venerdì 5 maggio 2017

La lista dei miei articoli su Ultima Voce

Salve a tutti ragazzi!
Sono sempre io, Akki, Akio, come volete chiamatemi. E' da qualche mese che sto lavorando su un sito più professionale del semplice blog chiamato Ultima Voce, che contiene una più che discreta serie di argomenti, spazianti dall'attualità al semplice post di cultura.
Bene, quest'oggi sono qui per fare un elenco (in ordine dal più nuovo al più vecchio), in modo che, venendo in questa pagina gli interessati possano leggere ogni articolo senza doverlo andare a cercare sul sito, un po' come se fosse un "indice" delle mie pubblicazioni.
Ogni articolo avrà anche scritto il giorno di rilascio di fianco, così che non ci sia confusione. Bene, detto questo, ecco i miei articoli! Aggiornerò ogni mese il post in modo che resti sempre attivo, e continuerò a spammarlo sulla mia pagina di Facebook (che trovate al lato, mettete un bel mi piace!) così che, anche se perdete i vecchi articoli, possiate ritrovarli qui.





mercoledì 26 aprile 2017

Non so cosa mi sia successo. - Note to Self

Non so cosa mi sia successo.
Non so cosa mi sia successo, per questo motivo scrivo queste righe. Non so quanto scriverò, e non so quante pagine contenga la mia storia. Non so quanto sono cambiato rispetto a prima.
So che sono cambiato, ma non so quanto. So che sono diverso, ma non so da quando.

So che la mia vita è cambiata, e so anche che nell'ultimo anno ho cominciato a conoscere me stesso, quello che c'è dietro "Akki", molto meglio di prima.
Fino a qualche tempo fa ero una persona altruista, che cercava di anticipare i problemi degli altri facendo il "buon samaritano" e cercando di trasmettere ciò che sono, anche se non mi è stato mai chiesto.
Non mi è stato mai chiesto di scrivere il mio parere o di dire quello che penso al riguardo di qualcosa, non mi è stato mai chiesto un parere, non mi è stato mai chiesto né detto nulla che potesse includere un mio pensiero in tutto il marasma della vita. Ma questa volta, dopo quest'anno, posso dire di aver cominciato a capire che ciò che penso e ciò che dico interessa a qualcuno, qualcuno che io non conosco personalmente, ma che, magari, mi segue attivamente. Sono seguito, e non so neanch'io perché. So che ho attorno delle persone che mi supportano, e questa è una cosa grandiosa.

So che ho attorno delle persone a cui interessa ciò che dico o ciò che penso, e a cui, a me, interessa ciò che dicono o pensano delle cose, perché ci tengo.
So di essere cambiato.
So di essere diverso da prima, di essere cresciuto in modo pazzesco, e non pensavo che avrei mai avuto un cambio così repentino di qualità della vita. L'ho deciso io stesso, di fare quello che faccio e di essere quello che sono. Adoro i contenuti che produco e adoro la gente che mi supporta e mi offre una mano ogni qualvolta mi serve, tanto so che sanno che, se avranno bisogno, io ci sarò lì per loro.

Non ho mai chiesto niente in cambio di qualcosa, anche se il mio sentimento egoistico mi fa pensare a mille cose per far sdebitare le persone che hanno chiesto una mano a me, persona dietro "Akki".
Mi sento un Akki cresciuto. Mi sento un Akki diverso, mi sento più vicino all'Akki che aspiro a diventare. So che è ancora presto per parlare, ma il fatto di riuscire a vedere dei contenuti prodotti dal nulla, dalle mie stesse mani o con l'ausilio di chi ci tiene, è una cosa speciale, che augurerei a tutti di provare.

