIONE ANIME: Higurashi No naku koro ni Rei




Higurashi Rei è il seguito spirituale della rinomata serie horror Higurashi, prodotto nel 2009.

La trama
I 5 OAV che compongono questo nuovo “capitolo” di Higurashi sono piuttosto originali, e possono essere riassunti in 3 capitoli: il primo, in cui vediamo una sorta di “episodio pilota” in cui tutti i personaggi saranno rilassati, spigliati e si divertiranno tranquillamente, dando vita a piacevoli scenette e gag davvero divertenti; il secondo, suddiviso nei tre OAV successivi al primo, in cui troveremo una minisaga veramente ben strutturata e davvero particolare nel suo genere, grazie soprattutto al fatto che si “esce dagli schemi” canonici delle serie precedenti per andare a parare verso uno stile ben più strano ma non per questo mal composto; il terzo, in cui vedremo un’altra minisaga, ma stavolta sarà limitata al puro fanservice per i fan di Rena. Che c’è da dire dunque? Questi OAV non aggiungono nulla di nuovo alla serie stessa, ma sono piacevoli da vedere, poiché non fa mai male rivedere dei vecchi personaggi tanto carismatici.

Lato tecnico
Dal punto di vista grafico, lo stile è rimasto pressocchè invariato rispetto a Higurashi Kai. In aggiunta, però, notiamo una buona animazione. Belle anche le Soundtrack (della serie originale) e la opening, che a differenza della ending è veramente piacevole da ascoltare.

Commento finale
Dunque, nonostante questa recensione sia piuttosto corta, cos’altro mai potremmo dire? E’ bene mettere le mani su questi OAV il prima possibile, ma solo su questi, poiché gira voce (e credo si sappia) che gli altri OAV di questa serie non sono proprio come questo, anzi, sono controproducenti per colpa di un fanservice troppo spinto. Ma qui, fortunatamente, questa situazione non c’è. Lo consiglio a chiunque abbia visto le prime due serie di Higurashi.
Voto Finale: 7
Qualità Fansub: Media – I Fate Subs non hanno fatto un lavoro eccellente, ma la grammatica è almeno giusta. Peccato, come sempre, per i karaoke poco ispirati.


RECENSIONE ANIME: Gosick



Gosick è un anime di tipo investigativo – drama prodotto nel 2011 dallo studio Bones.
La trama
Senza troppi indugi e chiacchiere, passiamo alla trama. 1924: qualche tempo dopo la prima guerra mondiale, si consolida un nuovo stato, posto tra l’Italia e la Francia, Saubreme, sede di una delle più prestigiose accademie del mondo, che raccoglie studenti provenienti da altri stati ai fini di compiere scambi e gemellaggi. E’ proprio qui che conosceremo il nostro protagonista, il Giapponese Kujo Kazuya, che dopo essersi presentato a tutti, guadagna il colorito appellativo di “Dio nero della morte primaverile”, a causa del colore dei suoi capelli e del periodo in cui si è trasferito nella scuola. Non avendo nessun amico, Kujo gironzolerà per un po’ nell’accademia, finchè non capiterà nella biblioteca, una enorme torre alla cui sommità si trova uno splendido giardino botanico. Questo giardino è frequentato dalla co-protagonista, Victorique (letto Victorica), una curiosa ragazza dalla mente acuta. Ed è proprio dal loro incontro che comincerà una delle avventure meglio strutturate del 2011 in campo di anime. La produzione sarà costellata di vari casi, tutti collegati fra loro e con un unico scopo: quello di far quadrare il caso finale, quello che deciderà le sorti dell’anime. Tutti i vari casi sono stati ben congegnati, e forzano lo spettatore ad aprire gli occhi ad ogni particolare. Anche se alcuni sono fin troppo facilitati, poiché danno fin da subito una chiara visione della tesi finale, il livello di difficoltà rimane piuttosto standard e mai troppo banale. I personaggi secondari sono ridotti praticamente all’osso e all’essenziale, e pochi hanno uno spessore caratteriale ben congegnato. Ciò però è compensato dal carisma e dal carattere forte di Kujo e di Victorique, che si allontanano dallo stereotipo di “servo e governante” per avvicinarsi di più a quello che si può dire “rapporto d’amicizia” (che poi amicizia non è, ma fate finta di non aver letto). Incredibile è inoltre la dose di immedesimazione che viene inculcata nello spettatore: più volte ci troveremo a sorridere a un particolare avvenimento o ad innervosirci per colpa di una ingiustizia.

Lato tecnico
Dal punto di vista grafico, notiamo uno stile veramente brillante: minimalista per quanto riguarda i personaggi, veramente curato per quanto riguarda i fondali ed i vestiti, sempre ricercati e mai banali, che saltano subito all’occhio dello spettatore. Le animazioni, inoltre, sono qualcosa di veramente ben riuscito: ricalcando lo stile dello studio Deen, almeno per quanto riguarda le espressioni terrorizzate, lo stile Bones rende un’ottima espressività ai personaggi, come anche movimenti veramente molto fluidi e mai meccanici. Osservando inoltre la quantità e la qualità delle soundtrack, possiamo dire che gli accompagnamenti sono anch’essi ben mirati, ottimi in tutte le situazioni, anche quelle più concitate. La opening e le due ending, inoltre, sono fatte in un ottimo modo, non banali e ben mirate.

Commento finale
Gosick è un anime del tipo “o lo ami, o lo odi”. Ha uno sviluppo lento ma una trama molto consistente, che si conclude nell’ultimo episodio, in cui troviamo un finale anche fin troppo buonista, ma necessario per far “quadrare i conti”. Nulla di troppo sbrigativo, ma nemmeno di troppo ponderato. Probabilmente è proprio per colpa di questo strano stile che l’anime ha subito così tante controversie, ma io, almeno nel mio piccolo, mi sento di consigliarlo a chiunque capiti sotto gli occhi il nome “Gosick”, o a chiunque cerchi un anime consistente.
Voto finale: 9
Qualità fansub: I fairy tail come sempre non sono mai troppo perfetti: qualche sbavatura nei karaoke e qualche messup nei sub fa si che qualcosa non venga bene. Nulla che possa minare la visione, fortunatamente. A meno che non siete professori di italiano. Media.

giovedì 13 settembre 2012

RECENSIONE ANIME: Acchi Kocchi


Acchi Kocchi è un anime Slice Of life prodotto nel 2012 dalla AIC.
La trama
Essendo uno slice of life, quest’anime non ha trama, né è pretenzioso di averne una: inizia in modo veramente semplice, con la protagonista, una ragazzina (Tsumiki) dai capelli blu, che ricorda vagamente altri personaggi ben più noti di altri anime, in attesa del suo Lui alla fermata del treno. Con un cast consolidato di 5 personaggi principali e 3 secondari, Acchi Kocchi si mostra come un anime senza pretese, con poche gag veramente ben riuscite ed un andamento blando. Nonostante tutto, però, il fulcro dell’anime non sta nelle gag, come un occhio poco attento potrebbe notare, bensì nella componente “moe” dei personaggi, sia maschili che femminili. Ciò che “forza” lo spettatore a continuare a guardare Acchi Kocchi è lo scoprire l’andamento dei rapporti tra un personaggio e l’altro. La coppia più forzata è quella dei due protagonisti principali, Tsumiki e Io, abbastanza sterotipata da altri anime di maggior fattura. I riferimenti ad altri anime sono letteralmente dietro l’angolo, ad ogni minuto di ogni episodio, ma ciò non rinforza le gag, che come già detto, non sono abbastanza divertenti, almeno il 60% di queste.
Lato tecnico
Uno stile grafico incentrato sul “chibi” e sul “moe” continua a far capolino ad ogni episodio, lasciando pochi momenti in cui i personaggi sono raffigurati normalmente senza strani filtri grafici. L’animazione è anche piuttosto riuscita, nello standard di ogni anime di annata 2012. Parlando poi del sonoro, soundtrack che riportano alla memoria il buon vecchio Animal Crossing fanno capolino, accompagnando i teneri personaggi nelle loro scorribande. Anche Opening ed Ending sono veramente simpatiche e tenere, come d’altronde lo sono i personaggi.

Commento finale
Acchi Kocchi è un tipico slice of life riuscito a metà, che finisce nello stesso modo con cui inizia. E’ in altre parole un anime da vedere a cuor leggero, senza aspettarsi niente di troppo. Lo consiglio? Si, a chi non ha nulla da vedere.
Voto Finale: 7
Qualità Fansub: Ho seguito due Fansub, gli AMF (con evidenti errori grammaticali e ortografici) e gli All Game Forum (di qualità nettamente superiore). Mediocre per gli AMF, Media per gli All Game Forum.


RECENSIONE ANIME: Puella Magi Madoka Magica




Puella Magi Madoka Magica è un anime incentrato sulla magia fatto dalla Digital Sh@ft nel 2011.

La trama
La protagonista, una ragazzina delle scuole medie di nome Kaname Madoka, un giorno fa uno strano sogno, in cui vede, dopo aver corso in lungo ed in largo, una ragazzina della sua età più volte colpita da uno strano essere, e viene più volte invogliata da una sorta di cagnolino a fare uno strano contratto. Ecco come comincia Puella Magi Madoka Magica, uno degli anime che sono riusciti a scalare l’olimpo dell’animazione del 2011. Ci troviamo in una enorme città Giapponese (che per certi versi ricorda Bakemonogatari) in cui la tecnologia è ordinaria e molto sviluppata. Un giorno, tornando da scuola, Madoka e la sua migliore amica Sayaka scoprono ciò che si nasconde dietro la monotonia di ogni giorno: un mondo in cui delle ragazze con strani poteri sconfiggono degli esseri chiamati “streghe”. Una volta sconfitte queste streghe, viene occasionalmente rilasciato un seme chiamato “grief Seed”, che depura una gemma emessa dalle Puella Magi quando compiono il loro contratto con Kyubey, lo stesso strano animale apparso in sogno a Madoka. Esattamente, le Puelle Magi sono vincolate da un contratto, secondo il quale Kyubey può esaudire un loro qualsiasi desiderio, ma in cambio, le Puelle Magi devono combattere le streghe. Ecco quindi, che seguendo questo semplice input, Puella Magi Madoka Magica si discosta dal solito anime per ragazzine, in cui abbiamo uno o più eroine che combattono il male. Al contrario! In Puella Magi Madoka Magica, essere una ragazza magica comporta i suoi pesi e le giuste paure. Insomma, il campo degli anime shojo si è evoluto, e questa ne è una prova tangibile. I personaggi sono piuttosto esigui, ma solo 3 dei 5 principali hanno ricevuto la giusta cura in ogni particolare del loro carattere. Un vero peccato, anche perché questi stessi personaggi si riveleranno essere meri personaggi secondari, lasciando quindi spazio a solo 2 di loro.

Lato tecnico
Dal punto di vista grafico, si può notare uno stile grafico mai visto prima: i personaggi sono disegnati in modo non proprio dettagliato, e la forma sia degli occhi che del viso è atipica rispetto a qualsiasi altro anime passato. Questa sua atipicità comporta i suoi rischi, anche perché sono presenti molte inesatezze in fatto di proporzioni quando i personaggi sono ripresi da lontano, e ciò è un vero peccato. Le animazioni sono anch’esse piuttosto elementari, ma proprio grazie alla scelta stilistica di aggiungere parti filmate in stile collage dà punti positivi alla produzione. Ad accompagnare il tutto ci sono convincenti soundtrack e belle opening ed ending. Per quanto riguarda il doppiaggio, molte voci conosciute sono presenti, ma ciò non compensa la qualità audio che sgrana quando i personaggi urlano o strillano.

Commento finale
Puella Magi Madoka Magica si discosta completamente dallo stereotipo di anime shojo mostrando una forte personalità, ma al contempo una componente blanda che si porta dietro fino alla fine: la sensazione che nulla proceda come dovrebbe. Tutto rimane piuttosto statico, e domande che dovrebbero nascere subito vengono ritardate agli episodi finali, molte delle quali non ricevono nemmeno risposta. Lo consiglio? Si, a chi ha da perdere un paio di giorni dietro quest’anime. Bisogna guardare quest’anime a cuor leggero, in caso contrario non si potrebbe capire granchè.
Voto Finale: 8. Sono rimasto indeciso fino alla fine sul voto da dare a questa produzione, ma penso che un 8 sia più che sufficiente per un anime simile. Non mi ha convinto totalmente, ma come alcuni di voi sapranno, do molto peso alla componente “immedesimazione” ed “emozione”.
Qualità Fansub (!) – Attenzione, non sono minimamente d’accordo sulla diffusione del fansub ancora disponibile, visto che appoggio totalmente la diffusione del prodotto in lingua italiana, ma visto che era l’unico disponibile, non ho potuto far altro che affidarmi all’ultimo fansub dell’anime in circolazione, se non proprio l’ultimo download: Ho seguito gli Otakutrad. Gravi errori di grammatica sono presenti qui e la nei sottotitoli dell’anime, ma ciò non mina troppo la visione di quest’ultimo. Belli i Karaoke. Mediocre.

RECENSIONE ANIME: Needless




Needless è un anime prodotto nel 2009 da MAD House.