Akki News è sempre stato un blog in cui io faccio brainstorming, in cui io condivido i miei pareri e dico quello che mi pare perché mi pare. Io, Akki, espongo i miei pareri al "mondo", all'internet, e la gente mi vede, anche a caso. Anche perché si, è capitata e voleva vedere che ne pensava un tizio a caso di qualcosa a caso.
Le persone che avevo intorno prima mi hanno fatto crescere. Ma mi hanno lasciato l'amaro in bocca.
Mi hanno fatto male.
Mi hanno ferito, e mi hanno rotto. Mi hanno fatto cose che non pensavo sarebbero state raggiunte da loro. Conoscenti, amici, parenti, quello che vi pare: il tempo che ci passi assieme non importa, quando si sbanca tutto e si manda a cagare quell'unica stilla di rapporto che è rimasta per il puro sentimento di orgoglio.

A dire la verità, volevo scrivere questo post parlando di Zelda, ma dopo aver scritto il titolo mi sono ispirato e ho cominciato a buttare pensieri su pensieri. Zelda è una grossa parte della mia vita da ventiduenne. 22 anni, cazzo, e sto parlando come se ne avessi 50. Riesco ad essere serio su un argomento così stupido come un cambiamento della mia vita che doveva partire da un semplice videogioco. Ma no, Akki è cambiato. Questa volta non ho bisogno di partire da un videogioco per parlare della mia vita. Questa volta è la mia vita che ha accettato la presenza di un videogioco in essa. Questa volta è la mia vita che governa ciò che succede e ciò che non succede. Questa volta, sono io che so quello che faccio, e cazzo, mi sento benissimo ad averne il controllo. Mi sento uno spettacolo, come se non avessi mai avuto le mani sul timone, ma ora che ne sento le intarsiature nel legno, le imperfezioni della vernice e il puro essere massiccio della ruota, posso dire di sentirmi eccitato. Per l'avventura. Un po' come quella che c'è in Zelda, ma molto più semplice e realistica.

Zelda mi ha insegnato che, anche se passa il tempo, alcune cose restano, e quelle meno importanti se ne vanno. Quello che resta è l'importante.
Non voglio tornare indietro. Sto bene così.

- Note to Self, 26/04/2017
Akki

domenica 23 aprile 2017

Akki Games! Capitolo 58 - The Legend of Zelda: Breath of the Wild (Nintendo Switch)


Salve a tutti ragazzi! Siamo tornati quest'oggi su Akki News con una bella recensione fresca fresca come mamma l'ha fatta!
Ok, la smetto con le cose strane. Sono semplicemente felicissimo che il blog sia in questo momento più vivo che mai, grazie al mio nuovo lavoro sul sito Ultima Voce, in cui sto scrivendo ogni settimana dai 2 ai 3 articoli riguardanti videogiochi e quant'altro! Molti dei miei articoli simili ai "Note to Self" sono ormai scritti lì, e se vi va potete farci un salto e dire che vi ho mandati io!

Detto questo, cominciamo con la recensione di oggi. E' un gioco che ormai non ha bisogno di presentazioni, stiamo parlando di "The Legend of Zelda: Breath of the Wild", gioco inizialmente pensato per essere rilasciato solo su Wii U nel 2014-2015 circa, ma che poi è slittato al 2017 come titolo di lancio del nuovo Nintendo Switch, console da casa-portatile con grandissime potenzialità, di cui potete trovare l'articolo esplicativo del Direct qui.

La storia
La storia di Breath of the Wild non è molto arzigogolata: Link si risveglia da un sonno lungo 100 anni in un mondo che lui e noi come videogiocatori non conosciamo. La voce di Zelda lo guida verso il tempio del Tempo (lo stesso di Ocarina of Time, per intenderci!) e lo intima di distruggere la calamità Ganon. Di qui in poi, tutto il resto è scoperto tramite l'esplorazione e l'introspezione di Link nei suoi ricordi. 
Ci sarebbe altro da dire, ma la possibilità di spoilerare mi blocca, e sinceramente preferisco che voi videogiocatori compraste il gioco sapendo quanto meno possibile per quanto concerne la trama, dato che già ce n'è poca, ed è anche molto semplice.