La Trama
Anno 2151: decenni dopo la terza guerra mondiale, nel bel mezzo di Tokyo, diventata in tempi di guerra punto centrale delle battaglie, si è creato un punto morto chiamato Black Spot. All’interno di questo enorme buco nero nella veduta notturna di Tokyo, vari strani esseri simili ad umani hanno iniziato a popolare la zona, e sono chiamati Needless. Questi possiedono incredibili poteri, che vanno da quelli “naturali”, come fuoco, acqua, gravità, a quelli inaspettati, che impareremo a conoscere man mano che la serie procede. Verremo subito a conoscenza di uno dei tre protagonisti chiave della serie, Cruz Shilt, un ragazzino che per una serie di sfortunate vicissitudini, dovrà convivere con un prete, Blade, ed una strana ragazza, Eve Newshwainstaigen (il nome è tutto un dire…). Ad accompagnarli ci sarà un bizzarro scienziato, che si fa chiamare Gido. Dal primo episodio in poi, lo spettatore sarà continuamente soffocato da combattimenti veramente ben fatti, presenti all’incirca in ¾ della serie. Velocemente, lo spettatore sarà trasportato dai normali combattimenti per strada, in cui si consolideranno i personaggi principali e secondari, fino ad arrivare alla Simeon, punto centrale della serie, in cui faranno il loro ingresso comparse, flashback e personaggi essenziali per la prosecuzione della serie. Quasi tutti i personaggi sono stati strutturati in modo alquanto minuzioso, molto più minuzioso del normale standard di un qualsiasi anime di combattimento. Ma c’è un ma: ho detto “quasi” perché sono presenti alcuni personaggi che hanno una funzione molto minore di semplici comparse, e ciò è un peccato. Ciononostante, c’è da dire che il difetto è limitato a solo 3 personaggi, perciò non c’è troppo da preoccuparsi. Una cosa piuttosto caratteristica della trama sta nell’essere completamente sconclusionata, ma nonostante ciò riesce a mantenere un forte filo logico e colpi di scena degni di nota. Insomma, per essere un anime di combattimento, ha una trama veramente da manuale, tanto che si classifica come uno dei primi anime di qualità del decennio.

Lato tecnico
Dal punto di vista tecnico c’è altrettanto da dire: partiamo dallo stile grafico, veramente ricercato e somigliante per certi versi al ben conosciuto Gurren Lagann. Le animazioni ed i disegni del primo episodio saranno completamente simili ad un fumetto animato, come accadde nel sopracitato Gurren Lagann. Ma ricordiamo comunque che i produttori sono diversi, e questa scelta stilistica non sarà sicuramente un caso. Il cambiamento principale lo si nota soprattutto nello stile di disegno, che va pian piano raffinandosi sempre di più, fino all’apice, nell’episodio 24, in cui animazione e disegno raggiungono un climax perfetto per gli avvenimenti. Parlando ora del sonoro, ottime trame rock ed elettroniche accompagnano le scorribande di Blade e compagnia bella. Si sposano bene con tutte le situazioni dell’anime. Le opening ed ending sono veramente caratteristiche e rimangono nella testa dello spettatore fin dal primo episodio. Parlando infine del doppiaggio e della qualità delle voci, c’è da dire che i doppiatori sono stati veramente ben scelti, poiché rendono ottimamente l’effetto sperato.

Commento finale
Insomma, ecco che tiriamo ancora una volta le somme: Needless è un anime di combattimento che nasce prepotente e sconclusionato, e si conclude con un epilogo degno di nota, ma che a qualcuno potrà sicuramente far storcere il naso, e far sperare in una probabile seconda serie. Lo consiglio? Sicuramente, a chiunque sia appassionato di anime, questo piccolo gioiellino ha bisogno di essere visto. Altro che Needless!
Voto Finale: 8
Qualità Fansub: I Fate Subs hanno fatto un bel lavoro, anche se non si nota la stessa dovizia nei particolari con i karaoke, quasi del tutto assenti e non proprio mirati nella scrittura delle Lyrics delle varie canzoni. Media.

mercoledì 12 settembre 2012

RECENSIONE ANIME: Mirai Nikki




Mirai Nikki è un anime prodotto nel 2011 dalla Lantis e FUNimation Entertainment.
La trama
Proviamo ad entrare nell’ottica di quest’anime impersonandoci nel protagonista: siamo un ragazzino di 14 anni di nome Yukiteru, e non abbiamo molti amici, tuttavia, una volta tornati a casa, viviamo in un mondo immaginario in cui c’è un Dio, che per movimentare la nostra vita, decide di creare un gioco di sopravvivenza, in cui 12 persone inclusi noi avranno il potere di predire il futuro tramite dei diari particolari, che trascrivono gli avvenimenti futuri prima che accadano. Bene, entrati in quest’ottica, c’è da dire una cosa sola: questa, a mio parere, è una delle trame meglio riuscite di questa decade, a cominciare dall’idea dei diari, veramente particolari e variegati. Ma non è solo questo: la particolarità di Mirai Nikki sta nella crescita di tutti i personaggi contemporaneamente. Seppur alcuni personaggi non abbiano ricevuto il giusto trattamento per colpa della loro uscita di scena troppo precoce, c’è da dire che ogni personaggio ha un carattere diverso, e soprattutto è studiato in ogni particolare. Particolarmente importante nei due personaggi principali è il carattere, che cresce e si evolve di pari passo con la vicenda, studiata in ogni minimo dettaglio. Per chiudere il circolo, c’è da dire che Mirai Nikki, grazie alla sua forma veramente inusuale, dà allo spettatore una sensazione di incompleto, e lascia col fiato sospeso fino alla fine, dove si può ammirare un finale non proprio banale e veramente ben riuscito. Importante, inoltre, è la personalità di ogni personaggio, visto che ognuno è davvero molto carismatico e talmente carico di emozioni che più di una volta lo spettatore sarà abituato a tifare per un personaggio rispetto che un altro.

Lato tecnico
Insomma, Mirai Nikki ha una trama imponente, accompagnata da un particolare stile grafico, che va migliorando via via che si procede negli episodi. Le animazioni sono ben fatte e per niente elementari, mentre la cura e la dedizione nei fondali è piuttosto elevata, vista anche la qualità del progetto. Dal punto di vista sonoro, invece, notiamo ottime Soundtrack e belle Opening ed ending, veramente orecchiabili, che riescono a scolpire nell’animo dello spettatore un piccolo spazio, rimanendo ben fisse.

Commento Finale
Senza fare troppi giri di parole, io personalmente mi sono affezionato a Mirai Nikki: è un anime imponente, serio, divertente e contemporaneamente malinconico, come poi è successo con altri anime usciti successivamente (ehm, Guilty Crown). Lo consiglio? Si. A chiunque, sia ai nuovi spettatori che a quelli di vecchia data. È un must see per chiunque ami gli anime.
Voto finale: 9
Qualità fansub: gli RT fansub, nonostante la bontà e la dedizione usata per il subbing, mostra evidenti problemi nel coding e nei sub, che per colpa di alcuni piccoli problemi capitano un secondo prima o un secondo dopo rispetto alle frasi dette. Mediocre.

martedì 11 settembre 2012

Akki Games! Capitolo 10 - Project Diva Extend




Project Diva Extend è un gioco pubblicato dalla SEGA nel 2011, con protagonisti i famosissimi vocaloid, entità immaginarie nate da un programma dedito a modulare la voce per coprire le basi di variegate canzoni. Come alcuni avranno potuto intuire, questo è un gioco puramente musicale e basato sul riarrangiare le basi usando i tasti della PSP.

Premessa
Questo non è un gioco per gli amanti dell’House, né dello stile Dance commerciale che tanto sta spopolando ultimamente. Stiamo parlando di Idol immaginari, personaggi inventati con una voce non umana, perciò coloro i quali hanno pregiudizi su questo tipo di cose dovranno tenersi la coda fra le gambe e cercare un gioco più del loro calibro. Detto questo, cominciamo.

Gameplay
Vista la totale assenza della trama, salto immediatamente al gameplay. Tutto il fulcro del gioco si ha nel gioco libero, o Freeplay, in cui il giocatore può scegliere una delle tante canzoni disponibili per giocarla e sbloccare oggetti, costumi e i PV delle canzoni (PV sta per “Promotional Video”). Ma in project diva non c’è solo questo! Grazie infatti agli oggetti che sbloccheremo, potremo decidere come arredare le varie stanze delle DIVA (il gioco nomina i Vocaloid così…), cambiandone il tema, aggiungendo oggetti e facendo regali al nostro cantante o la nostra cantante preferita. I personaggi sono variegati: partiremo all’inizio con i personaggi base, per intendersi quelli visti nel PV che funge da intro del gioco. Inizieremo con Hatsune Miku, ma potremo facilmente cambiare personaggio in Len, Rin o Luka, o addirittura altri vocaloid come Haku, Neru e le due Meiko, o anche Kaito. Tutto si adegua ai nostri gusti, in Project Diva extend. Importante è anche l’umore delle DIVA, che varierà a seconda di quanto li facciamo partecipare nelle canzoni o quanto variamo la loro stanza, sia in meglio che in peggio. Ora, torniamo all’argomento “freeplay”, osservando più da vicino la dinamica di gioco in ogni suo aspetto.
Dopo aver selezionato una qualsiasi canzone ad una qualsiasi difficoltà, si aprirà un menù pre-canzone, in cui potremo decidere il tipo di suono da utilizzare per indicare la pressione di un tasto. Tutto è legato agli 8 tasti frontali: le quattro frecce direzionali e X, Cerchio, quadrato e triangolo. Dovremo premere i vari tasti a tempo, come vengono indicati sullo schermo, e più saremo precisi, migliore sarà il voto che ci verrà dato ad ogni nota presa. Nel caso in cui la nota verrà mancata o sbagliata, prenderemo un Worst, che corrisponde al voto più brutto. I voti delle note vanno, dal più basso al più alto: Worst -> Sad -> Safe -> Fine -> Cool. Ogni qualvolta che riusciremo a raccogliere delle note senza fare un voto più basso di Fine, inizieremo a rilevare un contatore combo, che si annullerà solo nel caso in cui sbagliamo una nota o prendiamo un Safe. Ora passiamo all’interfaccia: mentre il PV procede, come anche le note su schermo, in basso a sinistra troviamo due indicatori: un cerchio azzurro, che si riempie ogni volta che prendiamo bene una nota e si svuota ogni volta che la manchiamo, e un semicerchio che si riempie man mano che la canzone procede. Questo semicerchio è essenziale, perché accumula tutti i punti presi ad ogni nota e li somma, e si riempie fino alla fine della canzone. Sarà proprio questo semicerchio a decidere il nostro voto, che andrà dal più basso (Cheap) fino al più alto (Perfect). Potremo addirittura predire il risultato della canzone semplicemente guardando il semicerchio vicino alla fine della canzone. I colori corrispondono ad un voto: si va dal viola (cheap), all’azzurrino (Standard), al verde (Great), Al grigio chiaro (excellent) fino ad arrivare al dorato (perfect). Il voto dipenderà dalla quantità di note mancate.

Grafica
La grafica è una delle più curate, ma ha un grosso problema: i frame rate. Purtroppo, capiterà più volte che nelle canzoni più complesse in cui ci sono più note che i frame rate calino di poco, dando un fastidioso effetto “buffering”. L’immagine andrà leggermente a scatti mentre la canzone procede normalmente. Il gioco però non subirà desync fastidiosi, quindi come problema può anche essere trascurato, però è sempre meglio segnalarlo. L’installazione dati serve anche a poco, visto che migliora giusto l’audio e i caricamenti. Una cosa che fa storcere un po’ il naso ai più perfezionisti è la qualità di alcune animazioni, non proprio riuscite, che paiono addirittura riciclate. Una cosa però sacrosanta sta nel “cambio modulo”: potremo mettere QUALUNQUE, e dico, QUALUNQUE personaggio diverso da quello originario nel PV di una canzone, ma questo mimerà perfettamente le movenze del personaggio originale, senza problemi nei modelli poligonali o strani attraversamenti di oggetti o del corpo.
Sonoro
Il sonoro, come si può intuire, è l’aspetto più curato del gioco: sempre perfetto e dannatamente curato, conferisce una maggiore immersione nel gioco. Le canzoni più belle, poi, sono volutamente “pompate”, per dare al giocatore un senso ancora maggiore di carica emotiva. I timbri vocali dei personaggi però sembrano un po’ scarni, soprattutto nella schermata dei voti. Se avessero avuto un lessico leggermente più ampio, non ci sarebbero stati minimamente problemi. Ancora parlando dei timbri vocali, possiamo cambiare i personaggi nei vari PV, ma non la loro voce: per fare un esempio, vogliamo fare una canzone di Miku con Luka come personaggio raffigurato. Potremo cambiare personaggio, ma non la sua voce. Avremo infatti Luka con la voce di Miku. Per fare una analogia: potrà capitare ai giocatori più inesperti di mettere in una canzone – duetto il personaggio maschile con la voce femminile e viceversa. Queste piccole “sviste” però non fanno che migliorare l’esperienza di gioco, strappando qualche sorriso al giocatore.
Longevità
Il gioco, solo per completare le Easy, Normal e Hard di tutte le canzoni con l’aggiunta di qualche ora per la personalizzazione dei personaggi supera di molto le 10 ore, lo standard insomma di ogni gioco di musica. Ma c’è molto altro: le difficoltà extreme di ogni canzone, i costumi, i temi delle stanze, le stanze sbloccabili delle DIVA e i relativi accessori. Insomma, per chi vuole completare tutto al 100%, il gioco arriva anche alle 50 ore buone, senza contare gli extra!

Commento Finale
Project Diva Extend si presenta come un gioco degno di essere definito “musicale”:  è divertente, è personalizzabile, ci sono i Vocaloid ed è dannatamente Giapponese! E’ un must per chiunque abbia giocato i precedenti capitoli o per chi ama questi cantanti virtuali. La possibilità di fare screenshot poi aumenta anche il grado di giocabilità, dando al giocatore la “mania” di raffigurare un momenti importante nel gioco, magari un evento in una delle tantissime stanze DIVA. Chissà, potremmo vedere hatsune Miku in compagnia di Len, magari mentre chiacchierano e si prendono un thè insieme… Tutto è possibile! Ciò che contesto, però, è la difficoltà estrema di alcune canzoni, magari composte male… Ma ciò è un’altra storia.

Grado di comprensibilità: Grazie alle numerose traduzioni online è addirittura possibile tradurre il gioco in italiano. Un italiano non proprio corretto (“Album immagggggggggini”), ma comunque… In mancanza d’altro… Alto
Voto Finale: 9

RECENSIONE ANIME: Maji De Watashi Ni Koi Shinasai!!