Il gameplay
Il gameplay di questo Zelda è a dir poco inedito: i comandi sono stati adibiti molto diversamente. Fa il suo grande ritorno la barra della stamina di Skyward Sword (trovate la recensione qui), e i cuori si raddoppiano a dir poco. Il massimo ora è 30, mentre le barre di Stamina diventano 3 cerchi interi che si sovrappongono, senza contare quelli aggiuntivi del cibo. Ma non andiamo troppo oltre, procediamo con ordine.
Caratteristica principale di questo Zelda sta nella continua possibilità di cambiare armature, armi, scudi, archi, frecce e chi più ne ha più ne metta. Tutto, a parte pochi oggetti, si può seriamente rompere, e la cosa "bella" è che questo tutto può rompersi in davvero pochissimi colpi all'inizio!
Ciò che caratterizza questa singolare struttura e scelta di gameplay sta nel fatto che Link può usare una quantità enorme di armi, che a parte la statistica d'attacco e bonus eventuali, varia di utilizzo e modalità nella struttura di base, come ad esempio gli spadoni, che garantiscono attacchi più forti ma lenti, le mazze o spade, che sono più veloci, fanno meno danni e si rompono prima, le bacchette magiche, atte all'attacco da lontano, ma da vicino davvero deboli, archi e frecce di ogni tipo e infine gli scudi, che hanno funzioni inedite rispetto ai precedenti Zelda. E' possibile, infatti, letteralmente surfare sugli scudi per arrivare in posti diversi più velocemente.
Altra caratteristica peculiare del gameplay di Zelda sta nell'esplorazione: ormai i dungeon non esistono più, e sono sostituiti dai "sacrari", micro-dungeon con la caratteristica di garantire, alla fine di ognuno, un collezionabile chiamato "Emblema dell'eroe". Raccolti 4 di questi, si può andare dalla statua di una Dea (la stessa di Skyward Sword) per ampliare la quantità dei cuori o della stamina.
L'esplorazione di Zelda viene gestita in modo simile agli Assassin's Creed: salendo su delle torri da scoprire, possiamo vedere la zona circostante l'area in cui ci troviamo, senza però alcuna indicazione sulla mappa. La scoperta di un posto o di un tesoro dipende solo e solamente dal nostro spirito di osservazione, o dalla quantità di quest secondarie che intraprendiamo nel corso dell'esplorazione.
In aggiunta, un altro collezionabile sono i semi Korogu: piccole... cacche? espletate dai Korogu (gli stessi di Wind Waker) ogni qualvolta si risolvono le discrepanze del mondo, come ad esempio una roccia nel posto sbagliato, un palloncino scoppiato e chi più ne ha più ne metta. Ci sono 120 sacrari e ben 900 semi Korogu, senza contare un'enorme quantità di armature (suddivise in testa, petto e gambe) con statistiche possibili da aggiornare, e in grado di aggiungere effetti una volta che sono indossati tutti e tre i pezzi assieme. Oltre a ciò, è presente anche un meteo variabile a seconda della zona, oltre che un sistema di temperatura basato sulle altezze raggiunte.
Altra scelta inedita è quella delle arrampicate: in Breath of the Wild si può arrivare letteralmente ovunque, il tutto grazie ad un motore fisico molto ben formato e un Combat System molto approfondito. In più, sono aggiunti a parte i Lizalfos, Boblin e Moblin anche gli inediti Guardiani, strutture senza pilota in grado di distruggere una partita perfetta in un colpo solo se non si sta abbastanza attenti. Inutile dire che vi siano sempre dei modi più o meno semplici di combattere questi nemici, ma il tutto dipende dal videogiocatore e dalla sua fantasia.
Parlando proprio di fantasia, la tavoletta Sheikah che viene data sin dall'inizio a Link offre una mappa del mondo di gioco, su cui poi aggiungeremo noi dettagli per capire i punti di interesse di ogni zona; un compendio a cui noi faremo riferimento per salvare tutti gli oggetti del mondo di gioco in un unico album, e infine dei poteri aggiuntivi che approfondiscono questo Zelda in modo esponenziale.
Vi sono 5 poteri sbloccabili fin dall'inizio:
- Magnesis, una vera e propria calamita in grado di spostare oggetti metallici anche molto grossi e pesanti;
- Stasys, un blocca-tempo in grado di dare inerzia ad un oggetto semplicemente colpendolo durante il periodo di stasi;
- Cryonis, un crea-piattaforme di ghiaccio sull'acqua, e se ne possono creare fino a 3 contemporaneamente;
- Bombe, due tipologie, una tonda ed una quadrata, atte entrambe a far esplodere punti di interesse o a fare danni a grandi quantità di nemici o boss;
- Scattaimmagini, una semplice macchina fotografica atta a salvare le immagini importanti nel compendio come campione di oggetti.
Infine, è possibile prendere cavalli a caso e cavalcarli, per poi "salvarli" ad una stalla per poterli riutilizzare. Il lato negativo, però, è che se ne può usare uno alla volta, che solitamente è circoscritto ad una zona, e se lo si richiama, spesso non sarà possibile usufruirne come si faceva con Epona ai tempi di Ocarina of Time, a causa di una pura lontananza fisica dal cavallo.
Tutto viene gestito da noi videogiocatori, persino la possibilità di finire il gioco ignorando la storia principale. E' possibile, infatti, finire il gioco in meno di un'ora se si sa cosa fare.