Maji de watashi ni koi shinasai è un anime prodotto dalla Lerche nel 2011.
La trama
Come direbbero su 4Chan, “it’s time for the plot!”, ovviamente in modo sarcastico. Non ho visto mai nulla di simile. Quest’anime ha un’inizio del tutto casuale: verremo fin da subito catapultati in uno strambo universo, in cui c’è una guerra tra due classi di una accademia (in puro stile Baka To Test) e delle maggiorate con superpoteri, con chiara reference ad Ikki Tousen. Ma evitiamo di elencare solo la somiglianza ad altri anime, e procediamo per gradi. Dopo il primo episodio, in cui i personaggi sono presentati in modo blando e alla bell’e meglio, verremo nuovamente catapultati in un circolo vizioso di fanservice, in cui le eroine di turno faranno di tutto per entrare nelle grazie del più stereotipato dei protagonisti di un qualsiasi anime ecchi. Ma non solo, tutte queste belle scene, piene di dialoghi inutili e/o senza senso e nudità gratuite saranno intervallate, e avete capito bene, intervallate da scene occasionali di dialoghi seri importanti ai fini della trama (ma quale, se non ho nemmeno capito io cosa succede veramente?). Fatto sta che alla fine di questo enorme puzzle di avvenimenti che non combaciano nemmeno lontanamente, troviamo un finale mal fatto e blando, degno insomma di un anime di questo tipo. I personaggi sono troppi e poco delineati, e la mascotte di quest’anime non emana nemmeno un filo di simpatia.
Lato tecnico
Se la trama è blanda e mal progettata, dal punto di vista tecnico, quest’anime, come mai potrebbe essere? Chiunque stia pensando “brutto, mal fatto” e affini si sbaglia di grosso, è tutto il contrario, poiché supera la sufficienza, e ciò non è poco per un anime mal fatto di questo tipo. Nonostante la trama blanda, l’unico punto di forza dell’anime sta nello stile grafico, leggermente meno elaborato di  quelli di altre produzioni della stessa annata ma non per questo malvagio. L’animazione, inoltre, dà il suo meglio nelle scene di combattimento, ma solo in quelle occasioni. Nel resto, rimane poco superiore alla sufficienza. Parlando ora del sonoro, non c’è nulla di troppo innovativo, e le Soundtrack, come anche opening ed ending sono abbastanza anonime. 
Commento finale
Maji de watashi ni koi shinasai, italianizzato in “amami seriamente” è un anime a dir poco blando ed inutile. Non c’è nulla di troppo innovativo, né di troppo  brutto. Il metodo di partenza, inoltre, è lo stesso dell’arrivo: veloce, inaspettato e lascia l’amaro in bocca. Lo consiglio? Assolutamente no. Potrebbe entrare nell’ “olimpo degli Ecchi”? Nemmeno lontanamente, visto che le scene “ecchi” sono una semplice accozzaglia di momenti fanservice messi lì per colmare gli spazi vuoti.
Voto finale: 4
Qualità Fansub: Mediocre – gli enigmateam di solito non fanno questo disastro, ma a quanto pare i coder e i traduttori non sono i soliti: hanno semplicemente disgregato ogni regola basilare della grammatica italiana.


lunedì 10 settembre 2012

Akki Games! Capitolo 9 - Black Rock Shooter PSP




Ed eccoci tornati, dopo il periodo estivo, con una nuova recensione! Dunque, quest’oggi prenderò in considerazione un gioco atipico rispetto ai più: sto parlando, insomma, di Black Rock Shooter PSP, gioco della ImagePooch uscito nel 2011 in territorio Giapponese.
Premessa
Partiamo da questo presupposto:  il gioco non ha patch inglesi né italiane, è in lingua Giapponese, salvo i menù principali, scritti in un inglese alla bell’e meglio.
Prima osservazione
Il gioco si presenta essere un RPG d’azione con stage limitati al percorrere le varie zone (in tutto 6) in lungo e in largo, grazie alle missioni piuttosto variegate che vanno a comporre il filone narrativo, strutturate à la Metal Gear Solid Peace Walker. L’approccio col gioco sarà prevalentemente limitato ai vari stage intervallati da cutscenes più o meno lunghe.
La trama
Anno 2051, Ottobre, San Fancisco. Ci troviamo nel bel mezzo della terza guerra mondiale, precisamente nel centro della città, dove un gruppo di soldati sta combattendo per salvare i civili e liberare la zona da dei misteriosi robot. Messi alle strette, liberano il loro androide, Black Rock Shooter, che andrà fin dai primi momenti sotto il nostro controllo. Da questo momento in poi, la trama proseguirà dandoci l’opportunità di scegliere le risposte da dare a determinate domande, che cambiano più o meno l’esito delle varie scene. In questo gioco, inoltre, sono presenti 3 tipi di cutscenes: quelle in puro stile MGS, con tanto di schermata codec, che procede in modo automatico; quelle in stile semi cinematografico, che a differenza delle prime non sono automatiche e hanno i sottotitoli da scorrere tramite la pressione del tasto cerchio; le normali cutscenes, fatte in modo veramente convincente. Una cosa singolare sta nella tipologia della storia: potremo riassumere tutta la storia completa in due filoni narrativi di circa 6 ore totali. Nel primo filone verremo a conoscenza del perché si sta combattendo, e del motivo per cui la guerra è cominciata. Nel secondo ci allontaneremo dal clima quasi felice che si era venuto a formare tra Black Rock Shooter e Rothcol (il più “importante” dei soldati) per passare a un filone narrativo piuttosto pesante e triste, in cui vedremo una BRS che tenterà di scoprire il proprio passato con ogni mezzo possibile.
Lato tecnico
Dal punto di vista grafico, il gioco si presenta veramente ben riuscito: è sicuramente frutto di un lavoro ben mirato dai produttori, allo scopo di far apprezzare sia ai fan che ai nuovi conoscitori dell’anime questo gioco. Anche le animazioni sono più che convincenti, anche se il difetto più pesante lo si riscontra in due punti: nelle textures, di qualità piuttosto bassa, e nelle espressioni dei personaggi, piuttosto monotone. I fondali, invece, sono ben studiati, come anche l’interazione con essi. Il sonoro nasconde poche tracce, ma in compenso veramente suggestive e che stancano difficilmente. La qualità dell’audio non è poi delle migliori, tanto che si avverte in alcune scene uno strano effetto, come se nelle parole dei personaggi o nelle musiche ci sia qualche nota che supera di troppo l’audio standard della PSP, dando quindi l’effetto sgranato dell’audio, che alla lunga può sembrare fastidioso. Il doppiaggio è ben fatto, e i personaggi sono piuttosto espressivi, a scapito della loro espressione mostrata dalla computer grafica. C’è da dire però che, grazie all’installazione dati (attuabile solo se la PSP è completamente carica e pesante 300 MB), è possibile migliorare di molto sia audio che Video.