Lato tecnico
Ora che abbiamo tolto la parte più importante di mezzo, c'è da dire che graficamente questo Zelda segua molto fedelmente uno stile intermedio tra il Cell Shading di Wind Waker, lo stile semplificato di Skyward Sword e lo stile più realistico di Twilight Princess. Questo Zelda è il perfetto ibrido di tutti i giochi precedenti a questo, dato che contiene richiami ad ognuno, notabili solo dagli occhi e orecchie attenti. Dal punto di vista di musiche, ce ne sono relativamente poche, ma offrono una sensazione artistica soprattutto per quanto concerne i suoni e il comparto sonoro in generale. Questo è il primo Zelda con doppiaggio, e nonostante sia poco presente, si fa notare e offre all'esperienza un twist tutto nuovo ed inedito.
L'unico punto negativo sta nel fatto che il gioco abbia un frame-rate ballerino. Non è sempre facile mantenere un frame rate come si deve in un gioco del genere, eppure Nintendo è riuscita a circoscrivere il problema mantenendo l'esperienza quasi sempre sui 30 FPS, con gli sporadici cali repentini a ben meno di 10 frame in situazioni particolari.

Commento finale
Questo Zelda è inedito. E' un'esperienza nuova che va fatta e va apprezzata a fondo, giocandolo possibilmente in tutte le modalità che offre. E' seriamente il gioco di Zelda più grande della serie, e non fa altro che strizzare l'occhio al vecchio videogiocatore offrendo un'esperienza sempre nuova, apprezzabile ed innovativa.


martedì 21 febbraio 2017

RECENSIONE SERIE TV: BoJack Horseman (Netflix)


Ci sono volte, nella vita, in cui non sempre tutto va bene: spesso ci ritroviamo ad accontentarci, o a fare le scelte sbagliate a causa di mancanza di osservazione o semplicemente per disattenzione. Sono problemi umani che riguardano tutti, e figurarsi come sia difficile per chi, di umano, lo è a metà. E l'altra è cavallo. Circa.