Gameplay
Il gameplay si presenta piuttosto singolare: grazie alla sua forma, viene facilmente confuso con un gameplay improntato sulla mera azione, ma ciò che pesa realmente è il farming e la crescita del personaggio, oltre che una giusta combinazione di Skill, che aiuteranno BRS fin dall’inizio. Una cosa che però mi è dispiaciuta parecchio è la quasi totale inutilità di alcune skill, tanto che si potrà fare volentieri a meno di tutte le altre, e si potranno tenere solo le prime quattro skill fino alla fine del gioco. Passiamo ora allo stile di gioco: ci sono principalmente due tipi di visuali in BRS PSP: quella esplorativa, in cui comandiamo BRS in ogni movimento e interagiamo con l’ambiente (magari per aprire un baule, per salvare il gioco durante una missione, per parlare con qualcuno…), e quella di combattimento, che funge da cuore del gioco. Nei combattimenti si passa alla vera azione:  premendo quadrato, BRS farà il suo attacco standard con il gatling, che varierà a seconda del grado di calore di quest’ultimo: dallo 0 al 50%, il gatling sparerà 6 colpi, dal 50 al 70% il gatling ne sparerà 3, mentre dal 70 al 100% ne sparerà 2. Continuando a sparare senza saper aspettare, il gatling andrà in Overheat (surriscaldamento), lasciando BRS completamente esposta al fuoco nemico. Con il tasto cerchio, BRS farà una scivolata di lato, ma il suo movimento è limitato in un arco piuttosto piccolo, in cui potrà muoversi solo a destra o a sinistra. Premendo X, invece, pareremo i vari attacchi dimezzando il danno ricevuto. Passando ora ai tasti dorsali: premendo L si aprirà un menù e il tempo si bloccherà, dandoci la possibilità di occasionalmente curarci o somministrarci dei buff per aumentare l’attacco, la difesa o la velocità. Premendo R invece, si aprirà il menù delle skill, nel quale, tramite la pressione contemporanea di uno dei tasti X, Quadrato, cerchio o triangolo, potremo usare le skill assegnate. Le skill hanno un tempo di cool down, che va dai 15 ai 60 secondi.

Longevità
Il gioco è piuttosto lungo per essere portatile: intorno alle 6 – 8 ore l’intera trama. Se si contano anche le missioni aggiuntive di ogni Stage, le ore non fanno altro che lievitare!
Commento Finale
BRS PSP si presenta come un gioco veramente ben riuscito, capace di tenere incollati allo schermo fino alla fine ed oltre. Un buon gioco RPG,  ma nulla di cui gridare al miracolo: darà qualche ora di divertimento anche a coloro che cercano una sfida. Lo consiglio? Si, a chiunque.
Voto finale: 8
Grado di comprensibilità: visto che è un gioco Giapponese, dovrebbe esserci come minimo una conoscenza elementare del parlato Giapponese, in modo da comprendere la trama senza troppi intoppi. Gli ideogrammi non sono difficili, possono essere letti senza troppi problemi. Alto.

RECENSIONE ANIME: Boku Wa tomodachi ga sukunai




Boku wa tomodachi ga sukunai è un anime del 2011 animato dalla AIC Build.
La trama
Partiamo con ordine. L’anime ha uno degli inizi più stereotipati di sempre: un ragazzo appena trasferitosi in una nuova scuola, viene emarginato da tutti per il suo colore di capelli e per la sua presentazione il suo primo giorno di scuola, non proprio convincente e da teppista. Ben presto, questo ragazzo di nome Kodaka conoscerà una bella ma introversa ragazza di nome Yozora, con cui fonderà un club scolastico piuttosto atipico: fonderà il Neighbours club, italianizzato ne “il club dei vicini”, i cui membri si iscriveranno per il puro scopo di fare amicizie con altre persone. I personaggi si consolideranno quasi subito, ma ciò che mi ha fatto storcere il naso è la poca profondità di alcuni di questi. Secondariamente, lo sviluppo della storia sarà quasi impercettibile, tanto che anche il finale parrà scontato e poco pensato. Insomma, questo anime si presenta come qualcosa di piacevole ma troppo simile a produzioni precedentemente già uscite.
Lato tecnico
E ora, parliamo del piatto forte: il lato tecnico! Dal punto di vista grafico, notiamo un ottimo lavoro, soprattutto nei particolari aggiunti dei personaggi.  Somigliante quasi del tutto a Denpa Onna, lo stile grafico e l’animazione di Boku wa tomodachi si presenta un gradino più in alto rispetto ad altre produzioni dello stesso anno. Parlando ora dell’animazione, si possono notare ottime soundtrack elettroniche, oltre che una opening ed una ending veramente simpatiche ed orecchiabili.

 Commento finale
In conclusione, Boku wa Tomodachi si presenta come un anime piuttosto stereotipato, ma non per questo è deprezzabile, anzi, al contrario! Gli elementi – stereotipo di questa serie sono abbastanza piacevoli, accompagnati inoltre da un insolito ma ben riuscito stile grafico e da un buon sonoro. Lo consiglio? Solo a chi si avvicina per la prima volta a questo genere di anime.
Voto Finale: 7
Qualità Fansub: … Ignobile. Ho seguito due fansub, forse gli unici disponibili: i Genesis e gli AMF. Mentre i Genesis se la cavicchiano con un buon karaoke ed un fansub non privo di errori ortografici, gli AMF hanno combinato un completo disastro, sia dal punto di vista di coding che di ortografia. Basti guardare una preview, in cui una riga non è stata tradotta, scalando quindi di un rigo tutte le traduzioni ed i sottotitoli. 

venerdì 7 settembre 2012

Un tempo catturavo scimmie!

Salve a tutti ragazzi, qui è il vostro Akki che vi scrive! Oggi volevo scrivere un articolo leggermente atipico.
Recentemente ho avuto modo di vedere parecchi video di glitch di videogames, nonchè di retrospective (Per chi non lo sapesse, retrospective sta per "retrospettiva", una ricapitolazione che si fa riguardante giochi, libri o anime che sono usciti in varie serie. Ciò naturalmente non si limita solo a questi 3  campi.). In particolare ho avuto modo di vedere la retrospective di Tomb Raider, e durante la visione mi è venuto in mente un gioco che ha bisogno, e dico, HA bisogno di una retrospective. Non ha bisogno solo di questo, ha anche bisogno di essere ricordato come IL gioco per Playstation per eccellenza. E' sempre rimasto un'esclusiva playstation, ma non molti hanno dato l'attenzione adeguata a questo masterpiece. Partiamo da come ho conosciuto questo gioco.

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Ero a casa di mia zia per una domenica invernale. In quel periodo ero molto piccolo, avevo a malapena 4 o 5 anni, ed ero fortunato ad avere una console. I miei cugini, i figli di mia zia, avevano una delle prime playstation (dette à la farenz "tarocche"), la playstation uno Fat. Era pomeriggio, e tutti dormivano. Ero mediamente annoiato, visto che non mi ero portato niente da casa, ed ero l'unico ragazzino. Si sa quanto può essere limitante non avere nulla da fare se si è piccoli in una casa in cui non ci sono nè giochi nè modi per divertirsi. Però accadde: uno dei miei cugini mi fece la fatidica domanda: "vuoi giocare un po' alla playstation? puoi decidere il gioco se vuoi!". Io senza indugi accettai, e mi ritrovai tra le mani una tonnellata di giochi per Playstation uno. Mentre mio cugino sistemava la console, io gironzolavo con lo sguardo tra i mille giochi disponibili. Quel pomeriggio provai tantissimi giochi, tra cui Abe's Oddworld, Mortal Kombat e Tekken 3. Dopo un po', il mio sguardo cadde su un gioco... Ape Escape. Chiesi interessato a mio cugino cosa fosse, e lui mi spiegò che per giocarci bisognava usare le levette analogiche, che non avevo mai usato, e che sarebbe stato difficile giocarci con tranquillità e naturalezza. Non mi arresi e ci giocai. Fu subito amore: il ragazzino di nome Spike si muoveva con velocità seguendo i miei ordini, e pareva un po' impacciato quando usavo un gadget come la spada o la rete.
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Qualche tempo dopo, i miei cugini mi regalarono Ape escape.