La Trama
Incontriamo BoJack Horseman, uomo cavallo rimasto bloccato negli anni 90 grazie alla sua carriera d'attore in una sitcom chiamata Horsin' Around, che ai tempi ha appassionato in tantissimi, grandi e piccini. Sono passati molti anni, e l'attore, nonostante abbia un botto di soldi, vive costantemente nei problemi. Insieme a lui c'è Todd, uno strano ragazzo che si è ritrovato un giorno a casa sua dopo una festa e non se n'è piùandato; Princess Carolyn, la sua manager con cui sembra avere una tresca, e infine Mr Peanutbutter, un labrador che ha fatto una sitcom simile a Horsin' Around, e che BoJack detesta. Non scenderò troppo mei dettagli, visto che in 3 stagioni le cos che succedono sono tantissime e svariate, ma la caratteristica principale di questa serie (ed inoltre punto di forza) sta nell'interazione tra i personaggi : BoJack è costantemente in conflitto con sé stesso, e il mondo attorno a lui continua a ruotare cercando di portarselo appresso. Tutti i personaggi sono così buoni con lui, talmente tanto che è impossibile non affezionarsi neanche ad uno di loro. Seppur la prima impressione sia tutto, i personaggi di BoJack Horseman riescono a convincere fino in fondo grazie ad una spaventosa caratterizzazione, che scende nel dettaglio e non lascia spazio ai buchi di trama. Ogni personaggio ha il proprio perché, e anche i secondari e arcinemesi hanno in qualche modo un loro micro-arco, raccontato in modo esemplare nel corso degli episodi, che si diramano tra le esperienze di BoJack e quelle degli altri personaggi, che nonostante la natura autoconclusiva del titolo, si intrecciano splendidamente anche in secondi momenti della storia, molto più avanti rispetto a quando si sono verificate.

Comparto Tecnico
Dal punto di vista tecnico, BoJack non punta su contenuti belli da vedere, ma belli da vivere: i disegni sono belli, semplici, quasi stilizzati e animati all'indispensabile, con linee di contorno marcate e nere, e colori non troppo accesi, ma ingrado di far riconoscere immediatamente i personaggi su schermo anche da lontano. L'animazione sembra effettivamente fatta in flash, e sembra essere utilizzata molto spesso anche in altre produzioni (come Rick e Morty). Perla del prodotto è la musica, che si mantiene su tracce elettroniche, sassofono e pianoforte guidano spesso le tracce ispirate che accompagnano i momenti più belli. Infine, una enorme nota di merito va al doppiaggio: nomi grossi come Aaron Paul fanno capolino tra i doppiatori, e le voci si prestano estremamente bene ai personaggi rappresentati su schermo, soprattutto BoJack e Mr Peanutbutter, che hanno quelle tipiche voci da attori impostate, ma sono inserite in un contesto non professionale, rendendole stranamente atipiche ma mai fuori luogo.

Commento finale
BoJack Horseman è un originale Netflix coi fiocchi, uno di quei titoli per cui vale la pena pagare il servizio mensile: è una storia umana (che ancora continua, siamo alla terza stagione), triste e divertente quanto basta, che non fallisce a far vedere quelle parti dell'animo umano che a volte abbiamo paura di mostrare per non fare del male agli altri. Da vedere assolutamente.



lunedì 20 febbraio 2017

RECENSIONE FILM: Snoopy & Friends (2015)



I Peanuts sono alcuni dei più filosofici e simpatici personaggi mai inventati per un fumetto: storici come pochi, pieni di carisma e riconoscibili anche da un bambino, riescono sempre a destare interesse. Nel 2015 abbiamo avuto la fortuna di vedere un "reboot" della storia con il film diretto dalla Blue Sky Studios, la stessa de "L'era Glaciale". Vediamo se ha fatto bene il proprio lavoro.

La trama
Tutti siamo un po' sfortunati, nella vita. E' la storia di Charlie Brown, un bambino che abita in uno strano paesino pieno di bambini, che ogni giorno vanno a scuola, giocano e si divertono insieme, il tutto riuscendo a creare per ogni situazione diverse gag che richiamano i bei tempi andati dei Peanuts, e non solo, riescono tranquillamente a strizzarne l'occhio grazie a un ritmo e scambio di battute affascinante. Charlie non riesce ad essere neanche un po' fortunato, e il fatto lo rattrista: è da quando è arrivata una nuova bambina che lui cerca di farsi coraggio e presentarsi a lei, ma qualcosa lo ferma sempre. Questa storiella è accompagnata da tante altre di fondo, che includono tutti i personaggi della storia, nessuno escluso. A parte Charlie, comunque, la storia principale è quella di Snoopy, che scrive un libro con Woodstock. Le storie più piccole riguardano tutti gli altri personaggi, e si intrecciano in modo intelligente con quella di Charlie, che funge da fulcro della vicenda e continua a farla evolvere grazie ad una scrittura e sceneggiatura intelligente, senza mai snaturare il personaggio né i suoi amici.