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Ok, dopo questo flashback, possiamo passare al punto centrale dell'articolo: la retrospective.

Ape Escape è un videogioco d'azione prodotto nel 1999 dalla SCEI, il primo videogioco ad usufruire delle nuove levette analogiche, che fino a quel momento non erano nemmeno immaginate implementate sul controller. La Sony diede carta bianca, e la SCEI fu libera di creare il gioco basandosi su questi nuovi supplementi del controller PSOne.
Cronologicamente, i giochi usciti sono circa 9 o 10, e solo poco più della metà sono usciti dal territorio nipponico.



Ape Escape (PSX)
Il primo capitolo della serie, il prologo di questo vasto mondo che è Ape Escape. Il plot è semplice: una scimmia albina di un circo trova casualmente un casco in grado di conferire un boost di intelligenza agli animali, e dopo averlo indossato, riesce a rubarne altri per darli ad altre scimmie dallo zoo della città. Le scimmie, quindi, si ribellano al mondo, e sarà compito di alcuni amici del professore che ha creato il casco di riprendere tutte le scimmie e di rimandarle allo zoo. Ma c'è un ma: l'amico di Spike (il protagonista), Buzz, viene preso come ostaggio e comandato da Specter, la scimmia albina, diventando così, da miglior amico, peggior nemico di Spike. E' quindi così che l'avventura comincia, e Spike dovrà muoversi nel tempo dal cretaceo per riprendere le varie scimmie capitate nella macchina del tempo del professore con strambi gadget.
Questo fu il capitolo centrale, nonchè il più originale della serie. Il pubblico dapprima rimase confuso dall'aggiunta degli analogici, ma in molti apprezzarono l'aggiunta. Fu così che Ape Escape diventò una delle icone della Playstation, insieme ad altri titoli del calibro di Crash Bandicoot, Spyro e Lara Croft.


Ape Escape 2 (PS2)
Fu nel 2003, ben 4 anni dopo dall'uscita di Ape Escape, che SCEI decise di fare il seguito tanto atteso dai fan del brand: fu così che nacque con lo stesso concetto di base Ape Escape 2. Stavolta però fecero il loro ingresso 5 boss aggiuntivi, ognuno con la sua personale peculiarità, che avrebbero dato da torcere al nuovo protagonista, il cugino di Spike, Hikaru. Una particolarità di questo gioco sta nel cambio di nomi che venne applicato ai personaggi: tanto per fare un esempio, Spike diventò Kakeru (il suo nome originale), Katie diventò Natsumi, Professor diventò professore e Casi diventò Charu. Un'altra particolarità sta nel fatto che il personaggio di Charu non apparve oltre che in Ape Escape 1 ed Ape Escape P, rimanendo quindi una mera icona indicatrice di quante scimmie si trovassero in ogni livello del primo Ape Escape. E' anche vero, però, che i personaggi "scomparsi" come Charu e Buzz rimasero nelle strisce - manga trovabili nei bonus di gioco. Il secondo capitolo fu molto apprezzato dal pubblico, soprattutto per la piacevole aggiunta di rigiocare il gioco con Kakeru al posto di Hikaru, e con tutti i gadget sbloccati.


Ape Escape 3 (PS2)
2 Anni dopo, nel 2005, uscì insieme ad Ape Escape P (di cui parleremo dopo) il seguito di Ape Escape 1 e 2, il 3, in cui degli amici di Kakeru ed Hikaru vengono incaricati di catturare le scimmie che stanno monopolizzando il mondo grazie alla televisione. Per la prima volta nella storia della serie il giocatore potrà decidere se giocare nei panni di un maschio o di una femmina, e potrà soprattutto usufruire della peculiarità più importante di questo terzo capitolo: la possibilità di trasformarsi! Il nostro eroe o la nostra eroina avrà la possibilità di trasformarsi man mano che procede nei livelli che ricalcano vari set cinematografici. Potremo decidere di catturare le scimmie disegnando delle antiche rune sul terreno nei panni di un cavaliere, o di catturarle grazie a due sosia grazie alle nostre tecniche ninja. Una sensibile aggiunta fu anche quella del Cinema per scimmie, in cui potremo registrare brevi filmati di 15 secondi in cui le scimmie faranno ciò che vogliamo che facciano sul set, con tanto di sottotitoli! Anche i minigiochi sono cambiati: il più rilevante è Mesal Gear Solid, che fa il verso a Metal Gear Solid aggiungendo come Easter Egg Big Boss alla fine del minigioco.

Dopo questo capitolo, la serie di Ape Escape centrale è "volta al termine", lasciando spazio a spin off di vario genere. Il motivo di questa scelta non è ancora molto chiaro, e i giochi usciti dopo Ape Escape 3 sono molteplici. Vediamoli insieme.


Ape Escape Pumped And Primed (PS2)
Allontanandosi dal genere "avventura", Ape Escape si avvicina ai Party Game, facendo risultare questo gioco molto simile a Mario Party. Lo stile, da come si può notare, è realmente cambiato, risultando meno tridimensionale e più cartoonesco. Il gioco non arrivò mai in Europa. Cronologicamente fu addirittura prodotto prima del 3° capitolo, nel 2004.


Ape Escape Million Monkeys (PS2)
Ritornando sul normale stile della serie, Ape Escape Million Monkeys si differenzia dal filone principale sotto vari aspetti: il gioco è composto da varie missioni dedite a liberare la città dalle scimmie, che stavolta si trovano a bordo di veicoli militari. Invece di comandare un solo personaggio, però, potremo comandarne molteplici, inclusi Specter e Charu, quest'ultima riapparsa dopo la scomparsa da Ape Escape 1. A differenza dai 3 Ape Escape principali, in questo Ape Escape ci si impronta più sull'azione, e i personaggi cambiano drasticamente aspetto, per colpa del cambiamento di motore grafico, simile a Pumped and Primed.

Nel contempo, la serie stava facendo il suo debutto su PSP, con vari titoli. Vediamoli insieme.


Ape Academy 1 & 2 (PSP)
Facendo completamente sparire i personaggi umani della serie, nel 2005 la SCEI decide di fare il passo più lungo della gamba, confezionando uno spin off con sole scimmie protagoniste, e 5 stage da completare impersonando una scimmia in particolare, che gioca i minigiochi più strambi al fine di superare le varie lezioni coi "maestri", i 5 boss di Ape Escape 2 e 3. Insieme ai minigiochi, sono disponibili anche versioni digitalizzate di alcune statuette di scimmie e boss, da scambiare ad hoc con amici. Qualche anno dopo uscì il seguito di questo capitolo, che mantenne quasi invariato lo stile di gioco, ma aggiunse diverse innovazioni con un sistema di carte collezionabili.