Comparto tecnico
Peculiarità del film dei Peanuts è il ricercato stile grafico, che mantiene le colorazioni sul pastello, e offre una profondità ai personaggi grazie ad una cura certosina in alcuni particolari come il pelo, i capelli o i tessuti dei vestiti. Ogni personaggio, proprio come nei fumetti, è una perfetta rappresentazione di ciò che deve essere, ed è facilmente riconoscibile. Le voci sono generalmente un po' anonime, visto che si parla di bambini, ma sono al contempo abbastanza espressive da tenere in certi momenti quella filosofia dei personaggi che li contraddistingue. La musica è prevalentemente al pianoforte, e rende quella dolcezza che un film semplice ma profondo come questo è giusto che offra.

Commento finale
Il film di Snoopy è una lettera d'amore a tutti i fan del cagnolino e Charlie Brown: recupera tutto ciò che rendeva i fumetti belli e divertenti, e aggiunge un pizzico di umorismo odierno senza eccedere troppo. Il risultato è il mix perfetto di umorismo e filosofia, morale e favola. I personaggi sono estremamente carismatici, e soprattutto Snoopy e Woodstock sono pieni di personalità, grazie ai semplici versetti che fanno di tanto in tanto. Per aggiungere ancora di più a tutto, molte delle animazioni dei personaggi hanno le tipiche linee di movimento che danno il dinamismo ai personaggi. Snoopy & Friends è uno dei migliori film del 2015. Profondo e simpatico quanto basta.


sabato 18 febbraio 2017

RECENSIONE FILM: Big Hero 6


Oggi ormai si sa, la Disney riesce quasi sempre a fare centro coi propri lungometraggi animati, pieni di colori, personaggi e ambientazioni fantastiche. A volte riesce a creare un prodotto così bello da essere di nicchia, e nella paradossale situazione appena citata, molti perdono l'opportunità di godersi tali film. Oggi è il turno di Big Hero 6, film del 2014 in cui si strizza l'occhio all'Oriente, tenendo quell'occidentalità che mai fa male.

La trama
In una città completamente tecnologica e in cui i combattimenti clandestini fra robot regnano sovrani, un ragazzino di nome Hiro Hamada si fa strada combattendo con il suo fido robottino. A soli 14 anni è riuscito a diplomarsi, risultando un ragazzino prodigio. Un giorno, scappando insieme a suo fratello da un combattimento tra robot finito male, Hiro viene a conoscenza dell'università in cui Tadashi (suo fratello) studia. E' proprio qui che scopre il "laboratorio dei Nerd", punto di ritrovo in cui molti dei suoi amici (Wasabi, Honey Lemon, Fred e Go Go Tomago) producono nuove trovate per migliorare lo stile di vita di tutti. In questo luogo, Tadashi presenta il suo nuovo robot, Baymax, a Hiro. Baymax è in grado di aiutare chi soffre di dolore fisico o emotivo, è in grado di imparare e di essere utile al prossimo, il tutto risultando estremamente tenero e simpatico. Grazie a Baymax e Tadashi, Hiro trova la motivazione per proporsi come neo-studente all'università del fratello, ma per essere ammesso ha bisogno di presentare un brevetto ad una convention tenuta dall'istituto. Durante la convention, qualcosa va storto, e a causa di un incendio divampato nella struttura, Hiro perde Tadashi e il professor Robert Callaghan, che fino a quel momento lo aveva spronato a partecipare. E' da questo momento che per qualche strano motivo il brevetto di Hiro si scopre rubato, e lui parte a caccia del colpevole con Baymax alle calcagna. 

Comparto tecnico
Dal punto di vista tecnico, Big Hero 6 è fatto molto bene: uno stile semplice e un design dei personaggi convincente e con maggiore focus sugli occhi li rende più emotivi, colorati e animati splendidamente, il tutto immerso in una favolosa ed immaginaria Tokyo Occidentale, chiamata per l'occasione San Fransokyo. Il comparto audio è molto buono, e presenta ottimi doppiatori, oltre che una colonna sonora davvero orecchiabile e mai di troppo per le scene in cui è posta. In aggiunta, Big Hero 6 è il primo ed unico film della Disney in cui ho visto visuali più dinamiche e "da film", proprio per dare la sensazione della velocità in certe scene o della pressione emotiva che i personaggi tendono a provare. Ciò che brilla di più nel comparto grafico, però, è il sistema di luci: realistiche quanto basta, riescono a uniformarsi con i colori e a formare un ambiente surreale, ma in grado di respirare e dire la propria anche da un solo screen.

Commento finale
Big Hero 6 è un film davvero semplice: è una storia di supereroi immaginati in uno strano ibrido tra l'Oriente e l'Occidente, e il tutto viene splendidamente catturato da un design bilanciato, un comparto audio di tutto rispetto, doppiatori mai fuori personaggio e storia semplice ma ingaggiante come poche. Lo consiglio vivamente. 




venerdì 10 febbraio 2017

RECENSIONE FILM: Sing


Sappiamo tutti quanto film come Zootropolis abbiano creato il trend della città degli animali antropomorfi. Illumination ha scelto quest'anno di dire la propria al riguardo affrontando il colosso con una esigua ma convincente creazione: Sing.

La trama
La trama di Sing segue la storia di un giovane Koala chiamato Buster Moon, che a seguito di uno spettacolo in cui ha visto l'attrice Nana Noodleman esibirsi, si è innamorato dello spettacolo e si è posto un obbiettivo: diventare il titolare del teatro in cui lei si è esibita e gestirne gli spettacoli. Inutile dire che ci sia riuscito, ma è qui che sorgono i problemi: Buster non è riuscito a fare neanche uno spettacolo convincente, ed è costretto a scroccare elettricità dal ristorante di fianco. Lui e Karen, la sua assistente, si trovano ai ferri corti, e potrebbero essere forzati a chiudere baracca a causa dei debiti se non riescono a fare almeno uno spettacolo buono. Buster, quindi, chiede a Karen di stilare un volantino per il suo ultimo tentativo: una gara di canto con premio 1000 dollari. A causa di una gag, però, il premio diventa di 100.000 dollari. Tutta la città si presenta davanti al teatro, ma alla fine Buster (ancora ignaro dell'errore di battitura) riesce a recuperare 6 personaggi: Rosita, una mamma di 25 maiali con una splendida voce, Mike, un topo arrogante e avido che si crede di essere chissà chi con doti canore e musicali davvero convincenti, Meena, una tenera, timida elefantessa, Johnny, un gorilla figlio di una banda di criminali, Gunther, uno stravagante maiale, diventato fin da subito la mascotte del film, e infine Ashley, un'istrice rocker. I sei personaggi si ritroveranno insieme a Buster in una serie di situazioni sull'orlo del ridicolo, ma si ritroveranno a seguire l'obbiettivo di realizzare uno spettacolo in cui ognuno riuscirà a esprimere il proprio talento.

Comparto tecnico
Sing non è molto spettacolare dal punto di vista grafico: le animazioni sono un po' legnose e i personaggi un po' anonimi. Ciò che brilla, però, sono gli effetti visivi e le illuminazioni, che creano un ambiente vivo e pieno di colori. Le musiche sono tutte già sentite, molte che tornano dal pop anni 80, fino ad avvicinarsi ai giorni nostri e alle hit più cult del 2012 e via dicendo.

Commento finale
Non c'è molto da dire al riguardo di Sing, se non che sia piuttosto lontano da come le pubblicità lo dipingono. Non è un semplice film in cui i personaggi sono una continua citazione, ma è una produzione in cui ognuno porta il proprio sul palcoscenico e lo rende al meglio possibile con una performance fantastica ed inedita, piena di luci, colori e suoni adatti ai più grandi e piccini. E' un bel film da vedere in famiglia o in compagnia di amici. Non sarà Zootropolis, ma fa il proprio lavoro piuttosto bene.