Ape Escape P (PSP)
Per festeggiare l'uscita della nuova PSP, nel 2005 la casa editrice Hand entrò in società con la SCEI per produrre il remake del primo Ape Escape. A differenza del primo capitolo per PSX, in questo remake mancano i tasti dorsali R2 ed L2 e il secondo analogico, che hanno limitato di parecchio i comandi. Fortunatamente, il gioco si riesce a salvare grazie alla enorme quantità di minigiochi e grazie all'incremento grafico non da poco. Il nome di Kakeru è tornato Spike, mentre Buzz è diventato Jake.



Ape Quest (PSP)
Facendo il verso a Dragon Quest, ecco che nasce Ape Quest, un gioco RPG in cui spariscono ancora una volta i personaggi umani, lasciando largo spazio alle scimmie in un mondo RPG in cui contano il farming e la trama. E' diventato quasi subito un PSP Essential (l'equivalente di un gioco Platinum).

Ci sono tanti altri giochi del franchise di Ape Escape, come ad esempio Pipo Saru 2001, in cui il compito di Spike era quello di riprendere con un aspirapolvere i pantaloni delle scimmie, Ape Escape Racing, che uscì per PSP , Ape Escape Saru Saru Daisakusen per PSP, ed Eye Toy Monkey mania. La particolarità però di questi primi tre titoli è che non sono mai usciti all'infuori del Giappone, forse perchè troppo scalmanati o in qualche modo offendevano il pubblico dei videogiocatori. Non è stato nemmeno citato Ape Escape Move, uscito ultimamente per Playstation 3, ma che non mantiene il grado "avventuroso" della vicenda.

C'è poco da dire: Ape Escape è un brand amato praticamente da tutti. I migliori capitoli sono stati i primi 3, mentre gli altri sono puramente commerciali. Insomma, la SCEI si è comportata come un cane che si morde la coda, creando titoli di qualità bassa e dal poco spessore. Ma si sa, i capitoli che resteranno sempre nel cuore del giocatore saranno i primi, quei capitoli in cui noi ragazzini impersonavamo un ragazzino grande quanto noi per andare in un mondo enorme, per catturare delle scimmie, e combattere contro qualcosa più grande di noi.

Tirando le somme: Ape Escape è un grandissimo franchise, amato da tantissima gente. La SCEI ha prodotto un botto di giochi, ma solo alcuni hanno mantenuto il genere "avventura" che ha fatto innamorare i primi videogiocatori che magari come me, hanno scoperto questo gioco per caso. Ciò che conta comunque è che Ape Escape è un gioco scalmanato e fuori le righe, ed è questo che fa innamorare i giocatori di questa serie. In attesa di un futuro capitolo di questa serie, non possiamo far altro che.. Tornare a caccia di scimmie!

giovedì 6 settembre 2012

Le news di Akki News! - Parte 3 - Akki, Where are you!?

Salve ragazzi, bentornati nel buco che amo chiamare Blog, in cui vi scrivo tutto ciò che mi capita nel tempo e ho libertà di sfogo, Akki News!

Dunque, prima di tutto voglio far accertare coloro che mi seguono che non ho finito di scrivere articoli nè di recensire anime. Il problema è stato solo la totale mancanza di connessione ad internet nel posto in cui mi trovavo qualche tempo fa, ma da domenica gli articoli dovrebbero ricominciare a girare comodamente come prima. Adesso passiamo alle cose serie.

Le Recensioni
Akki non si dimentica dei propri lettori, ecco perchè, pian piano nel tempo, ho accumulato tutte le mie recensioni degli anime non ancora pubblicate in un documento di testo. Di solito le scrivo di getto a caldo, ma questo metodo mi da la possibilità di rivisitarle e magari cambiare il mio giudizio nei confronti di un anime in particolare. Visto che dai tempi di Kamisama No Memo Chou ho visto all'incirca altri 5 o 6 anime, verranno pubblicate le recensioni a gruppi di 2 o 3 al giorno.

La Fan Fiction
Momentaneamente è sospesa. Ho avuto diverse idee per il capitolo 18, ma nessuna mi ispirava a tal punto di stilare il terzultimo capitolo della Fiction. Probabilmente verrà stallata o addirittura troncata al capitolo 17.

Vu Cumprà?
Eh, questo paragrafo può far storcere il naso ad alcuni di voi, ma ve lo anticipo: non sono razzista! Più che altro ho usato questa frase - stampo per dirvi che ho comprato in una bancarella di un paesino sperduto, al modico prezzo di 9 euro...


Una Scheda acquisizione video vecchio tipo! Nonostante registri i video in una qualità non proprio eccelsa, per ora mi sta più che bene! Questo è per un eventuale futuro in cui registrerò video su PS3 o su altre console in compagnia di amici come Prinson, Setzer o Jonah.

Campo Manga
Questa estate è stata sicuramente strapiena di manga per me, come anche di visual novel e Videogiochi, ma di questi altri due campi ne parleremo nel prossimo paragrafo. I manga più salienti, almeno per me sono stati "Sket Dance", "Blue blood Gear" e "Cloudy Sky & Prism & Solar Car", li consiglio vivamente a chiunque li trovi.

Videogames e Visual Novel
Probabilmente alcuni lo sapranno già, ma a metà estate circa sono tornato a giocare le visual novel che avevo cominciato. Probabilmente avrò anche recensito alcune di queste, ma non ricordo xD! Comunque, questa estate, in campo Visual Novel ho finito "Katawa Shojo", "Clannad", "Clannad The Past path" e "Mirai No Kimi", mentre ho cominciato "Umineko no naku koro ni Ep4", "Deardrops", "Tsukihime" e "Kanon", da finire in data da destinarsi, probabilmente la prossima estate. Parlando di Videogames, invece, ho avuto modo di giocare a Black Rock Shooter PSP e a Project Diva Extend. Devo dire, due giochi piuttosto belli, ma non vi anticipo niente, viste le loro recensioni in arrivo! Inoltre ho appena scoperto di essere uno dei player privilegiati a giocare a GMod 13 Beta. Che fortuna con la C maiuscola!

"All you have to do is make some friends!" (Cit.)
Questa estate ho avuto modo di passare una giornata con i membri del clan di cui faccio parte (I Dreadnoughts) e di mangiare insieme a loro in una scalmanata grigliata. Riassumerei la giornata in questo modo: Bagno  >  Scalata di una montagna  > Doccia  > Grigliata  > ??? > PROFIT!
Ora, tornando seri... Nel periodo dei morti, vale a dire dal 30 di Ottobre (o 31 don't remember, don't care) fino al 2 di Novembre, Akki è al Lucca Comics & Games! (questa cosa importava a... nessuno, BUT WHO CARES DURP!)


Ok, Detto questo vi rimando ai prossimi articoli chiedendovi di aspettare un altro pochino! Grazie in anticipo e ci vediamo presto!